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	<title>Punto di Svista - Arti Visive in Italia &#187; libri fotografia</title>
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		<title>Storia culturale della fotografia italiana. Dal Neorealismo al Postmoderno. Un libro di Antonella Russo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Trisolino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2012/02/antonella_russo-storia_culturale_fotografia_italiana.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3320" title="antonella_russo-storia_culturale_fotografia_italiana" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2012/02/antonella_russo-storia_culturale_fotografia_italiana-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>Tra le uscite editoriali affacciatesi negli ultimi mesi che riguardano specificatamente il settore della fotografia, e della storia della fotografia in particolare, spicca il volume della storica della fotografia Antonella Russo. Già il titolo &#8211; <em>Storia culturale della fotografia italiana</em> &#8211; spiega una caratteristica molto importante per approcciarsi con il giusto criterio al libro qui in esame. La parola ‘culturale’, difatti, ci aiuta a capire che questo non vuol essere un semplice testo di storia della fotografia. L’autrice ha con decisione portato avanti uno studio molto più complesso. Sfogliando l’indice e leggendo con attenzione l’introduzione, si comprende che il lavoro storico-critico eseguito è notevole per mole di informazioni e di dettagli nonché di immagini, di cui molte inedite, che arricchiscono e completano il testo.</p>
<p>L’argomento trattato, la storia della fotografia dal dopoguerra alla fine del Novecento, è scottante. Dal Neorealismo al fenomeno del paparazzismo, dal fotogiornalismo alla storia dell’associazionismo fotografico nel nostro paese, la storica con puntualità e precisione cerca di fare non un semplice punto della situazione a livello storico e antologico ma un’analisi dettata da criteri critici. Al semplice susseguirsi di date e nomi, alla solita agiografia sui grandi fotografi che caratterizza una notevole mole di letteratura del settore, si oppone uno studio che cerca di descrivere e analizzare i motivi, di andare a fondo alle questioni che hanno segnato la storia della nostra fotografia e, cosa importantissima, accordandoli al contesto culturale italiano nel quale si svolgono e individuandone i legami con il contesto internazionale.<br />
Senza peli sulla lingua ma, si badi bene, con grande onestà intellettuale, senza giudizi avventati o gratuiti, Antonella Russo coglie nel segno, scocca con precisione le sue frecce critiche senza risparmiare nessuno, sfatando miti e opinioni ancora diffuse sulla fotografia nel nostro paese. Ad esempio, nel capitolo sul Neorealismo fotografico l’autrice circoscrive quest’ultimo agli anni immediatamente a ridosso del dopoguerra, dal 1940 al 1949, spiegando che, gli anni successivi, la carica innovatrice del Neorealismo fotografico si svuotò a favore di un ripetersi sterile di stilemi, in un miserabilismo populista presente in maniera massiccia nel settore della carta stampata dell’epoca. Inoltre, con il normalizzarsi della situazione sociale, politica ed economica dell’Italia, il Neorealismo fotografico si ideologizzò sempre più, legandosi ad un convenzionalismo di sinistra. Opinioni avallate da fonti dirette e citazioni di altri studiosi e fotografi che la storica ha saputo raccogliere e ordinare. Così anche nel capitolo sull’associazionismo fotografico, altro tema bollente per lo sviluppo della cultura fotografica italiana. Anche qui la Russo ha avviato un’indagine scientifica, studiando le fonti e la storia, ponendosi domande, cercando di sbrogliare la matassa ingarbugliata di questo pezzo di storia importante per capirne lo sviluppo, ma anche il mancato sviluppo, della cultura fotografica in Italia.</p>
