Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni. Mostra di Orith Youdovich. A cura di Punto di Svista. Roma

Da diversi anni Orith Youdovich si confronta con il mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra visione soggettiva e paesaggio. Nell’ambito di questa ricerca, la fotografa ha individuato nella condizione di crisi esistenziale soggettiva e nel decadimento della relazione tra individuo e società i due elementi di sofferenza della realtà sociale. Il paesaggio diviene, così, non solo contenitore di questo disagio ma anche vero e proprio personaggio della rappresentazione della crisi sia individuale che collettiva. Era dunque inevitabile che, effettuando questo suo percorso autonomo, Orith Youdovich incontrasse l’opera filmica e la poetica di Michelangelo Antonioni, cineasta che con incessante determinazione affrontò le questioni relative alla psicologia umana, all’incomunicabiltà, alla devastante crisi dei rapporti interpersonali.

Come devo vivere è dunque un’esperienza visiva composta da trenta immagini fotografiche di diverso formato che rappresentano l’incontro, sia a livello tematico che espressivo, tra la visione dolorosa, quanto rigorosa, di Orith Youdovich e la lucida  analisi dell’universo umano effettuata da Michelangelo Antonioni. Il paesaggio diviene in Come devo vivere luogo “altro” della riflessione sull’esistenza, spazio psicologico, ambiente privo di vacue tendenze estetizzanti, apertura verso l’abisso straniante che caratterizza la relazione tra individuo e mondo.
Nel suo personale inoltrarsi nel dialogo visivo con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich non si ferma alla mera raffigurazione dei luoghi-simbolo del cineasta ferrarese (Il Po e la pianura padana, il deserto, la città, il mare) né a uno sterile e prevedibile omaggio; il suo lavoro procede spinto da una necessità interiore che la costringe ad abbandonarsi al flusso della sua stessa riflessione, un inabissarsi nella sostanza dell’esistenza umana che porta il fruitore ad andare oltre il visibile. Le sue immagini evocano un forte senso di straniamento che non genera indicazioni, significati. Non è riscontrabile un’impostazione narrativa para-letteraria o pseudo-cinematografica. Ogni inquadratura appare basata su una sua forza/fragilità autonoma che spinge chi guarda a confrontarsi con il proprio universo interiore senza l’ausilio di riferimenti didascalici.

Lo sguardo di Orith Youdovich non pone in essere i codici della fotografia di paesaggio, non mette in atto alcuna forzatura, non estremizza la composizione dell’inquadratura perché non la cerca. Orith Youdovich si fa macchina-recettore percorrrendo lo spazio grazie a meccanismi indagatori ribaltati. È il paesaggio che indaga il suo sguardo, che si propone manifestandosi come veicolo di un vuoto che allude all’indecifrabilità dei sentimenti e dei comportamenti umani.
Il suo gesto fotografico si configura come “atto normale”, cioè come risultato di una relazione con i luoghi totalmente estranea a un approccio di tipo documentario e/o realistico. Nel suo processo creativo le immagini corrispondono ad altrettanti punti di vista che fanno emergere l’impossibilità di raffigurare oggettivamente il mondo e il conseguente, inevitabile, contemporaneo spiazzamento dell’artista e del fruitore. Così, gli ambienti naturalistici e urbani riconducono direttamente alla sensibilità/sincerità dell’autrice, al suo lavorìo interiore, in un processo espressivo in continuo divenire e privo di elementi rassicuranti.

© Punto di Svista 11/2010


IMMAGINE

© Orith Youdovich. Untitled (polittico). Da Come devo vivere – Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni

INFORMAZIONI
Come devo vivere. Fotografie di Orith Youdovich. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni / A cura di Punto di Svista
Inaugurazione: 20 novembre 2010, ore 18.00
A seguire alle ore 19.00:  incontro con l’autrice
Intervengono: Sandro Bernardi, docente di Storia e critica del cinema all’Università di Firenze / Valentina Trisolino, storica della fotografia, curatrice / Modera: Maurizio G. De Bonis, direttore di CultFrame – Arti Visive e presidente di Punto di Svista
Presso Officine fotografiche / Via G. Libetta 1, Roma / Telefono: 06.5125019

La mostra prosegue: Dal 20 novembre al 10 dicembre 2010
Orario: lunedì – venerdì 10.00 – 13.00 e 15.00 – 20.00
Biglietto: Ingresso libero

LINK
Il sito di Orith Youdovich
Officine Fotografiche, Roma

 

4 Commenti

  1. Ho la consapevolezza di aver condiviso con Orith Youdovich un percorso, un’esperienza di scambio e di confronto su vari temi e questioni riguardanti il fotografico. Devo ringraziare lei, come altri amici compagni di viaggio, cercatori, se ho potuto riappropriarmi di uno sguardo più ampio di quello in cui, per un certo periodo, mi ero confinato. Voglio sottolineare questo aspetto come piccolo contributo a sostegno, appunto, della condivisione delle nostre individualità a fronte di un individualismo sterile. I grigi, così aperti, che Orith ha deciso di mettere in evidenza, nelle immagini in mostra ad Officine, sono la consapevole scelta di condividere il proprio sguardo con quello degli altri e non di chiuderlo in un bianco e nero, magari più accattivante, ma meno esplorabile, come ha giustamente osservato Valentina Trisolino nel suo intervento alla presentazione dell’evento.

    Pietro

  2. Ringrazio Lorenzo e Pietro per l’attenzione dimostrata su questa pagina.

    Alla luce degli utlimi eventi che hanno suscitato indignazione (vedi la “mostra” di una “neo-fotografa” alla Fondazione Forma di Milano), sento il mio percorso sempre più sincero e pulito. Certo, non ho nessun bisogno di confrontarmi con la disonestà di chi giorno dopo giorno distrugge quello che altri cercano con fatica a costruire.

    Ma sento di ringraziare i miei compagni di avventura. Se oggi mi sento ricca fotograficamente molto è dovuto alla loro generosità nel voler condividere con me i loro mondi. Non vorrei dimenticare nessuno ma sento il bisogno di ringraziare i miei amici che insieme a me ogni anno si ritirano nelle colline di Prato per vivere di immagini: Pietro D’Agostino, Alfredo Covino, Samuele Bianchi, Giovanna Gammarota, Maurizio De Bonis. Con loro il dialogo continua tutti i giorni e il mio lavoro “Come devo vivere” è anche un po’ loro.

    Orith

  3. Grazie Orith per il commovente coinvolgimento che hai voluto dimostrarci. Anche io devo ringraziare te, e tutti gli altri che hai citato s’intende, perché attraverso le tue immagini ho capito che “un’altra fotografia è possibile” e non è poco.
    Guardo le tue fotografie e so che sono lo specchio della tua (nostra) anima, sono l’espressione di quella difficoltà di vivere che ti porta a chiederti “Come devo vivere”? Siamo in mezzo al mondo e non troviamo la nostra collocazione, questo genera inquietudine ma anche una sorta di calma irreale: tutto è fermo ma al contempo vivo, e il tempo passa con molta più lentezza di quanto non si riesca a percepire.
    Frequentare il “gruppo di Prato” per me ha significato “salvarmi”. Ho ricominciato a respirare e ad avere la voglia di combattere. Non potevo chiedere di meglio.
    Sento il tuo lavoro un poco anche mio, come giustamente dici tu, e questa nuova dimensione che mette da parte l’individualismo per far spazio alla condivisione, che mi piace davvero molto!

    giovanna

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