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	<title>Punto di Svista - Arti Visive in Italia &#187; Eleonora Saracino</title>
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		<title>Un altro mondo. Un film di Silvio Muccino</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 20:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Saracino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/12/silvio_muccino-altro_mondo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1649" title="Sivio Muccino" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/12/silvio_muccino-altro_mondo.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Silvio Muccino, dopo <em>Parlami d’amore</em> (il suo primo romanzo, scritto a quattro mani con Carla Vangelista, e portato sul grande schermo due anni fa) adatta per il cinema un altro libro della scrittrice e co-sceneggiatrice per cimentarsi, stavolta, con il difficile percorso di crescita di un uomo che si trova a confrontarsi con un passato che deciderà il suo futuro.<br />
Dalla Roma dei facoltosi rampolli delle famiglie “bene” all’Africa ferita dal dolore e dalla miseria, il giovane Andrea affronterà un viaggio che, così lontano dal suo “mondo”, lo porterà in un altro che scoprirà appartenergli più di quanto avrebbe mai immaginato.</p>
<p>In una sorta di diario intimo il protagonista (ci) parla attraverso la voce fuori campo per raccontare in che modo la sua esistenza dorata celi, in realtà, sotto il cospicuo assegno di una madre generosamente assente, un passato di sofferenza che sembra averlo bloccato in un’eterna (e lussuosa) adolescenza. L’abbandono del padre e la gelida distanza di una mamma che non ama sentirsi tale tanto da farsi chiamare dal figlio solo per nome, hanno fatto di lui un essere (apparentemente) superficiale che rifiuta di lasciarsi andare ai sentimenti secondo il più classico dei clichè dell’“uomo che non sapeva amare”. Circondato da coetanei con i quali condivide un’infanzia più o meno disastrata, Andrea si impone delle “regole” che prevedono, prevalentemente,  l’ostinato rigetto di ogni forma di disagio, che sia il problema con il cibo che affligge evidentemente la sua donna o lo sciocco disimpegno del suo migliore amico. Fingendo che ciò di cui non si parla, di conseguenza, non esiste, il giovane, dopo la lettera del padre, inizia a rendersi conto che dalle responsabilità non si può sfuggire e, prevedibilmente,  il suo egoismo di facciata inizia a sgretolarsi di fronte all’innocenza di quel fratello che non sapeva di avere.</p>
<p>Seguendo un copione in cui non mancano il momento di commovente intenerimento, l’urlo liberatorio e la frase ad effetto, Silvio Muccino con <em>Un altro mondo</em> svolge, diligentemente, il suo compito in classe e se ne compiace, convinto che la bella calligrafia sia uguale ad una bella scrittura.<br />
Mette in campo lo sguardo penetrante di un bambino con l’intento ricattatorio di colpire al cuore e far così sciogliere nella commozione anche il più ovvio senso del realismo. Andrea e gli altri comprimari non sono che dei meri stereotipi (sui quali spicca una madre di raggelante banalità) del cupo malessere dei nostri tempi, quello che sovente congela la sincerità dello slancio emotivo, sopraffatto da un arido materialismo. L’ovvietà dei passaggi narrativi si dispiega in ogni inquadratura, fotografata ad arte per far brillare volti e paesaggi e dove anche il dolore e la rabbia sembrano farsi smalto sotto la luce. Tra ridondanze registiche e velleità autoriali Silvio Muccino ammicca al pubblico, cerca il turbamento e rilascia – a piene mani – buoni sentimenti per dimostrare come dalla difficoltà possa sbocciare un’opportunità; purchè ciò avvenga nel modo più rassicurante possibile.</p>
<p>© Punto di Svista 12/2010</p>
<p><span class="blubold"><br />
TRAMA</span><br />