<p>La storica riconosce all’associazionismo fotografico un ruolo fondamentale negli anni in cui le istituzioni sono state latitanti e per nulla promotrici nei confronti della fotografia. Le varie associazioni nate nel dopoguerra e coordinate dalla FIAF ebbero il merito di liberare la fotografia dal peso delle altre arti, ponendola al loro stesso livello come arte autonoma. Ciò che nel testo si biasima, riguardo le associazioni fotoamatoriali, è l’essersi trasformate nel tempo, come dice lei stessa, in “fortini del gusto fotografico”, refrattarie a nuove sperimentazioni e arroccate su un gusto salonistico e borghese. Ciò che la storica rimprovera maggiormente all’associazionismo fotografico italiano, e su cui ci sembra più giusto riflettere, è non aver saputo accordare le varie iniziative da loro create alle istituzioni artistiche, ai musei ad esempio. Questo avrebbe sicuramente giovato, incidendo in maniera più forte su una formazione della cultura fotografica nel bel paese e dando un riconoscimento istituzionale alle associazioni stesse.</p>
<p>Con l’andare avanti nella lettura dei capitoli si entra nel vivo della questione, la promozione della cultura fotografica in Italia, e l’autrice lo fa prendendo in esame un argomento interessante come quello del collezionismo fotografico. Anche qui le osservazioni negative non mancano, come la mancata azione delle istituzioni nei confronti dell’acquisizione di collezioni fotografiche permanenti, divenuta concreta solo negli anni Novanta, a differenza di esempi isolati come cattedrali nel deserto, pensiamo al CSAC, Centro studi e archivio della comunicazione.<br />
La storica considera ciò come un vero e proprio ostracismo culturale il quale, unito alla mancanza di una formazione storico-tecnico-critica nei vari livelli dell’istruzione italiana, in special modo universitario, ha provocato un incolmabile ritardo dell’Italia nei confronti di una promozione della cultura fotografica. Anche il boom di iniziative da parte delle istituzioni locali negli anni Ottanta e Novanta viene visto più come una moda che come una vera attenzione alla fotografia, dettata più da motivazioni politiche che da una sensibilità e una conoscenza adeguata.</p>
<p>L’ultimo capitolo sulla fotografia italiana degli anni Novanta costituisce per l’autrice più un motivo per porsi delle domande che un excursus storico, individuando i temi che andrebbero approfonditi e di cui ancora oggi non si riesce a vederne i contorni con precisione (l’impatto del digitale e l’era del post-fotografico, l’attenzione tutta italiana dei giovani fotografi per il territorio e la nascita del neoetnografico). Uno studio complesso, dunque, che definire come libro di storia sarebbe riduttivo. Un volume caratterizzato dall’apertura che lascia il lettore libero di ragionare e riflettere e che vuole paragonarsi ad un passaggio di testimone verso i futuri studiosi della fotografia.<br />
Ma ciò che a fine lettura è percepibile con fermezza è che, senza un’adeguata istruzione e senza un’adeguata sensibilità delle istituzioni, la cultura della fotografia non avrà mai un vero sviluppo in Italia, perdendo oltretutto la possibilità di conoscere un tassello importante della storia del nostro paese.</p>
<p>© Punto di Svista 02/2012</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="blubold">CREDITI<br />
<span class="normale">Titolo: Storia culturale della fotografia italiana. Dal Neorealismo al Postmoderno / Autrice: Antonella Russo / Piccola Biblioteca Einaudi Ns / Anno: 2011 / pp. LXXIV &#8211; 428  / € 35,00 / ISBN 9788806203177</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="blubold">INDICE</p>
<p>p. IX Elenco delle illustrazioni / XIX Introduzione / XXIII Ringraziamenti<br />
I. Neorealismo e fotografia / II. L&#8217;associazionismo fotografico in Italia / III. Oltre il Neorealismo: verso una fotografia italiana contemporanea / IV. Il Piano Marshall e la fotografia italiana / V. Dalla fotografia italiana alla storia della fotografia italiana / VI. La fotografia italiana nelle istituzioni / VII. Verso la promozione di una cultura fotografica  / VIII. Il fotogiornalismo in Italia / IX. La fotografia italiana e la scena artistica contemporanea / X. La fotografia italiana tra gli anni Ottanta e Novanta<br />
