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	<title>Punto di Svista - Arti Visive in Italia &#187; Sandro Iovine</title>
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		<title>Appunti sul Fotogiornalismo: La questione italiana. La necessità della Cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 10:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro Iovine</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/06/appunti_fotogiornalismo-roma2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1209" title="appunti_fotogiornalismo-roma2" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/06/appunti_fotogiornalismo-roma2-300x199.jpg" alt="appunti_fotogiornalismo-roma2" width="300" height="199" /></a>Mi viene in mente un concetto espresso da Gianni Berengo Gardin, che una volta disse di non capire per quale motivo se abbiamo di fronte un medico ci aspettiamo che abbia fatto cinque anni di università, più una specializzazione, magari due. In totale troviamo normale trovarci di fronte a una persona che abbia studiato per otto o dieci anni consecutivi per esercitare la propria professione. Allo stesso modo al cospetto di un ingegnere o di un architetto ci aspettiamo che abbia alle spalle come minimo i suoi cinque anni di università. Ma di fronte a un fotografo chi se lo chiede quanto abbia studiato per poter fare quello che fa? La percezione del mestiere di fotografo nel nostro Paese è legata all’artigianalità fai da te. Ciò è drammatico perché è concausa nella creazione di buona parte delle situazioni di cui si discute nell’ambiente del fotogiornalismo.</p>
<p>Anni fa, facendo il militare conobbi un ragazzo, di cui non ricordo più il nome, che aveva il padre che faceva il fotografo nella cronaca a Roma. Qualche anno dopo la fine del servizio militare mi capitò di incontrarlo nuovamente per puro caso, e questo ragazzo mi invitò ad andarlo a trovare nell’agenzia del padre, avendo saputo che nel frattempo avevo iniziato a lavorare nel mondo della fotografia. Il padre era un personaggio che, a dire il vero articolava dei suoni a malapena intellegibili come una lingua prossima al romanesco. Bene quest’uomo quando lo incontrai si vantò come prima cosa del fatto che «Aho, &#8216;ecche, &#8216;e foto mica &#8216;e firmavo, io! &#8216;Ecche so scemo?! Si nne &#8216;e firmavo e potevo venne sia ar Tempo che ar Messaggero!» che per i non romani significa: «Io non firmavo le foto, non sarebbe stato conveniente per me, dal momento che in questo modo mi era possibile venderle contemporaneamente sia a Il Tempo sia a Il Messaggero (testate notoriamente in concorrenza sulla piazza romana)». Ora, quando la profondità culturale del fotografo è stata di questo tipo (oggi mi auguro che nessuno si sogni di fare una cosa del genere) è inevitabile che si sia prodotta una percezione del professionista fotografo tutt’altro che lusinghiera. Del resto sfido chiunque di fronte a una speculazione tanto profonda a stimare professionalmente chi la esprime. Come si può rispettare chi per primo non mostra rispetto per il proprio lavoro? Ovvio che chi ha intrapreso il lavoro dopo certi personaggi, mi riferisco ai fotografi della mia generazione più o meno, ha dovuto affrontare come un problema ciò che in realtà sarebbe un diritto, ovvero la firma del proprio lavoro con tutto quello che ciò significa. È facile capire come, in un mondo abituatosi a rapportarsi ai fotografi quasi come a una razza inferiore, sia difficile riscontrare una disponibilità accettarne il ruolo professionale in base a schemi paritetici.</p>
<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/06/appunti_fotogiornalismo-roma1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1210" title="appunti_fotogiornalismo-roma1" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/06/appunti_fotogiornalismo-roma1-300x196.jpg" alt="appunti_fotogiornalismo-roma1" width="300" height="196" /></a>Nella mia esperienza di insegnamento nelle scuole di fotografia, strutture che raramente si preffigono altro reale obiettivo se non quello del guadagno nella più pura delle prospettive aziendali, mi sono confrontato per molti anni con persone che si rivolgono a istituzioni private a pagamento pensando di ottenere soluzioni taumaturgiche per accedere alla professione, aspettandosi di ricevere per osmosi o semplice frequentazione le conoscenze necessarie. La cosa più difficile da far capire a questo tipo di persone è che per acquisire una professionalità è necessario mettersi in gioco personalmente. In modo profondo per imparare attraverso lo studio teorico e pratico le conoscenze necessarie ad affrontare la professione. Nell’ultimo corso iniziato poche settimane fa, ad esempio, mi è stato fatto notare dagli studenti che non è necessario conoscere gli autori e la storia della fotografia…</p>