Andrea ha 28 anni e conduce una vita agiata grazie al denaro che gli passa sua madre, una donna fredda e anaffettiva, con la quale ha un rapporto, da sempre, difficile. Andrea vive con Livia, che soffre di disordini alimentari, e frequenta un gruppo di amici che, come lui, amano godersi i privilegi del lusso. Proprio il giorno del suo compleanno, il ragazzo riceve una lettera dal padre che non vede da 20 anni e che, gravemente malato e prossimo alla fine, gli chiede di raggiungerlo in Kenia. Andrea, più per rancore che per pietà, decide di partire e, una volta in Africa, scopre di avere un fratellastro, Charlie, di 8 anni che suo padre ha avuto da una donna del luogo. Il piccolo, ora orfano di entrambi i genitori, non può essere lasciato a se stesso e Andrea, seppur riluttante, lo porta con sé a Roma. Sarà per lui l’inizio di una nuova fase della vita.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/B--8zCWArG8?fs=1&amp;hl=en_US&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/B--8zCWArG8?fs=1&amp;hl=en_US&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span class="blubold"><br />
CREDITI</span><br />
Titolo: Un altro mondo / Regia: Silvio Muccino / Sceneggiatura: Silvio Muccino, Carla Vangelista / Fotografia: Marcello Montarsi / Montaggio: Cecilia Zanuso / Scenografia: Andrea Rosso / Interpreti: Silvio Muccino, Isabella Ragonese, Michael Rainey Jr. Maya Sansa, Flavio Parenti, Greta Scacchi / Produzione: Cattleya, Universal Pictures International / Distribuzione: Universal Pictures / Paese: Italia, 2010 /Durata: 110 minuti</p>
<p><span class="blubold">LINK</span><br />
<a href="http://unaltromondo.com/" target="_blank">Sito ufficiale del film Un altro mondo di Silvio Muccino</a><br />
<a href="http://www.imdb.it/name/nm0610832/" target="_blank">Filmografia di Silvia Muccino</a><br />
<a href="http://www.universalpictures.com/" target="_blank">Universal Pictures</a></p>


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		<title>Sotto il Celio Azzurro. Un film di Edoardo Winspeare</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 11:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Saracino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Edoardo Winspeare]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/05/edoardo_winspeare-sotto-il-celio-azzurro1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1179" title="edoardo_winspeare-sotto-il-celio-azzurro1" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/05/edoardo_winspeare-sotto-il-celio-azzurro1.jpg" alt="edoardo_winspeare-sotto-il-celio-azzurro1" width="300" height="200" /></a>Ci sono realtà sconosciute ai più; modelli di impegno e di civiltà che non godono di alcuna pubblicità e che, invece, dovrebbero fungere da esempi di miglioramento sociale e non solo. E’ il caso di Celio Azzurro, una piccola scuola materna nel centro di Roma che rappresenta la possibilità concerta di un dialogo tra le culture.<br />
Nato nel 1990 da un gruppo di maestri che hanno creduto, e continuano a credere, fortemente in questo progetto, Celio Azzurro è il primo centro multiculturale nel nostro Paese che accoglie bambini stranieri in età prescolare. Attualmente questa scuola ospita 45 piccoli, tra i 3 e i 5, anni appartenenti a 32 nazionalità diverse: un microcosmo in cui convivono &#8211; con l’assoluta e gioiosa democrazia dei bambini -  abitudini, culture e religioni diverse.<br />
Edoardo Winspeare ha seguito per un anno il lavoro dei maestri di questa scuola, cogliendoli nei loro gesti quotidiani, nelle attività svolte con i piccoli e negli incontri con i genitori. Suddividendo la narrazione nel periodo delle quattro stagioni, il regista ha raccontato una piccola grande storia che attinge la sua forza dall’autenticità del reale. Un documentario-gioiello estremamente interessante, in cui si ride e, a tratti, ci si commuove con la naturalezza del quotidiano.<br />
La dedizione con la quale i maestri, differenti per età e formazione, si dedicano all’attività di Celio Azzurro è straordinaria. Un progetto che vive di difficoltà e che lotta, ancora oggi, contro la diffidenza e contro il disinteresse delle istituzioni ma che mai, grazie alla forza di volontà di chi vi opera, ha ceduto a questo peso. Winspeare, filmando, restituisce intatta la forza di questo impegno, assorbendo, in ogni immagine, la passione autentica dei maestri, il coinvolgimento dei genitori, la serenità dei bambini, stimolati – nella crescita e nel pensiero- da un modello didattico volto a sviluppare la creatività, la fantasia e la scoperta del mondo dell’altro.</p>