Bibliografia selezionata</p>
<p><span class="blubold">LINK</span><br />
<a href="http://www.einaudi.it/" target="_blank"> Giulio Einaudi editore</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Arte e fotografia tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70. Il laboratorio fotografico di Luigi Di Sarro &#8211; di Carlotta Sylos Calò</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 14:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro D&#39; Agostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografi italiani]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia e arte]]></category>
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		<category><![CDATA[Luigi Di Sarro Carlotta Sylos Calò]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2012/01/carlotta_calo-luigi_di_sarro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3307" title="carlotta_calo-luigi_di_sarro" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2012/01/carlotta_calo-luigi_di_sarro-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Luigi Di Sarro entra a pieno titolo come autore e sperimentatore nel periodo (a cavallo tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70 del Novecento) in cui in Italia l’attenzione sulle molteplici attitudini della fotografia erano messe alla prova da un nutrito gruppo di artisti.<br />
L’uso del linguaggio fotografico e l’indagine sperimentale riguardo i suoi potenziali si venivano a collocare in un più ampio panorama in cui i vari mondi e modi dell’espressività erano sottoposti a sviluppi inconsueti e, cosa più interessante, pieni di entusiasmanti ibridazioni. Paradossalmente è proprio il mondo della fotografia in sé a non cogliere appieno queste opportunità, tutto concentrato sullo sviluppo sociale e documentario dell’immagine fotografica, le cui conseguenze si avvertono ancora oggi, chiaramente con delle eccezioni; e a tal proposito citiamo due lavori, i più noti, le <em>Verifiche</em> di <a href="http://www.cultframe.com/2010/12/ugo-mulas-libro-elio-grazioli/" target="_blank">Ugo Mulas</a> e <em>Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio</em> di <a href="http://www.cultframe.com/2007/04/loccultamento-dell%E2%80%99autore-la-ricerca-artistica-di-franco-vaccari-un-libro-di-luca-panaro/" target="_blank">Franco Vaccari</a>, con i quali si respira quel senso ampio di ricerca e di sconfinamento che si avvertiva nell’ambiente artistico a tutto tondo di quegli anni. In questo contesto l’attività di Di Sarro si articola grazie a un interessante percorso, purtroppo breve, tra varie modalità espressive: pittura, scultura, performance e la fotografia che diventa un elemento fondante, un tramite con il quale egli analizza e riflette sulla sua esperienza umana e sul suo fare artistico.<br />
Il tutto viene ben documentato nel saggio a lui dedicato, <em>Arte e Fotografia tra gli anni Sessanta e Settanta – Il laboratorio fotografico di Luigi Di Sarro</em> di Carlotta Sylos Calò, edito da Gangemi Editore nel 2010, al quale va dato merito di presentare un’analisi in relazione alla situazione e agli interessi per la fotografia scaturiti all’interno dei movimenti artistici italiani, e non solo, in quel determinato momento storico.</p>
<p>Un ulteriore aspetto, importante per la comprensione dell’opera di Di Sarro, è dato dalla sua formazione: una laurea in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1967 e nel 1972 il diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma; vari viaggi di istruzione a New York e Tokio dove frequenta corsi sia artistici che scientifici dai quali emerge l’interessante attenzione e interazione sul binomio arte/scienza che, come un filo conduttore, si snoda in tutta la sua ricerca artistica e in quella di insegnante, con la cattedra di Anatomia artistica e delle Discipline pittoriche, prima a Macerata poi a Roma.<br />