<p>Purtroppo non si può pensare di affrontare una professione se non si ha come minimo quella curiosità che ci spinge a indagare alla ricerca di quelle conoscenze che una volta metabolizzate ci permettono di passare da una condizione di potenza a una di atto. La soluzione per fortuna non è uguale per tutti, ognuno ha una sua sua soluzione, un suo modo di risolvere le cose, una  personalità che lo porta a elaborare uno stile. Ma lo stile non è un qualcosa che si compra al mercato. Lo stile è qualcosa che si costruisce passando per una fortissima fase mimetica e attraverso il superamento e la metabolizzazione della stessa. Bisogna avere quel minimo di umiltà che permette di guardare cosa fanno gli altri per prenderne le parti che riteniamo positive e farle diventare nostre. Certo se passiamo tutta la vita solo a copiare gli altri allora c’è davvero qualcosa che non va, ma stiamo parlando di problemi che non si risolvono durante un convegno professionale, quanto piuttosto dallo psichiatra o dal neurologo.</p>
<p>Dobbiamo metterci in testa che la creazione di uno stile è il frutto dello studio di anni fatto guardando i lavori degli altri, leggendo libri, guadando film, ascoltando musica, leggendo letteratura,  guardandoci intorno. Non è qualcosa che riguarda solo la fotografia. Spesso sento parlare della necessità di una Cultura della fotografia… ma cosa è la cultura della fotografia? Già se parlassimo di cultura dell’immagine il discorso sarebbe un po’ più accettabile. Se ci limitassimo a parlare di Cultura? La Cultura non è un sistema a scatole chiuse. Fare una fotografia, arrivare a raccontare una storia che sia fotogiornalistica o uno still-life del prosciutto di Parma implica una serie di consoscenze che vanno ben oltre il discorso fotografico. E sono queste a fare la differenza.</p>
<p>Punto di Svista 06/2010<br />
<em>Trascrizione parziale dell’intervento di Sandro Iovine, Direttore de Il Fotografo, effettuato nel corso del convegno Appunti sul fotogiornalismo: la questione italiana, tenutosi a Roma il 24 aprile 2010 e  curato dalle testate giornalistiche Il Fotografo e CultFrame – Arti visive e dalle associazioni Punto di Svista e Officine Fotografiche (pubblicato su <a href="http://sandroiovine.blogspot.com/2010/05/la-necessita-della-cultura.html" target="_blank">Fotografia:Parliamone</a>)<strong><br />
</strong></em><br />
<span class="blubold">IMMAGINI</span><br />
1 Un momento dell’intervento di Sandro Iovine (<strong><em>Fotografia di Stefania Biamonti</em></strong>)<br />
2 Il tavolo dei relatori al convegno &#8220;Appunti sul Fotogiornalismo: la questione italiana&#8221;. Da sinistra Emanuele Cremaschi, fotografo dell’Agenzia Prospekt, Leo Brogioni, fotografo e docente membro di <em>Fotografia &amp; Informazione</em>, Alessandro Grassani, fotografo dell’Agenzia LuzPhoto, Sandro Iovine, direttore de <em>IL FOTOGRAFO</em>, Maurizio G. De Bonis, direttore della rivista online CultFrame &#8211; Arti visive, Giorgio Cosulich, fotografo e docente (<strong><em>Fotografia di Stefania Biamonti</em></strong>)</p>


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		<title>La sfida di Appunti sul Fotogiornalismo: la questione italiana. INCONTRO NAZIONALE a cura di Punto di Svista, Officine Fotografiche e Il Fotografo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 14:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio G. De Bonis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1101" title="fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide-300x189.jpg" alt="fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide" width="300" height="189" /></a>Il 24 aprile 2010 lanceremo una sfida. Una sfida costruttiva, aperta e doverosa per riattivare il meccanismo della comunicazione e del confronto. Una sfida rivolta a tutte le componenti del fotogiornalismo italiano, nella speranza che questo incontro nazionale diventi una vera assemblea pubblica, nella quale ogni istanza abbia la sua voce e il suo spazio. Tutti gli addetti ai lavori, gli operatori culturali, i fotografi, i giornalisti e i fotogiornalisti, gli editori e i photoeditor, sono dunque invitati a partecipare, a portare il loro contributo affinché quello del fotogiornalismo non sia solo considerato un settore professionale asettico ma anche una pratica culturale senza confini e fondamentale in un paese democratico.<br />
