2 commenti


Vittore Fotografo

13 maggio 2010

Quale futuro per il fotogiornalismo?
Quale futuro per i fotografi di reportage…

In questo momento di svolta si chiudono moltissime porte e se ne aprono di nuove. L’unica cosa certa è che produrre contenuti di qualità è costoso in termini di tempo e di denaro.
Vedo molti colleghi auto prodursi lavori egregi e distribuirli in proprio su canali alternativi, libri , blog, video…
Quello che è certo è che diventa faticoso il ritorno economico…
Personalmente, non sono l’unico, mi sono trovato a ritgliarmi un piccolo spazio nella fotografia di matrimonio e nei corsi di fotografia, il tempo per editare i miei lavori di ricerca si è ridotto notevolmente e mi trovo a fare piccoli post di appunti di “viaggi sociali” su Facebook… Nel frattempo guardo e cerco di di capire di vedere se si aprono nuovi spiragli.


Giorgio Cosulich

9 giugno 2010

Per rispondere a Vittore Fotografo, secondo me è arrivato il momento di trovare nuovi canali di sbocco per continuare a far vivere un certo tipo di fotogiornalismo, dunque non disdegnerei tanto la pubblicazione di libri (citata nel post), piuttosto auspicherei affinché il settore editoriale dei libri possa rafforzarsi e divenire più “popolare” rispetto alla situazione di nicchia di cui gode adesso. Le riviste e i giornali i genere ormai sono morti dal punto di vista fotografico, trovano ancora spazio una serie di immagini e di fotografi disposti a farsi strumento delle tendenze politiche dei giornali, disposti a far si che le proprie immagini brillino soltanto di luce riflessa e non di luce propria. Un libro, per quanto costoso ed impegnativo, allo stato di fatto è l’unica garanzia che il lavoro di un fotografo venga rispettato nella sua integrità e trovi lo spazio giusto per lanciare il messaggio desiderato. Lo stesso discorso varrà, in un prossimo futuro, per gli spazi in rete. L’editoria dei giornali, dei magazine, a mio parere rappresentano soltanto uno spazio desueto, consumato da lobby e da un apparato di potere che nulla ha a che fare non solo con la fotografia, ma anche con il giornalismo, ma rappresentano solo uno strumento per smerciare false ideologie da inculcare nella mente dei lettori sprovveduti che ancora oggi dicono: “la tal cosa è vera, lo dice anche il giornale”, dando per assodato tutte le bugie, esposte con approssimazione e senso di scalpore, che ogni giorno la stampa ci propina insieme a tutti gli altri prodotti impacchettati da consumo.

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