È chiaramente avvertibile nel suo fare la relazione tra la produzione artistica e la totale apertura e curiosità di un uomo che, nell’ambito della sua contemporaneità, si è continuamente posto in divenire, come lui stesso sostiene: “Possiamo determinare i limiti del campo di osservazione e valutare i mutamenti che ivi avvengono, se noi stessi siamo già indeterminati e in movimento.”<br />
In questo senso va colta e messa in evidenza la sua esperienza, come un’opportunità, un insegnamento.</p>
<p>© Punto di Svista 01/2012</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="blubold">CREDITI</span><br />
Titolo: Arte e fotografia tra gli anni Sessanta e Settanta. Il laboratorio fotografico di Luigi Di Sarro. Un libro di Carlotta Sylos Calò / Gangemi Editore, 2010 / Collana: Fotografia / Pagine: 114 / Prezzo: 18 euro / ISBN: 978-88-492-2020-9</p>
<p><span class="blubold"><br />
INDICE</span></p>
<p>Introduzione</p>
<p>1. ARTE E FOTOGRAFIA<br />
1.0 Anni Sessanta: arte e fotografia / 1.1 La fotografia italiana e il dibattito sulle arti visive dal dopoguerra all&#8217;arte concettuale / 1.2 Le mostre / 1.3 Arte e fotografia in Italia negli anni settanta: fotografi artisti e artisti fotografi</p>
<p>2. IL LABORATORIO FOTOGRAFICO DI LUIGI DI SARRO<br />
2.0 Una biografia / 2.1 Luigi Di Sarro e la fotografia / 2.2 Il laboratorio fotografico</p>
<p>3. TEMI<br />
3.0 La vicenda biografica / 3.1 L&#8217;autoritratto / 3.2 Il corpo / 3.3 La luce, il segno, il movimento</p>
<p>Bibliografia e fonti archivistiche</p>
<p><span class="blubold">LINK<br />
</span><a href="http://www.centroluigidisarro.it/home.htm" target="_blank">Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro</a><br />
<a href="http://www.gangemieditore.com/index.php" target="_blank">Gangemi Editore</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>


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		<title>Pier Paolo Pasolini: Atto finale. Dibattiti e proiezioni</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 19:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Punto di Svista</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2011/04/selim_rauer-passione_pier_paolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2090" title="selim_rauer-passione_pier_paolo" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2011/04/selim_rauer-passione_pier_paolo.jpg" alt="" width="169" height="233" /></a>A trentacinque anni dalla morte tragica di Pier Paolo Pasolini gli interrogativi sulla sua fine sono ancora molti. Fu omicidio &#8220;ideologico&#8221;, organizzato da alcuni giovani neofascisti? O Pasolini pagò con la vita le sue ricerche sul caso Mattei, che portavano al suo braccio destro Eugenio Cefis (per molti il vero fondatore della futura P2), ricerche che confluirono nel suo romanzo mai compiuto &#8220;Petrolio&#8221;, pubblicato postumo nel 1992?.</p>
<p>E&#8217; difficile, forse impossibile, rispondere a queste domande. Ma è certo che Pasolini passò gli ultimi mesi della sua vita a lavorare a qualcosa di diverso, sia per quanto riguarda il suo lavoro di cineasta, con le riprese di <em>Salò o le 120 Giornate di Sodoma</em>, sia per quel che concerne il suo lavoro di scrittore (<em>Petrolio</em> appunto, anche se Pier Paolo Pasolini. iniziò a lavorarci fin dal &#8217;72). Era un Pasolini solo, quello che fu ucciso nella notte del 2 novembre 1975, ma non per questo meno combattente. Fu proprio quell&#8217;ansia di rivelare, di svelare, di indagare sulle aberrazioni della società a lui contemporanea che portarono <em>l&#8217;ultimo intellettuale italiano</em> a spingersi al di là dell&#8217;omologazione strisciante, per compiere il suo dovere di uomo che segue la sua coscienza.<br />
Come lui stesso disse: &#8220;Bisogna essere molto forti per amare la solitudine&#8221;.</p>
<p>La libreria <strong>ALTROQUANDO</strong>, in collaborazione con <strong>PUNTO DI SVISTA</strong>, vuole dedicare tre giorni di presentazioni, dibattiti, proiezioni, letture, alla figura di Pier Paolo Pasolini, senza la pretesa di arrivare a delle risposte, ma con lo scopo di condividere e sottolineare la contemporaneità, l&#8217;audacia e la &#8220;tragicità&#8221; del pensiero pasoliniano.</p>