Sono almeno due anni che io (in qualità anche di direttore di Cultframe – Arti Visive) e il direttore de Il Fotografo <strong>Sandro Iovine</strong>, insieme, pensiamo di dare concretezza a questo evento. E grazie all’appoggio fondamentale di <strong>Emilio d’Itri</strong>, direttore artistico di Officine Fotografiche (ma ringrazio anche <strong>il suo staff</strong>), e dei miei due preziosi compagni di avventura in Punto di Svista, i fotografi <strong>Orith Youdovich</strong> (direttore responsabile della testata giornalistica  Punto di Svista – Arti Visive in Italia) e <strong>Alfredo Covino</strong> (Vice presidente), ora siamo arrivati all’appuntamento di cui tante volte abbiamo parlato.</p>
<p>Personalmente, posso dire che quello di Appunti sul Fotogiornalismo: la questione italiana è il punto di arrivo di un lavoro ostico, e per certi versi “scandaloso”, che ho sempre svolto nella consapevolezza che fosse necessario provare a cancellare un deficit che il fotogiornalismo italiano non è ancora riuscito a colmare. Questa mia affermazione non suoni come un’accusa gratuita e unidirezionale (io stesso, per certi versi, faccio parte di questo mondo) ma solo come una constatazione realistica che può riguardare l’intero sistema della fotografia del nostro paese.<br />
Entrerò nella sostanza di queste mie affermazioni nell’ambito dei lavori che si svolgeranno il 24 aprile. Per ora mi limito a evidenziare come per la salute di ogni ambiente sia necessaria, ogni tanto, una messa a fuoco, una pausa di riflessione che consenta di comprendere in quali acque si stia navigando e come si possa arrivare in un porto sicuro, per poi ripartire.<br />
Per quel che mi riguarda, l’unico porto che, per ora, sarebbe opportuno raggiungere è quello del dialogo, della dialettica democratica, dello scambio culturale privo di luoghi comuni, pregiudizi, paure e, soprattutto, estraneo alla sterile assuefazione “provocata” dallo stato delle cose e, più in generale, alla rassegnazione.<br />
Discutere insieme è sempre un privilegio e una scelta. È anche la prova di un reale bisogno di comunicazione che spesso viene avvertito come un fastidio da chi vuole che le cose non cambino mai.</p>
<p>I problemi del fotogiornalismo italiano sono innumerevoli ed è proprio di tali questioni che vorrei si parlasse (in primo luogo tra gli stessi fotogiornalisti), il 24 aprile 2010 all’ISA di Roma. Il tutto in modo civile, ovviamente, ma anche sinceramente e liberamente.<br />
Ad aiutarci a riflettere e a trovare possibili strade da percorrere saranno proprio quattro fotogiornalsti, i quali racconteranno le loro esperienze ed esporranno al pubblico le loro idee: <strong>Leo Brogioni, Giorgio Cosulich, Emanuele Cremaschi</strong> e <strong>Alessandro Grassani</strong>.<br />
Non resta che darvi appuntamento all’assemblea/incontro nazionale di sabato prossimo.</p>
<p>©Punto di Svista 04/2010</p>
<p class="blubold">
<p><span class="blubold">INFORMAZIONI</span><br />
Giorno: 24 aprile 2010, ore 10.00 – 19.00<br />
ISA – Istituto Superiore Anticendi<br />
Via del Commercio 13, ROMA (Zona Ostiense, Metro Piramide, Linea B)<br />
INGRESSO LIBERO</p>
<p><span class="blubold">PROGRAMMA</span><br />
10.00 – 13.00 interventi dei relatori<br />
13.00 – 15.00 pausa<br />
15.00 – 19.00 dialogo tra i relatori e il pubblico presente e assemblea</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="blubold">CONTATTI</span><br />
Punto di Svista: puntodisvista@gmail.com<br />
Officine Fotografiche: info@officinefotografiche.org<br />
Il Fotografo: ilfotografo@sprea.it<br />
CultFrame &#8211; Arti Visive: redazione@cultframe.com</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="blubold">RIFERIMENTI ONLINE</span><a href="http://www.officinefotografiche.org" target="_blank"><br />
Officine Fotografiche &#8211; Associazione culturale</a><br />
<a href="http://www.puntodisvista.net">Punto di Svista – Arti visive in  Italia</a><br />
<a href="http://www.sprea.it/scheda.php?id_riv=24" target="_blank">Il  Fotografo</a><br />
<a href="http://www.cultframe.com" target="_blank">CultFrame – Arti visive</a><br />
<a href="http://sandroiovine.blogspot.com/" target="_blank">Fotografia:  parliamone!</a></p>
<p style="text-align: justify;">