<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/05/edoardo_winspeare-sotto_il_celio_azzurro2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1180" title="edoardo_winspeare-sotto_il_celio_azzurro2" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/05/edoardo_winspeare-sotto_il_celio_azzurro2.jpg" alt="edoardo_winspeare-sotto_il_celio_azzurro2" width="300" height="200" /></a>Se è vero che “i bambini ci guardano”, quel che vedono i piccoli di Celio Azzurro è un universo fatto di tanti colori diversi, dove i personaggi delle favole o delle leggende bussano alla porta e si fanno reali per loro ed è quello che Winspeare ci mostra in <em>Sotto il Celio Azzurro</em>: lo sguardo dei più piccoli e, attraverso di esso, la possibilità che qualcosa, qui, possa essere migliore. Lontano da ogni retorica, il documentario del regista salentino racconta senza esprimere giudizi e lascia che siano le immagini a parlare e a rappresentare il senso concreto di un impegno fatto di sacrificio, sì, ma anche di un’incrollabile volontà.<br />
Il lavoro di tutti i giorni diventa una sorta di “missione” per gli educatori della scuola che si adoperano per piccoli e coinvolgono i grandi, stimolando i genitori a tornare un po’ bambini per far vedere ai figli che anche loro, nonostante qualche capello bianco, sanno vivere l’infanzia. Tra curiosità, fantasia e realtà la telecamera di Winspeare ci porta nel mondo di Celio Azzurro mostrandolo per quello che è: non un film ma un’opportunità, quella che un’educazione civile e multiculturale.</p>
<p>© Punto di Svista 05/2010</p>
<p><span class="blubold"><br />TRAMA</span><br />
Il racconto, suddiviso in quattro stagioni, del lavoro in una scuola romana molto particolare: Celio Azzurro, piccolo istituto materno nel centro di Roma. Decine di bambini provenienti da paesi diversi: una specie di fortino assediato, un luogo di incontro non convenzionale ed estremamente importante.</p>
<p><span class="blubold">CREDITI</span><br />
Titolo: Sotto il Celio Azzurro / Regia: Edoardo Winspeare /Fotografia: Paolo Carnera / Montaggio: Luca Benedetti e Sara Pazienti / Suono: Gianluca Costamagna, François Waledisch, Alessio Costantino, Francesco Principini / Musica: Gabriele Rampino / Produzione: Fabulafilm / Distribuzione: Fabulafilm / Paese: Italia, 2010 / Durata: 80 minuti</p>
<p><span class="blubold">LINK</span><br />
<a href="http://www.sottoilcelioazzurro.it/" target="_blank">Sito ufficiale del film <em>Sotto il Celio Azzurro</em> di Edoardo Winspeare</a><br />
<a href="http://www.imdb.it/name/nm0935529/" target="_blank">Filmografia di Edoardo Winspeare</a><br />
<a href="http://www.fabulafilm.com/fabulafilm_ita/index_fabulafilm_ita.html#/news" target="_blank">Fabulafilm</a></p>


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		<title>Sul mare. Un film di Alessandro D’Alatri</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 08:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Saracino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alessandro D'Alatri]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/alessandro_dalatri-sul_mare2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1115" title="alessandro_dalatri-sul_mare2" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/alessandro_dalatri-sul_mare2.jpg" alt="alessandro_dalatri-sul_mare2" width="300" height="200" /></a>Ci sono titoli che, in alcuni casi, hanno un che di profetico. <em>Sul mare</em>, per esempio, evoca profondità ed abissi, gli stessi in cui, desolatamente, precipita. Deludente e, per molti versi, irritante il film del regista romano sembra non avere, sempre per rimanere in tema marinaresco, nessuna àncora di salvezza alla quale aggrapparsi prima di affondare nel più banale dei cliché, la storia d’amore tra