<p>La presentazione dei volumi (<em>La Passione di Pier Paolo</em> di Selim Rauer e <em>Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali</em>) sarà dibattuta e moderata da Maurizio G. De Bonis, critico cinematografico, fotografico e delle arti visive. Attualmente è direttore responsabile di CultFrame &#8211; Arti Visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea, e co-fondatore di <strong>Punto di Svista</strong>, organizzazione destinata alla divulgazione culturale, nonché alla didattica, in ambito cinematografico e fotografico.</p>
<p><strong><em><br />
<a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2011/04/dino_pedriali-pier_paolo_pasolini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2073" title="dino_pedriali-pier_paolo_pasolini" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2011/04/dino_pedriali-pier_paolo_pasolini.jpg" alt="" width="179" height="250" /></a>La Passione di Pier Paolo</em></strong><strong> di Selim Rauer (Coniglio editore)<br />
</strong>Selim Rauer (1978, Parigi), è scrittore e drammaturgo. Con questo suo romanzo ci porta agli ultimi giorni di vita di Pier Paolo Pasolini. La narrazione, a metà fra un romanzo storico ed un thriller politico, ci porta quasi fin dentro i pensieri del poeta-regista. Quel che esce dalle pagine di Rauer è la solitudine, ma anche la coerenza e la forza di un Pasolini fiaccato dalle riprese del suo ultimo film, il discusso <em>Salò o le 120 Giornate di Sodoma</em>.<br />
La traduzione italiana di questo romanzo, oggi più attuale che mai, è di Fabrizio Di Vasco (autore del libro culto <em>Fatti come una pera</em>), che, come ha scritto Renzo Paris, “<em>rilegge le borgate post-pasoliniane con l’amore e la coerenza pasoliniana</em>”.</p>
<p><strong><em>Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali</em></strong><strong> (Johan&amp;Levi editore)<br />
</strong>Dino Pedriali scattò, nell’ottobre del ’75, una serie di fotografie a Pasolini nelle sue case di Sabaudia e Chia. Nei ritratti si vede il regista che scrive, che riflette, che dorme, che si spoglia. L’idea era di usare questa “ordinaria quotidianità” per illustrare il suo ultimo romanzo, <em>Petrolio</em>. Per scegliere gli scatti, Pasolini aveva preso appuntamento con Pedriali il 2 novembre del 1975, proprio il giorno in cui il suo corpo fu trovato al Lido di Ostia<em>. Petrolio</em> uscì postumo. Le foto tutte insieme, invece, mai. Solo adesso gli ultimi giorni dello scrittore sono raccolti in un volume che pubblica l&#8217;intero reportage.</p>
<p><strong><br />
<span class="blubold">Programma completo</span></strong><span class="blubold">:</span></p>
<p><strong>Mercoledì 6 aprile &#8211; ore 18.30<br />
</strong>Presentazione del libro <em>La Passione di Pier Paolo</em> di Selim Rauer (Coniglio editore). Intervengono il traduttore Fabrizio Di Vasco (autore del libro <em>Fatti come una pera</em>) e il critico cinematografico Maurizio G. De Bonis. Durante la presentazione verranno proiettate e analizzate alcune scene tratte da <em>Salò o le 120 Giornate di Sodoma</em>.<br />
A seguire: proiezione integrale del film <em>Salò o le 120 Giornate di Sodoma.</em><br />
<strong><br />
Giovedì 7 aprile<br />
</strong><strong>ore 16.30</strong>: proiezione del film <em>Il Vangelo secondo Matteo</em>.<br />
<strong>ore 19.00</strong>: presentazione del libro fotografico <em>Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali</em> (Johan&amp;Levi editore). Incontro con il fotografo Dino Pedriali (il quale fotografò Pasolini nelle sue case di Sabaudia e Chia, pochi giorni prima della sua morte) che dialogherà con Maurizio G. De Bonis sull’importanza documentaria e storica di quegli scatti.<br />
A seguire: proiezione del film <em>Teorema</em>.<br />
<strong><br />
Venerdì 8 aprile<br />
</strong><strong>ore 16.30</strong>: proiezione del film <em>Accattone</em>.<br />