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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:38:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[APPUNTI SUL FOTOGIORNALISMO: LA QUESTIONE ITALIANA A CURA di Officine Fotografiche, Punto di Svista, Il Fotografo, CultFrame – Arti visive Fotografi, fotogiornalisti, critici, giornalisti, operatori culturali, associazioni fotografiche e addetti ai lavori sono invitati a partecipare all&#8217;incontro nazionale Si svolgerà il 24 aprile 2010 “Appunti sul fotogiornalismo: la questione italiana”, una giornata dedicata alle problematiche [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/officine_fotografiche-logo1.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-1096" title="officine_fotografiche-logo" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/officine_fotografiche-logo1.gif" alt="officine_fotografiche-logo" width="72" height="35" /></a> <a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/logo-pds1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1097" title="logo-pds" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/logo-pds1.jpg" alt="logo-pds" width="148" height="27" /></a> <a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/il_fotografo.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-1098" title="il_fotografo" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/il_fotografo-300x39.gif" alt="il_fotografo" width="178" height="23" /></a> <a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/new_cultframe-logo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1099" title="new_cultframe-logo" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/new_cultframe-logo-300x51.jpg" alt="new_cultframe-logo" width="136" height="23" /></a></p>
<p class="blubold" style="text-align: justify;">APPUNTI SUL FOTOGIORNALISMO: LA QUESTIONE ITALIANA</p>
<p style="text-align: justify;">A CURA di Officine Fotografiche, Punto di Svista, Il Fotografo, CultFrame – Arti visive</p>
<p>Fotografi, fotogiornalisti, critici, giornalisti, operatori culturali, associazioni fotografiche e addetti ai lavori sono invitati a partecipare all&#8217;incontro nazionale</p>
<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1101" title="fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide-300x189.jpg" alt="fotogiornalismo-michael_powell-occhio_che_uccide" width="300" height="189" /></a>Si svolgerà il 24 aprile 2010 “Appunti sul fotogiornalismo: la questione italiana”, una giornata dedicata alle problematiche relative al fotogiornalismo in Italia. A organizzare l’evento sono le associazioni culturali Officine Fotografiche e Punto di Svista e le testate giornalistiche Il Fotografo e CultFrame-Arti visive. Le quattro realtà culturali che operano sul territorio italiano nel mondo dell’organizzazione di mostre e seminari e in quello del giornalismo fotografico e della critica intendono proporre al mondo della fotografia italiana, ai fotografi professionisti, agli appassionati una riflessione pubblica sulla situazione odierna del fotogiornalismo in Italia.</p>
<p>L’esigenza di questo incontro, aperta alla partecipazione e agli interventi dei fotografi provenienti da tutte le parti d’Italia, nasce dalla presa di coscienza di una deriva visuale legata all’informazione e ai mass-media del nostro paese sempre più dannosa sia per la fotografia in generale che per il rapporto tra giornalismo e documentazione visiva di fatti ed eventi. L’impressione, infatti,  è che si sia sempre più spostato il baricentro del fotogiornalismo dallo spirito di servizio legato alla notizia alla spettacolarizzazione del dolore e della sofferenza dei diseredati e degli emarginati della terra.</p>
<p>A discutere, con il pubblico presente, su fotogiornalismo, etica e valori comunicativi, guidati dal direttore di CultFrame &#8211; Arti visive, Maurizio G. De Bonis, e dal direttore de Il Fotografo, Sandro Iovine,  saranno addetti ai lavori: fotografi, giornalisti, critici, organizzatori e operatori del settore, tra questi Giorgio Cosulich, fotografo e docente, Leo Brogioni, fotografo e docente di fotogiornalismo, Emanuele Cremaschi, fotogiornalista, Alessandro Grassani, fotogiornalista.</p>
<p>L’Inizio dei lavori è fissato per le ore 10.00 con lo spazio dedicato ai relatori invitati, i quali interverranno con approfondimenti relativi ai propri ambiti professionali, usufruendo anche di supporti audiovisivi. In particolar modo, i fotografi presenti affronteranno i punti centrali della pratica fotogiornalistica e delle relative conseguenze di carattere professionale. Il tutto in relazione alla situazione del mercato dell’informazione italiana e attraverso esempi concreti della loro esperienza sul campo. Il dibattito proseguirà il pomeriggio attraverso un dialogo tra i relatori e con l’assemblea durante la quale tutti i presenti potranno avanzare suggerimenti, idee e proposte sulla base delle questioni sollevate dai relatori e anche in funzione del successivo appuntamento previsto per il 2011.</p>