il proletario e la ricca altoborghese che, in questo caso, corrispondono rispettivamente all’ingenuo barcaiolo di Ventotene e la studentessa del nord benestante e spocchiosa. Se D’Alatri si fosse limitato a raccontare l’impossibile sentimento tra i due si sarebbe potuto parlare soltanto di una trita ovvietà ma <em>Sul mare</em> ha delle pretese in più e, accanto alla passione di una coppia di ragazzi appartenenti a due universi sociali lontanissimi, si mettono in campo temi serissimi come il lavoro nero e le morti bianche. Argomenti di tragica attualità che non si possono certo liquidare come mero “sfondo” di una love story già raccontata (e meglio) migliaia di volte ma che, soprattutto, non meritano di essere sfiorati con tanta superficialità.<br />
Tratto dal romanzo<em> In bilico sul mare</em> di Anna Pavignano (che qui firma, insieme al regista, anche il soggetto e la sceneggiatura) il film è strutturato come un lungo sogno/flashback nel quale il protagonista, Salvatore, barcaiolo d’estate e operaio in nero nei cantieri d’inverno, ripercorre le tappe emotive che hanno segnato, fino a quel momento, la sua giovane vita.</p>
<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/alessandro_dalatri-sul_mare1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1116" title="alessandro_dalatri-sul_mare1" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/04/alessandro_dalatri-sul_mare1.jpg" alt="alessandro_dalatri-sul_mare1" width="300" height="199" /></a>Equilibrista sui ponteggi e sul filo dei suoi immaturi sentimenti, il ragazzo, appena ventenne, è ancora uno sconosciuto agli occhi di se stesso. Nell’isola dove è nato e cresciuto vede racchiuso tutto il suo mondo e a quel mare che ha solcato da sempre pare affidare il suo destino con l’ingenuità di chi non ha ancora scoperto come si fa a diventare grandi. La semplicità di una famiglia isolana, il rischio di lavorare senza protezioni fisiche, né tutele sindacali, l’amicizia con lo straniero clandestino e buono, il fatale innamoramento per una ragazza che non si adeguerà mai al suo modo di vivere… ogni elemento narrativo nel film di D’Alatri si ammanta di un’imbarazzante banalità che finisce per dilatarsi in ogni singola inquadratura.<br />
L’isola di Ventotene, vero e proprio gioiello naturale, è fotografata con una preconfezionata luce da cartolina da risultare addirittura offensiva per un’isola di tale bellezza, ridotta ad una smaltata immagine da souvenir. Sui tramonti da telefilm e sulle onde morbide al chiaro di luna Salvatore e Martina (gli esordienti Dario Castiglio e Martina Codecasa) vivono la loro passione d’amore con la credibilità ed il trasporto di due attori da fotoromanzo, tuttavia mentre Castiglio infonde un certo spessore e un efficace tocco naif al suo personaggio, la Codecasa (alla quale, ad onor del vero, sono toccate le battute peggiori), affatto empatica con la sua Martina, è un raro esempio di rigidità. Sembra impossibile che il regista di un film come <em>Casomai</em> cerchi disperatamente di arrivare all’emozione senza trovarla mai ma <em>Sul mare</em> si è (ir)risolto proprio così: navigando a vista e perdendo più volte l’orientamento, senza una partenza, né un arrivo, smarrendo completamente il senso del viaggio…</p>
<p>©Punto di Svista 04/2010</p>
<p><span class="blubold"><br />
TRAMA</span><br />
Salvatore ama il mare e con la sua barca, in estate, porta i turisti a visitare la sua bellissima isola: Ventotene. D’inverno, però, il ragazzo deve tenere al riparo la sua imbarcazione e lavorare come muratore, in nero, nei cantieri navali. La sua vita sembra scorrere nella assoluta normalità fino al momento in cui incontra Martina, una studentessa di Genova arriva in vacanza sull’isola. I due vivono un’intensa storia d’amore e Salvatore inizia a pensare che il suo futuro potrebbe arricchirsi di nuove prospettive ma la distanza che lo separa da Martina sembra farsi sempre più profonda e, per la prima volta, scoprirà cosa vuol dire soffrire.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/lfjQc0m2rb8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="360" src="http://www.youtube.com/v/lfjQc0m2rb8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span class="blubold"><br />
