Testamento geométrico. Mostra di Andrea Papi. A cura di Punto di Svista. Roma

Venerdì, 8 ottobre 2010, nell’ambito di FotoLeggendo (Roma), si inaugurerà la personale di Andrea Papi, a cura di Punto di Svista. Pubblichiamo il testo critico che accompagna la mostra.

Fotografia come manifestazione inevitabile di un’essenza interiore, come flusso (in)cosciente di sentimenti che si annidano nell’animo. Fotografia come luogo della ricerca/perdita di sé, come spazio all’interno del quale possibile e impossibile divengono un unico indissolubile elemento. Proprio questo tipo di elaborazione della fotografia finisce per generare immagini stratificate, complesse, magmatiche, non decrittabili attraverso i codici linguistici stabiliti dalle accademie. Le opere visuali basate su tale impostazione sono caratterizzate da una sana debolezza, dall’evanescenza di una non struttura che lascia il fruitore (in grado a entrare in sintonia con lo spirito dell’autore) libero di edificare un proprio universo di sensazioni.
Si tratta di un modo di fare fotografia che eccede la fotografia stessa; è oltre gli schemi scolastici, i modelli prestabiliti, gli stereotipi della fotografia banalmente professionale, e anche di quella artistica (cioè di quella considerata  tale perché basata sulla corretta applicazione di una sterile tecnica).

Esattamente su queste coordinate concettuali è situata la cifra espressiva di Andrea Papi, il quale nell’ambito del suo lavorio visuale dimostra chiaramente di percorrere strade “altre” rispetto alla fotografia cosiddetta di rappresentazione.
Papi, infatti, si pone nella condizione di divenire recettore di segni; non agisce in maniera rapace sul mondo ma si lascia attraversare dal mondo stesso affidando all’automatismo percettivo del suo sguardo il compito di riordinare talune tracce della realtà all’interno di un disegno concettuale svincolato da limiti e regole. L’autore, inoltre, sembra aver perfettamente compreso come l’aspetto creativo della fotografia non sia rintracciabile solo nella costruzione/invenzione dell’inquadratura e come il senso della pratica fotografia non risieda nell’atto onanistico/narcisistico del clic.
Soffermarsi sulla descrizione oggettiva delle immagini di Andrea Papi sarebbe tradire la mancanza di coordinate della sua “trance visuale” poiché, semmai, sono le immagini che descrivono/creano il loro autore.

Papi, dunque, è riuscito a compiere un’operazione di ribaltamento dei luoghi comuni, di negazione positiva della fotografia, di liberazione dello sguardo non più obbligato artificialmente a cogliere ma abbandonato al suo scorrimento onirico, continuo e senza direzione. Proprio quest’ultima affermazione è quella che maggiormente mette a fuoco la poetica di Papi: una poetica che fa scaturire una fotografia senza direzione che si autodetermina nel suo imprevedibile e inutile (per dirla alla Giorgio Manganelli) apparire.

Testamento geometrico è un ulteriore punto di passaggio del suo percorso espressivo, sempre sviluppato tra due baratri del senso: quello anarchico e illogico tipico della poetica del romanziere cileno Roberto Bolaño e quello immaginifico visionario di David Lynch. Situato tra questi due abissi imperscrutabili, l’universo creativo di Andrea Papi ha trovato una propria dimensione lasciandosi trasportare dalle impalpabili risonanze dell’infrarealismo di Bolaño e disperdendosi liberamente nel caos onirico/psicanalitico di Lynch.
Corpi e oggetti, ambienti e simboli, flussi visivi e luoghi senza storia e senza tempo, tutto diviene mare significante nel quale non ha più alcuna rilevanza stabilire contenuti e significati, nonché operare catalogazioni rassicuranti. Non vi sono punti di riferimento compositivi precisi nelle opere di Papi, al punto che sarebbe possibile definirle delle non immagini, semplicemente emersioni di significanti senza territorio.

In Testamento geometrico affiora il suo autoritratto senza figura, la manifestazione di un Io che non intende rappresentarsi ma solo comunicarsi.
Papi si fa macchina generatrice di immagini e abbandona le sue visioni alla loro auto organizzazione nello sguardo e nella mente dei potenziali fruitori, le invia nel nulla, le lascia al loro destino (qualunque esso sia, dunque anche l’oblio), al loro ricollocarsi casuale in strutture e geometrie del tutto imprevedibili, così come imprevedibile e indecifrabile è la configurazione del sogno, perno centrale della sua poetica.

Testo di Maurizio G. De Bonis
© Punto di Svista 10/2010

IMMAGINE
© Andrea Papi. Da Testamento geométrico, 2009

INFORMAZIONI
Testamento geométrico / A cura di Punto di Svista / Testo critico: Maurizio G. De Bonis
Dall’8 al 23 ottobre 2010 / Inaugurazione 8 ottobre, ore 18.00 / Telefono: 06.570641-2-3
Istituto Superiore Antincendi ( I.S.A.). / Via del Commercio 13a, Roma
Orario: lunedì – sabato 16.00 – 20.00 / Ingresso libero

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