<p><span class="blubold"><br />
INFORMAZIONI</span><br />
Giorno: 24 aprile 2010, ore 10.00 – 19.00<br />
ISA – Istituto Superiore Anticendi<br />
Via del Commercio 13, ROMA (Zona Ostiense, Metro Piramide, Linea B)<br />
INGRESSO LIBERO</p>
<p><span class="blubold">PROGRAMMA</span><br />
10.00 – 13.00 interventi dei relatori<br />
13.00 – 15.00 pausa<br />
15.00 – 19.00 dialogo tra i relatori e il pubblico presente e assemblea</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="blubold">CONTATTI</span><br />
Punto di Svista: puntodisvista@gmail.com<br />
Officine Fotografiche: info@officinefotografiche.org<br />
Il Fotografo: ilfotografo@sprea.it<br />
CultFrame &#8211; Arti Visive: redazione@cultframe.com</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="blubold">RIFERIMENTI ONLINE</span><a href="http://www.officinefotografiche.org" target="_blank"><br />
Officine Fotografiche &#8211; Associazione culturale</a><br />
<a href="http://www.puntodisvista.net">Punto di Svista – Arti visive in Italia</a><br />
<a href="http://www.sprea.it/scheda.php?id_riv=24" target="_blank">Il Fotografo</a><br />
<a href="http://www.cultframe.com" target="_blank">CultFrame – Arti visive</a><br />
<a href="http://sandroiovine.blogspot.com/" target="_blank">Fotografia: parliamone!</a></p>
<p><span class="blubold"><br />
I RELATORI</span></p>
<p><span class="blu">LEONARDO BROGIONI</span><br />
Diplomato alla scuola di fotografia “Riccardo Bauer”(ex “Umanitaria”), svolge dal 1991 l’attività di fotogiornalista collaborando prima con agenzie fotografiche poi con riviste e case editrici. Nel 1992 è tra i venti fotografi europei selezionati per partecipare al “Kodak European Panorama of Young Professional Photography”. Nel 1998 ha vinto il “Premio AFIP per la fotografia italiana di ricerca” nella sezione reportage. Dal 1999 al 2002 ha scritto di fotogiornalismo sulla rivista Progresso Fotografico. Nel 2003 è uno dei fotografi selezionati per la mostra del premio “Riccardo Pezza”. E’ stato docente di fotogiornalismo presso John Kaverdash School, Istituto Europeo di Design, CFP Riccardo Bauer, Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica. E’ membro del consiglio direttivo dell’associazione Fotografia &amp; Informazione. E’ uno dei fondatori di Polifemo. Le sue foto sono pubblicate dalle maggiori riviste italiane ed esposte in varie mostre personali e collettive. Nel 2009 ha vinto il Premio Giornalistico Claudio Accardi e il Premio L&#8217;Anello Debole con il documentario &#8220;L&#8217;Italia chiamò&#8221; realizzato con Matteo Scanni e Angelo Miotto. www.leobrogioni.net</p>
<p><span class="blu">GIORGIO COSULICH</span><br />
Giorgio Cosulich, nasce a Roma nel 1970. Dopo aver frequentato il corso di Fotografia dello IED, inizia la sua carriera di fotografo nel 1995 a New York, dove lavora per il PIER59 Studios, occupandosi di moda e glamour. Dopo due anni lascia lo studio per dedicarsi al fotogiornalismo e al reportage sociale. Nel corso degli anni il suo lavoro lo ha portato in giro per il mondo,  diversificando i propri interessi sui vari temi, come i conflitti balcanici di Bosnia e Kosovo, i rifugiati afgani in Pakistan, l’infanzia indigente dell’Africa, le comunità Rom nell’est europeo, le favelas brasiliane, le realtà degli immigrati in Italia. Le sue immagini sono state pubblicate da prestigiose testate nazionali ed internazionali, tra le quali: l’Espresso, l’Europeo, GQ, Zoom, Max, Colors, Geo, Internazionale, Bergens Tidende, Stern, New York Times, People, Newsweek, Time.Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero. Nel 2005 ha realizzato con il fotografo Francesco Zizola la mostra Deconstruction, presentata all’interno di “Fotografia – Festival Internazionale di Roma” nel 2005. Ha partecipato a numerosi festival quali il Festival Internazionale di Fotografia di Roma (2003, 2005, 2008), il Festival Internazionale di Foiano (2004), il RomaDocFest (2006, Menzione speciale), il SalinaDocFest (2007), il PordenoneFilmFest (2007). collabora come fotografo indipendente con l’agenzia Getty Images (Usa) e con la Lonely Planet (Australia), ed è docente di reportage presso l’Accademia Cromatica di Roma. Attualmente sta portando avanti un progetto dal titolo Africa Express, un lungo viaggio a bordo dei treni africani, che sarà pubblicato in un libro edito dalla Postcart il prossimo Dicembre 2010.</p>