CREDITI</span><br />
Titolo: Sul mare / Regia: Alessandro D’Alatri / Sceneggiatura: Anna Pavignano e Alessandro D’Alatri dal romanzo “In bilico sul mare” di Anna Pavignano / Montaggio: Osvaldo Bargero / Fotografia: Alessio Gelsini Torresi / Musica: Freaks / Interpreti:  Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla / Produzione: Buddy Gang e Warner Bros. Entertainment Italia / Distribuzione: Warner Bros. / Paese: Italia 2010 / Durata: 100 minuti<br />
<br class="blubold" /><span class="blubold">LINK</span><br />
<a href="http://www.sulmarefilm.it/home.php" target="_blank">Sito ufficiale del film <em>Sul mare</em> di Alessandro D’Alatri</a><br />
<a href="http://www.imdb.it/name/nm0194920/" target="_blank">Filmografia di Alessandro D’Alatri</a><br />
<a href="http://www.warnerbros.it/main/homepage/homepage.html" target="_blank">Warner Bros.</a></p>


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		<title>Cinema italiano: tra neo romanticismo e box office</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 10:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Saracino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Saracino]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Moccia]]></category>
		<category><![CDATA[registi italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Grandi]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni sul cinema italiano]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/riccardo_grandi-tutto_amore_del_mondo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1061" title="riccardo_grandi-tutto_amore_del_mondo" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/riccardo_grandi-tutto_amore_del_mondo-300x200.jpg" alt="riccardo_grandi-tutto_amore_del_mondo" width="300" height="200" /></a>Film d’esordio di Riccardo Grandi (classe’72, con una lunga esperienza televisiva e pubblicitaria alle spalle), <em>Tutto l’amore del mondo</em> è l’ultima opera del “nuovo romanticismo” al quale un certo tipo di cinema italiano attinge con sorridente baldanza,  pregustando il successo al botteghino. Fermo restando che il record al <em>box office</em> non è sempre sinonimo di “commercialità”, intesa nell’accezione negativa del termine, va anche detto che sempre di più si ammicca al pubblico giovane in quanto target ideale di consumatore e che rende ancor più appetibile il <em>product placement</em>, per la gioia degli esperti di marketing.  Del resto i film che assicurano ai più giovani un’incursione nel sogno (ri)pagano. Eccome! Moccia (<em>Scusa ma ti chiamo amore</em>, <em>Scusa ma ti voglio sposare</em>) ne è un fulgido esempio ma nel caso di Tutto l’amore del mondo (tratto dalla pièce teatrale  <em>InterRail</em> di Massimiliano Bruno) l’intenzione sembra farsi un po’ più seria e, addirittura, ambiziosa. Se nel territorio dei “tre metri sopra il cielo” e/o i vari “scusa” mocciani il disimpegno è allegramente palese, nel suo film Grandi sembra volersi spostare un po’ più in là e, attraverso il viaggio, come (più che sfruttata) metafora di crescita, intende raccontare la difficoltà dei ragazzi nell’approcciarsi all’amore mettendo in campo ogni possibile cliché: la ragazza borghese con la vita già pianificata dalla famiglia, il ragazzo vagabondo e un po’ cinico abbandonato dal padre e arrabbiato con il mondo, l’amico buono ma un po’ schizzato (che sembra fare il verso ai personaggi di <em>Borotalco</em> di Verdone), l’amica benestante ma insofferente alle regole… Insomma tutto il già visto (e, in alcuni casi, fatto meglio) romanticamente girovago tra i luoghi più (turisticamente) suggestivi d’Europa.</p>