<strong>ore 18.30</strong>: Dale Zaccaria legge Pier Paolo Pasolini.  La poetessa Dale Zaccaria leggerà brani scelti da <em>Scritti Corsari</em> e da <em>Le ceneri di Gramsci</em>. Proiezione di alcuni estratti di interviste rilasciate da Pier Paolo Pasolini.<br />
A seguire: proiezione del film <em>Mamma Roma</em>.</p>
<p>Punto di Svista 04/2011</p>
<p class="blubold">INFORMAZIONI<br />
<span style="color: #8c8c8c; font-weight: normal;">Pier Paolo Pasolini: Atto finale. Dibattiti e proiezioni / Libreria Altroquando in collaborazione con Punto di Svista<br />
</span><span style="color: #8c8c8c; font-weight: normal;">Libreria Altroquando / Via del Governo Vecchio 80/82/83, Roma / Telefono: 06.6879825 &#8211; 06.68892200<br />
</span><span style="color: #8c8c8c; font-weight: normal;">mercoledì 6 aprile 2011, ore 18.30<br />
</span><span style="color: #8c8c8c; font-weight: normal;">giovedì 7 aprile 2011, ore 16.30<br />
</span><span style="color: #8c8c8c; font-weight: normal;">venerdì 8 aprile 2011, ore 16.30</span></p>
<p><span class="blubold">LINK</span><br />
<span class="blubold" style="font-weight: normal;"><a href="http://www.altroquando.com/2011/03/22/pier-paolo-pasolini-atto-finale-%E2%80%93-6-7-8-aprile/" target="_blank">Libreria Altroquando, Roma</a></span></p>


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		<title>Voci. Un libro di Carmelo Bongiorno</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 11:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio G. De Bonis</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Bongiorno]]></category>
		<category><![CDATA[fotografi italiani]]></category>
		<category><![CDATA[libri fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio G. De Bonis]]></category>

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		<description><![CDATA[L’equivoco che da sempre contraddistingue un’idea generica e rassicurante relativa alla natura della fotografia riguarda il presunto rapporto tra questa forma di espressione e il reale. Il problema è che, allo stesso modo del cinema, la fotografia quasi sempre utilizza gli elementi della realtà ricomponendoli in un’architettura visuale riconoscibile, verosimile. L’immagine fotografica, però, è struttura [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/11/carmelo_bongiorno-voci.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1514" title="carmelo_bongiorno-voci" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/11/carmelo_bongiorno-voci.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>L’equivoco che da sempre contraddistingue un’idea generica e rassicurante relativa alla natura della fotografia riguarda il presunto rapporto tra questa forma di espressione e il reale. Il problema è che, allo stesso modo del cinema, la fotografia quasi sempre utilizza gli elementi della realtà ricomponendoli in un’architettura visuale riconoscibile, verosimile.<br />
L’immagine fotografica, però, è struttura espressiva molto più ambigua di quanto si sia portati a pensare; è territorio della perdita di senso, luogo senza coodinate spazio-temporali, oceano di significanti. Ma ancor di più è possibile affermare come un’immagine non possa racchiudere tutto il suo senso (ammesso che ne abbia) in se stessa. Ogni fotografia è una sorta di inevitabile emersione onirica, di superficie schiumosa e instabile di un un universo parallelo, sottostante e sovrastante l’immagine stessa. Insomma, ciò che noi vediamo di uno scatto fotografico è solo l’inizio di un viaggio, la punta di iceberg sotto il quale esiste un abisso. Quest’ultimo è un non luogo nel quale le convezioni commercial-piccolo borghesi della realtà si smaterializzano arrivando a far intravedere l’essenza irrappresentabile delle cose. E in un simile contesto il fotografo diviene macchina, vero e proprio strumento di ricezione del non visibile, del non raffigurabile.</p>
<p>Tale preambolo ci introduce alla lettura delle opere di Carmelo Bongiorno, autore siciliano già premiato nel 1989 al Festival di Arles (European Kodak Award) e chiamato a rappresentare l’Italia al Mois de la photo a Paris nel 1993.<br />