<p><span class="blu">EMANUELE CREMASCHI</span><br />
È nato a Sanremo nel 1980. Completa gli studi scientifici tra l&#8217;italia e l&#8217;Australia, per trasferirsi a Milano dove studia Giurisprudenza. Si avvicina alla Fotografia solo nel 2006 grazie a un corso del CFP Bauer. Dal gennaio 2008 è membro di prospekt. Nello stesso anno è uno dei 15 fotografi selezionati per la rassegna Menotrentuno II &#8211; Giovane Fotografia Europea in Sardegna. Nel 2009 riceve il Premio giornalistico Enzo Baldoni per il lavoro collettivo 03:32 A.M. &#8211; 6.3 Richter sul terremoto in Abruzzo. Emanuele si interessa di storie legate all&#8217;attualità italiana e collabora regolarmente con il settimanale L&#8217;espresso.</p>
<p><span class="blu">MAURIZIO G. DE BONIS</span><br />
Critico fotografico, cinematografico e delle arti visive. Svolge da quasi venticinque anni l’attività di giornalista culturale, saggista, critico e docente di linguaggi audiovisivi. Attualmente è Segretario del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani &#8211; SNCCI, direttore responsabile della testata giornalistica Cultframe – Arti Visive (www.cultframe.com), direttore di CineCriticaWeb (www.cinecriticaweb.it), membro del Comitato di Redazione di Punto di Svista – Arti Visive in Italia (www.puntodisvista.net). È stato curatore di mostre per il Festival Fotografia di Roma (Il corpo è il pensiero – Simcha Shirman, 2007 &#8211; Cara Moldova – Alfredo Covino, 2008 &#8211; Cronache del quotidiano – David Perlov, 2008). Nel 2009 ha co-fondato Punto di Svista, associazione culturale impegnata nell’ambito della ricerca fotografica e cinematografica. Ha pubblicato libri di argomento fotografico e cinematografico. È stato ideatore e co-organizzatore del Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato, giunto alla terza edizione, e della manifestazione intitolata Immagini Contemporanee &#8211; Dialoghi sulla Fotografia. È docente di Metodologia della Critica presso il Master in Critica Giornalistica dell’Accademia d’Arte Drammatica di Roma e di Linguaggio Cinematografico nel corso di Visual Art dell’ISFCI di Roma. Recentemente ha condotto seminari sulle connessioni linguistiche tra fotografia e cinema presso Officine Fotografiche (Roma) e Mandeep (Roma). Da alcuni anni, attraverso articoli e saggi pubblicati su Cultframe – Arti Visive e Punto di Svista – Arti Visive in Italia, analizza le questioni centrali del fotogiornalismo, con particolare riferimento alla situazione italiana.</p>
<p><span class="blu">ALESSANDRO GRASSANI</span><br />
È nato a Pavia nel 1977, studia fotografia all’Istituto Riccardo Bauer di Milano. Lavora in Albania, Kosovo e Sudamerica; nel 2004, con il funerale di Yasser Arafat, inizia i suoi reportage dal Medio Oriente. È nella Striscia di Gaza prima e durante lo sgombero dei Coloni, e vi torna dopo la vittoria alle elezioni di Hamas e durante l’ operazione militare denominata dagli israeliani “Summer Rain”. Lavora anche in Iran, dove si reca per la prima volta alla fine del 2003, per documentare gli effetti del terremoto di Bam. Vi torna più volte dopo la vittoria alle elezioni del presidente conservatore Ahmadinejad nel 2005 e inizia un progetto che vuole analizzare la poliedrica e complessa società iraniana.<br />
Espone al Festival Internazionale di RomaFotografia (circa35), nelle gallerie FNAC, al palazzo Ducale di Genova e a Savignano sul Rubicone FestivalFoto. Nel 2007 vince la menzione speciale al premio FNAC.<br />
I suoi lavori sono pubblicati tra gli altri da Time Magazine, Sunday Time, Der Spiegel, Vanity Fair, Days Japan, Epsilon, Mare, Internazionale, Io Donna, Sette. E’ stato rappresentato dall’ agenzia GraziaNeri fino al 2009 ed è ora membro della nuova agenzia LuzPhotoAgency. E’ rappresentato all’ estero da Aurora, Bilderberg, Invision Images.</p>
<p><span class="blu">SANDRO IOVINE</span><br />