<p><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/federico_moccia-scusa_se_ti_chiamo_amore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1062" title="federico_moccia-scusa_se_ti_chiamo_amore" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/federico_moccia-scusa_se_ti_chiamo_amore.jpg" alt="federico_moccia-scusa_se_ti_chiamo_amore" width="300" height="200" /></a>I protagonisti, giovani, belli e trendy, affrontano le difficoltà di un percorso -  che non è solo geografico ma, principalmente, emotivo  &#8211; con quel fascino patinato degli eroi da fotoromanzo che esprimono emozioni o dolori con folgorante banalità. Anna, ingenuamente splendida, che costringe il suo sogno di scrittrice tra le scartoffie di una carriera legale voluta dal padre, non esita a passare dai panni della Bella addormentata a quelli ben più grintosi della ballerina di lap dance; così come Matteo, non ancora trentenne che sfoggia un cinismo da uomo rude e navigato,  si culla nel sogno di romanziere vissuto ma ruba l’ispirazione “poetica” dalle pagine del diario della sua compagna di viaggio…<br />
Grandi, non vuol far mancare nulla e, condendo ogni situazione con battute più o meno riuscite, mescola tutto (lungosenna al chiaro di luna e ladri in agguato, padri fedifraghi ma pronti al riscatto, gravidanze casuali e coppie improbabili…) in una sorta di Lonley Planet da moderni sognatori , scrivendo ovvietà sul retro di belle cartoline.<br />
Le ragazze sogneranno Vaporidis, i ragazzi riscopriranno Baudelaire come tattica da rimorchio e per 100 minuti tutto sarà lieve e – poi – dimenticabile.<br />
Quel che resta è il ghigno ammiccante di Sergio Rubini che (vedi alla voce “attore”) fa del suo nostalgico fricchettone un “cameo” di dolorosa ironia.</p>
<p>©Punto di Svista 03/2010</p>
<p><span class="blubold"><br />IMMAGINI</span><br />
Frame dal film <em>Tutto l’amore del mondo</em> di Riccardo Grandi<br />
Frame dal film <em>Scusa ma ti chiamo amore</em> di Federico Moccia</p>
<p><span class="blubold">LINK</span><a href="http://tuttolamoredelmondo.msn.it/" target="_blank"><br />
Sito del film <em>Tutto l’amore del mondo</em> di Riccardo Grandi</a><br />
<a href="http://www.scusamativogliosposare.it/" target="_blank">Sito ufficiale del film <em>Scusa ma ti voglio sposare</em> di Federico Moccia</a></p>


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		<title>Mine vaganti. Un film di Ferzan Ozpetek</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 17:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Saracino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Saracino]]></category>
		<category><![CDATA[Ferzan Ozpetek]]></category>
		<category><![CDATA[prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[registi turchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Le mine vaganti sono pericoli in potenza, ordigni di emozioni che, se esplodessero, potrebbero polverizzare certezze, equilibri, intere vite. Nella famiglia Cantone sembrano disseminate un po’ ovunque, dalla nonna legata ad un passato di mai sopito dolore, passando per la zia che nell’alcool affoga il rimpianto di una libertà negata, fino ad arrivare ai due [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/ferzan_ozpetek-mine_vaganti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1022" title="ferzan_ozpetek-mine_vaganti1" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/ferzan_ozpetek-mine_vaganti1-300x201.jpg" alt="ferzan_ozpetek-mine_vaganti1" width="300" height="201" /></a>Le mine vaganti sono pericoli in potenza, ordigni di emozioni che, se esplodessero, potrebbero polverizzare certezze, equilibri, intere vite. Nella famiglia Cantone sembrano disseminate un po’ ovunque, dalla nonna legata ad un passato di mai sopito dolore, passando per la zia che nell’alcool affoga il rimpianto di una libertà negata, fino ad arrivare ai due fratelli che celano, sotto la parvenza della “normalità”, il loro segreto.<br />
Ozpetek, dopo il drammaticamente dimenticabile <em>Un giorno perfetto</em>, si cimenta con la commedia, alleggerendo il tono e, con mano (fin troppo) lieve racconta la storia di una famiglia che mette in scena, quotidianamente, un gioco delle parti fondato sull’apparenza per nascondere quelle verità che risulterebbero socialmente scomode.<br />