I suoi scatti sono presentati nell’elegante e rigoroso volume intitolato <em>Voci,</em> libro pubblicato nel settembre 2010 dalle Edizioni Postcart.</p>
<p>Spazi occupati da vertiginose oscurità, improvvisi e iquietanti bagliori, forme umane che emergono dal nulla, scie di luce che arrivano da un altrove non rintracciabile, sagome deformate di edifici, ombre senza dimensione, spazi naturali che alludono a paesaggi da incubo, possibili esistenze in cerca d’autore, brandelli di corpi privi di materia.<br />
Le opere di Carmelo Bongiorno si manifestano al fruitore in tutta la loro complessità. Il caos visionario di un bianco e nero mosso, e mai nitido, trova un suo miracolso equilibrio nella forza evocativa delle immagini. Non c’è sterile rappresentazione nelle fotografie di Bongiorno, semmai il tentativo di cogliere tutte quelle risonanze del mondo che il nostro sguardo pigro e imborghesito tende a rimuovere in un supremo tentativo di sfuggire al non senso di tutto.<br />
Bongiorno lavora in quel territorio di confine tra l’immaginazione a occhi aperti e la sfera onirica, vola instancabile da un’evocazione all’altra senza cercare (o peggio, dare) spiegazioni ma semplicemente abbandonandosi a una sorta di sensibilità automatica, di desiderio poetico/filosofico di esprimersi nello stato di grazia generato dall’incoscienza.<br />
I suoi fantasmi inquieti ci parlano della nostra (non) vita, dei fantasmi che tutti noi siamo in una società in cui tutto appare fin troppo chiaro, leggibile, dunque tragicamente concreto.</p>
<p>© Punto di Svista 11/2010</p>
<p><span class="blubold"><br />
CREDITI</span><br />
Titolo: Voci / Autore: Carmelo Bongiorno / Editore: Postcart / Testi: Franco Battiato, Dominique Stella, Carmelo Bongiorno / Anno: 2010 / Pagine: 123 / Prezzo: 39,00 euro / ISBN: 978-88-86795-46-3</p>
<p><span class="blubold">LINK</span><br />
<a href="http://www.carmelobongiorno.com/" target="_blank">Il sito di Carmelo Bongiorno</a><br />
<a href="http://www.postcart.com/" target="_blank">Postcart Edizioni </a></p>


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		<title>Sandwich digitale. La vita segreta dell’immagine fotografica. Un libro di Paolo Rosselli</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio G. De Bonis</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[libri fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio G. De Bonis]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Rosselli]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual è la vera natura della fotografia? Lo scatto ha un’importanza centrale nella pratica fotografica, oppure no? Cosa determina la composizione dell’immagine? E in cosa consiste veramente la questione della scelta da parte del fotografo? Chi è realmente autore di un’opera visuale? Si tratta di domande alle quali sembra molto semplice fornire una risposta. In [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/11/paolo_rosselli-sandwich_digitale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1482" title="paolo_rosselli-sandwich_digitale" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/11/paolo_rosselli-sandwich_digitale.jpg" alt="" width="178" height="250" /></a>Qual è la vera natura della fotografia? Lo scatto ha un’importanza centrale nella pratica fotografica, oppure no? Cosa determina la composizione dell’immagine? E in cosa consiste veramente la questione della scelta da parte del fotografo? Chi è realmente autore di un’opera visuale?<br />
Si tratta di domande alle quali sembra molto semplice fornire una risposta. In realtà,  sono quesiti che nascondono delle notevoli insidie soprattutto se si intende uscire in maniera definitiva dal labirinto delle idee dominanti su questa disciplina. Il percorso, in tal senso, è arduo poiché bisogna avere la forza di sottrarsi alle sovrastrutture che governano una forma di espressione collocata nell’ambito di quei meccanismi del consumo di massa che vorrebbero relegare la fotografia nel ghetto rassicurante e vendibile del significato.<br />