Giornalista e critico fotografico, dirige la rivista Il Fotografo e insegna Fotogiornalismo e Comunicazione visiva. Collabora con Rai-Radio 1 e Il Manifesto. È stato condirettore di F&amp;C edita dal MIFAV-Università di Tor Vergata. Ha creato e diretto a Roma lo spazio espositivo Centro Fotogiornalismo,organizzando mostra in Italia e all’estero con, tra gli altri,Francesco Zizola, Riccardo Venturi, Paolo Pellegrin, Medici Senza Frontiere. Ha curato numerosi libri di fotografia tra cui Ammentos (foto di Dario Coletti, 1997), 180 Basaglia (foto di Dario Coletti, 1998), Bambini (foto di Paolo Pellegrin, 1998),25 anni all&#8217;inferno, la storia dei Medici Senza Frontiere (foto di Autori Vari, 1999), Sette Minuti (foto di Riccardo Venturi,2001), A. D. 1176 (foto di Umberto Armiraglio e Cristiano Fabris, 2005), Il permesso di crescere (foto di Claudio Argentiero e Bruno Taddei, 2005), Some Jazz in B. A. (foto di Umberto Armiraglio, Claudio Argentiero e Cristiano Fabris,2006), Calabria in festa (foto di Marco Marcotulli, 2006), San Rossore (foto di Nicola Ughi, 2007), Il velo della Sposa (foto di Mario Vidor, 2008). È autore del blog Fotografia:parliamone (www.sandroiovine.blogspot.com).</p>


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		<title>Fotogiornalismo italiano, ovvero etica ed estetica queste sconosciute</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 11:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio G. De Bonis</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[fotogiornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni sulla fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Iovine]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2009/10/photojournalism_has_died.jpg"></a><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2009/10/photojournalism_has_died.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-583" title="photojournalism_has_died" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2009/10/photojournalism_has_died-300x246.jpg" alt="photojournalism_has_died" width="300" height="246" /></a>Pier Paolo Pasolini aveva certamente il coraggio delle proprie idee. Tra queste voglio ricordare alcune di quelle considerate più estreme e provocatorie: abolire le scuole di ogni ordine e grado, chiudere tutte le televisioni. Era un modo iperbolico per indicare con chiarezza che di fronte alla malattia di un’intera società non si poteva che azzerare tutto e ricominciare da zero.<br />
Ebbene, facendo un triplo salto mortale (con tutto l’azzardo di un atteggiamento del genere e avendo ben presente la differente situazione) si potrebbe trasportare la rivoluzionaria idea di Pasolini nell’ambito della fotografia contemporanea.<br />
Mi sono più volte addentrato nelle storture di una realtà fotografica italiana (ma forse non solo) fortemente malata a livello culturale e intellettuale, ma determinati eventi dei nostri giorni mi impongono un ulteriore impegno di approfondimento.</p>
<p>Ho letto con attenzione l’acuto intervento di Sandro Iovine apparso sul blog <em>Fotografia: parliamone!.</em> Il collega (e ormai usuale interlocutore) affronta la questione della “chiusura” dell’agenzia Grazia Neri, ma parte da questo accadimento per addentrarsi nell’annosa questione relativa al fotogiornalismo di casa nostra attraverso un’analisi densa di spunti e di annotazioni che considero molto interessanti.<br />
Dal mio punto di vista (cioè dal punto di vista di chi fa critica dell’arte fotografica ma anche del sistema fotografia) non posso che dire che della chiusura (ennesima) di un’agenzia fotografica me ne farò una ragione, tenendo conto che si dovrebbero doverosamente prendere in esame, dove si dovessero presentare e con tutto il rispetto che merita questo aspetto, anche le conseguenze occupazionali che tali faccende comportano (ma questa è un’altra storia, appunto).<br />
Le agenzie chiudono, dunque. Questo è sotto lo sguardo di tutti. Ma ci si è mai chiesto il vero perché? Ci si è mai posto il problema di analizzare a fondo “il sistema fotografia” in Italia?<br />
A mio avviso è proprio questo il punto. La chiusura di un’agenzia è solo un piccolo sintomo di una deriva che ormai appare irrefrenabile, di una “malattia intellettuale e culturale” che ha dissestato l’intero movimento fotografico nazionale. Tale movimento è stato certo preso di mira da moltissimi “virus”, eppure il più letale non è da ricercare solo nell’ambito del cinismo del mercato della fotografia (per altro al limite della mostruosità culturale), è invece principalmente annidato nelle responsabilità soggettive di tutti coloro, fotografi compresi (ma direi degli addetti ai lavori in generale), che prima hanno alimentato il mercato/sistema accettando di questo mercato/sistema ogni assurda pretesa e poi ha preso a piangere sul latte versato, facendo peraltro esercizio di ipocrisia.</p>