Molti dei Cantone sono degli outsider costretti a vivere negli angusti limiti che impone loro la tradizione e il buon senso di una meridionalità che, qui, attinge dalla banalità del luogo comune. Intorno a Tommaso – uno Scamarcio visibilmente spaesato nel ruolo – gravitano una serie di personaggi che, quando nel migliore dei casi risultano mediamente simpatici (la zia Luciana),  in altri scivolano nella macchietta più desolante (il cognato napoletano). L’impossibilità di essere felici, che il regista vorrebbe tingere dei toni forti dell’ironia o della sfumatura amara del grottesco, risulta invece una mera “condizione” di partenza dalla quale far scaturire una sequela di ovvietà che, dalla battuta più pruriginosa allo struggimento di un amore non corrisposto, compongono un quadro assolutamente prevedibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/ferzan_ozpetek-mine_vaganti2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1023" title="ferzan_ozpetek-mine_vaganti2" src="http://www.puntodisvista.net/wp-content/uploads/2010/03/ferzan_ozpetek-mine_vaganti2.jpg" alt="ferzan_ozpetek-mine_vaganti2" width="200" height="133" /></a>Restando alla superficie del dramma Ozpetek, ancora una volta, ammicca allo spettatore, lo blandisce con il fascino dei luoghi e dei volti, lo stuzzica con le voci suadenti di Patty Pravo e Nina Zilli e gli regala una storia che sembra riflettersi fiera nello specchio dell’artificio oltre la cui lussuosa cornice non c’è traccia di pathos o di verità.<br />
Il regista turco confeziona ad arte, e lo sa fare, la superficialità della narrazione  in un involucro di bellezza che, qui, prende in prestito da una Lecce magnifica fino allo stordimento ma che non basta a camuffare la banalità di certi siparietti, né la retorica di certi gesti… E’  appannaggio di pochi cogliere il riso nella lacrima o scuotere nel colore il nero profondo. Ozpetek non è Almodovar e tra il dolore e il nulla, preferisce non scegliere – come scriveva Faulkner – il primo ma optare per il secondo al quale non nega nemmeno il rassicurante finale.</p>
<p>©Punto di Svista</p>
<p><br class="blubold" /><span class="blubold">TRAMA</span><br />
Tommaso fa ritorno a casa, nel Salento, dove la sua famiglia ha un pastificio. Suo padre e sua madre vorrebbero che, insieme al fratello Antonio, prendesse in mano le redini dell’azienda ma il giovane sogna di fare lo scrittore e di vivere a Roma con il suo compagno. Decide così, pur sapendo di gettare tutti nello scompiglio, di dichiarare le sue intenzioni e la sua omosessualità durante una cena ma un evento assolutamente imprevisto scombina i suoi piani e il suo breve soggiorno diventerà molto più lungo del previsto.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/C2lQOhQ2es8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="315" src="http://www.youtube.com/v/C2lQOhQ2es8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span class="blubold"><br />
CREDITI</span><br />
Titolo: Mine vaganti / Regia: Ferzan Ozpetek / Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek, Ivan Cotroneo / Interpreti: Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Ennio Fantastichini, Elena Sofia Ricci, Lunetta Savino, Ilaria Occhini/ Montaggio: Patrizio Marone / Fotografia: Maurizio Calvesi / Musica: Pasquale Catalano/ Produzione: Fandango/Distribuzione: 01 Distribution / Paese: Italia 2010 / Durata: 110 minuti</p>
<p><span class="blubold">LINK</span><br />
<a href="http://www.cultframe.com/2007/02/saturno-contro-film-ferzan-ozpetek/" target="_blank">Saturno contro. Un film di Ferzan Ozpetek</a><br />
<a href="http://www.cultframe.com/2007/11/spot-airc-associazione-italiana-per-la-ricerca-sul-cancro/" target="_blank">Spot AIRC diretto da Ferzan Ozpetek</a><br />
<a href="http://www.minevaganti.net/mine.html" target="_blank">Sito ufficiale del film Mine vaganti di Ferzan Ozpetek</a><br />
<a href="http://www.imdb.com/name/nm0654858/" target="_blank">Filmografia di Ferzan Ozpetek</a><br />
<a href="http://www.01distribution.it/" target="_blank">01 Distirbution</a></p>


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