Prova a trasportare il ragionamento sulla “natura del fotografico” in un territorio più problematico Paolo Rosselli, autore che ha individuato nella rivoluzione (ma siamo proprio sicuri che sia tale? ) digitale la condizione per riscattare la fotografia dalla sua subalternità rispetto ad altri strumenti creativi. Il fotografo “ex allievo” di Ugo Mulas prova così a riedificare il concetto di fotografia basandosi su riflessioni collocate in un discorso teorico del tutto personale.</p>
<p>Il volume che racchiude il pensiero di Paolo Rosselli è intitolato <em>Sandwich digitale</em>. Sulla copertina è ben visibile il sottotitolo: <em>La vita segreta dell’immagine fotografica</em>. Si tratta di un modo, questo, di indirizzare il lettore verso la chiave di lettura più corretta del testo. Il libro è, infatti, uno studio che intende far emergere ciò che dell’immagine tecnologica non viene mai detto. Anzi, il più delle volte viene negato.<br />
Che la fotografia prima di essere rappresentazione del reale sia esperienza dello sguardo è un dato di fatto condivisibile, così come il fatto che la condizione creativa dell’autore sia caratterizzata più che dalla razionalità dell’intervento sulla realtà dall’inevitabile “stato di ipnosi” nel quale agisce chi fotografa. Sostiene Rosselli: “Bisogna ammetterlo, in realtà si ama e si ricorda una fotografia per il grado di alterazione della realtà che contiene e non certo per la sua fedeltà a qualcosa, anche se ipocritamente si sostiene il contrario”. Affermazione coraggiosa e sacrosanta che getta una nuova luce sulla cosiddetta azione demiurgica dell’autore, al quale si dà una responsabilità creativa quasi miracolosa. In verità, come spiega bene Rosselli, il mondo si autodetermina nell’esperienza del fotografo e si dispone casualmente nella porzione di reale catturata dal dispotivo ottico.</p>
<p>Rosselli, dunque, centra con una notevole precisione il cuore del “problema fotografia”, spazzando via tutti quei luoghi comuni che da sempre (o quasi) imperano sull’argomento.<br />
L’aspetto che sinceramente ci sfugge di questa operazione di risistemazione teorica del “fare fotografia” riguarda il collegamento tra questa concezione e l’avvento del digitale. Perché limitare il ragionamento agli elementi puramente tecnologici? E perchè affermare, come fa Rosselli, che la “fotografia resta un’attività molto pratica”. Se è vero, che la fotografia è esperienza (e ancor di più esperienza nella percezione soggettiva) ci sembra ancor più logico sostenere come questa disciplina abbia ben poco di pratico e molto di psico/filosofico/onirico/poetico.<br />
I fattori appena evidenziati, pur presenti ed ingombranti, lasciano comunque al lettore lo spazio per l’elaborazione di una sua visione individuale e tale elaborazione può oltretutto svilupparsi liberamente nell’esame diretto dei molti scatti pubblicati nel libro, opere che portano alla luce in modo limpido il percorso espressivo di Paolo Rosselli.</p>
<p>© Punto di Svista 11/2010</p>
<p><span class="blubold"><br />CREDITI</span><br />
Titolo: Sandwich digitale &#8211; La vita segreta dell’immagine fotografica / Autore: Paolo Rosselli / Editore: Quodlibet / Collana: Quaderni Quodlibet / Pagine: 137 / Anno: 2009 / Prezzo: 25.00 euro / ISBN: 978-88-7462-285-6</p>
<p><span class="blubold">LINK</span><br />
<a href="http://www.paolorosselli.com/" target="_blank">Il sito di Paolo Rosselli</a><br />
<a href="http://www.quodlibet.it/" target="_blank">Quodlibet</a></p>
<p><span class="blubold">INDICE DEL LIBRO</span><br />
Breve storia della fotografia digitale / Clima / Sandwich digitale / Tokyo / Montaggi / La doppia vita del fotografo / Viaggio in cerca di un’autenticità / La fotografia del quotidiano / Dove è oggi il soggetto nella fotografia? Che sia scomparso? / Parigi <em>vs</em> Tokyo / Impressioni su Mexico City / Influenze africane / In India tempo fa / Tre mesi di apprendistato nello studio di Ugo Mulas / Nota sulle fotografie</p>


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