<p>Se le malattie della fotografia italiana sono innumerevoli, in questo articolo proverò a evidenziare quella che secondo me più di ogni altra ha eroso le fondamenta di un “palazzo” che avrebbe potuto reggere senza crollare su se stesso (come sta accadendo). Sandro Iovine parla nel suo testo della “malattia che affligge il fotogiornalismo” e dei  molti sintomi di questa malattia. Di segnali di degrado, come già affermato, se ne possono evidenziare numerosi; ne esiste uno che può essere considerato il primo e più ingombrante di tutti: l’assenza totale nel fotogiornalismo degli ultimi anni di quelli che io ritengo due fattori fondamentali, ovvero l’etica e l’estetica.<br />
Per comprendere, senza essere equivocato, cosa intendo per etica ed estetica è necessario evidenziare la derivazione etimologica di queste parole. Etica: scienza della morale che insegna a governare i nostri costumi. Estetica: capace di sentire per mezzo dei sensi, sensazione, sentimento; oppure dottrina della conoscenza sensibile.   <br />
Ebbene, se prendiamo in esame il fotogiornalismo italiano ci si può accorgere come etica ed estetica siano elementi molto spesso assenti.<br />
Il fotogiornalismo dovrebbe essere “sinonimo” di documentazione/informazione. Dal mio punto di vista sostengo che sia impossibile fare documentazione/informazione (e ciò vale anche per il giornalismo in sé) senza etica ed estetica.</p>
<p>Non è la prima volta che sollevo il problema dello scollamento tra pratica foto-giornalistica e senso etico di questa attività, senso etico che è stato soppiantato da un nefasto senso di affermazione individuale dei fotogiornalisti che non si avvicinano più agli eventi del mondo per un alto principio culturale legato alla “missione dell’informazione” quanto piuttosto per scopi commerciali (quando va bene) o addirittura per parossistiche forme di esibizionismo professionale che non hanno alcun legame con la sostanza degli argomenti della realtà rappresentata. E se pensiamo che tali argomenti sono quasi sempre legati alla sofferenza dell’uomo, alla violenza, alla guerra, alla sopraffazione, l’atteggiamento che sta alla base del fotogiornalismo moderno risulta ancora più inquietante.<br />
Ed ancora: l’estetica. Tolta di mezzo la “questione altra” relativa al concetto di “bello”, non strettamente legata all’etimologia della parola, dobbiamo domandarci se nel foto-giornalismo contemporaneo sia presente il “sentire per mezzo dei sensi”, o “la conoscenza sensibile”. A me sembra di no, poiché “la conoscenza sensibile” presuppone una posizione del fotografo nel mondo che non credo sia oggi riscontrabile. I fotogiornalisti non sembrano porsi il problema gigantesco della conoscenza, del (loro) sentimento rispetto a ciò che fotografano, sembrano piuttosto impegnati a costruire il loro personaggio, in una specie di processo basato solo sull’affermazione professionale/individuale, sul guadagno, e sull’amplificazione della loro immagine.</p>
<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2009/10/pier_paolo_pasolini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-585" title="pier_paolo_pasolini" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2009/10/pier_paolo_pasolini.jpg" alt="pier_paolo_pasolini" width="157" height="200" /></a>Non c’è da stupirsi che le cose vadano così, poiché se si cerca di avere uno sguardo di insieme questa impostazione è quella che sta alla base della società attuale, che è presente in ogni attività umana e che risulta, in maniera incontrovertibile, dominante. Nel mondo di oggi non c’è più posto per l’etica e per l’estetica. E tale impostazione, di conseguenza, è quella che più di ogni altra attira le nuove generazioni di fotogiornalisti.<br />
Ora, senza giungere a certe (pur illuminanti) sanamente sovversive concezioni pasoliniane (anche perché non pretendo certo di avere la medesima statura di intellettuale del grande poeta/cineasta) e senza chiedere l’abolizione del fotogiornalismo (o addirittura della fotografia) più modestamente e sommessamente lancio un’ennesima proposta (<a href="http://www.puntodisvista.net/2009/09/le-fotografie-meno-importanti-delle-idee-riflessione-testo-albert-watson/" target="_blank">dopo quella relativa alle idee</a>): proviamo a ripartire anche dall’etica e dall’estetica.        </p>
<p>©Punto di Svista 10/2009</p>
<p> </p>
<p><strong><span style="color: #006dad;">IMMAGINI</span><br />
</strong>1 Una Home Page di Visa Pour l’Image, Perpignan<br />
2 Pier Paolo Pasolini</p>
<p><strong><span style="color: #006dad;">LINK</span></strong><br />
<a href="http://sandroiovine.blogspot.com/" target="_blank">Il blog di Sandro Iovine Fotografia: parliamone!</a></p>


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