Gruppo di Ricerca Fotografica Satantango: per un’estetica tra cinema e fotografia. A cura di Punto di Svista

Frame tratto da Satantango, un film di Bela Tarr (1994)

Frame tratto da Satantango, un film di Bela Tarr (1994)

La storia dell’evoluzione delle arti figurative e visive si manifesta senza dubbio come vicenda densa di intrecci, derivazioni, riferimenti e connessioni. Tale aspetto è rintracciabile in maniera più che evidente per quel che riguarda le arti visive tecnologiche che si sono sviluppate in maniera esponenziale nel corso del Novecento. In tal senso, ma questa è ormai è un’ovvietà, il legame tra fotografia e cinema, a cui bisogna aggiungere la questione del dispositivo video, è inequivocabile, granitico.

Ecco perché, anche alla luce delle ulteriori evoluzioni tecnico-espressive e linguistiche (realtà virtuale, comunicazione multimediale) appare sempre più necessario compiere operazioni di carattere creativo che mettano a fuoco tale congiunzione, attraverso esperienze estetiche e linguistiche che possano rappresentare degli ulteriori trampolini di lancio per future sperimentazioni di carattere visuale. Se si analizza con attenzione la storia del cinema è così possibile verificare come molti cineasti del XX secolo e di questa prima parte di terzo millennio abbiano ampiamente attinto dal pozzo senza fondo della lingua fotografica (con riferimento anche all’Ottocento) nonché come alcuni significativi registi abbiano anticipato temi ed elementi compositivi che poi sono divenuti stilemi nel campo della fotografia contemporanea.

In questo contesto, cosa vuol dire per un fotografo lavorare a un progetto che allunghi le sua radici nel mondo poetico di un autore cinematografico? Significa essenzialmente giocare a carte scoperte, chiarire il proprio punto di partenza creativo senza nascondere la relazione con il regista che l’ha generato, evitando accuratamente di cadere nel facile gioco del citazionismo o peggio in quello ancor più banale della clonazione. Significa studiare a fondo un’estetica, una poetica e uno stile altrui, elementi che rappresentano idealmente solo un “luogo” di confronto e di una possibile apertura artistica. Il fotografo che intende esprimersi in questo territorio si trova essenzialmente nella condizione di colui il quale, immergendosi totalmente nell’universo creativo di un poeta visivo, rielabora tale universo rimodellandolo all’interno di una propria architettura stilistica. Ed è esattamente questo il meccanismo che ha spinto in avanti sia la lingua fotografica che quella cinematografica.

Alla luce di quanto affermato, si è così deciso di dare avvio a un’esperienza creativa, sotto l’egida di Punto di Svista e Officine Fotografiche Roma, che stimolasse una tipologia di ricerca fotografica pura (ovvero non strettamente finalizzata al raggiungimento di un obiettivo convenzionale) che permettesse di illuminare lo stretto collegamento tra cinema e pratica fotografica a partire dall’opera del grande cineasta ungherese Béla Tarr, autore di rara potenza visuale che, tra l’altro, rappresenta un chiaro esempio di evoluzione progressiva dello stile. Tarr nella seconda parte della carriera, infatti, da “narratore” di spazi interni e di volti, si è trasformato in “profeta” delle lunghe inquadrature in spazi esterni e del piano sequenza e della strutturazione del racconto filmico, quest’ultimo fattore inteso come raffigurazione poetica e visionaria libera da condizionamenti commerciali e codici dominanti.

Intorno alla dimensione espressiva di Béla Tarr si sono così aggregati sei fotografi (Luca Cappellaro, Anna D’Elia, Simona Lunatici, Massimiliano Pugliese, Simona Scalas e Orith Youdovich) e un curatore (Maurizio G. De Bonis) con lo scopo di elaborare un discorso artistico (di pura ricerca, lo ripetiamo) che si nutra dell’estetica e della poetica di Béla Tarr  e, in tal senso, è stato quasi automatico l’attribuzione di una denominazione che facesse riferimento all’opera, forse, più importante della filmografia dell’autore magiaro: Satantango.

Non è possibile esattamente sapere quali risultati verranno ottenuti e neanche se questo progetto produrrà lavori che saranno poi organizzati e divulgati in forma tradizionale (mostre, pubblicazioni). Ciò che conta per il Gruppo di Ricerca Fotografica Satantango è il percorso creativo (soggettivo e collettivo allo stesso tempo) che verrà effettuato, l’esperienza che sarà vissuta insieme, in definitiva la dimensione estetica del progetto, che in ogni caso verrà diffuso tramite incontri e seminari e che rappresenterà, senza ombra di dubbio, materiale di studio per ulteriori future iniziative di ricerca a cavallo tra fotografia e cinema.

© Maurizio G. De Bonis – Punto di Svista 09/2017

 

GRUPPO DI RICERCA FOTOGRAFICA SATANTANGO

Fotografi fondatori

Luca Cappellaro è nato a Roma nel 1966. Si diploma presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma. Il suo percorso fotografico ha origine nel reportage per poi mutare verso un genere di fotografia di ricerca e introspezione. Predilige l’uso della tecnica argentica realizzando foto in bianco e nero. Vive e lavora a Roma.

Anna D’Elia è una giurista prestata alla fotografia, che ha esposto progetti personali in molte manifestazioni in Italia ed ha ottenuto vari riconoscimenti in contesti internazionali. Così descrive il suo sguardo: Nella poesia del cielo e della terra tento di cogliere e rendere visibili il senso delle cose, la loro essenza effimera e mutevole. Io attraverso le trasformazioni silenziose del mondo vagando in impalpabili mappe interiori tra nuvole e mare.  Ascolto quel che in me risuona, attingendo all’immaginario di opere letterarie e di musica.”

Simona Lunatici è storica dell’arte di formazione, fotografa autodidatta, il suo interesse è rivolto prevalentemente verso la fotografia di paesaggio; negli ultimi anni la sua ricerca si è spostata dagli aspetti più strettamente documentavi all’osservazione dello spazio come esperienza soggettiva di dialogo con i luoghi.

Massimiliano Pugliese è nato a Roma nel 1970. Dopo essersi laureato in Statistica Economica ha continuato i suoi studi in Fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma. Da anni, accanto al suo lavoro presso un ente pubblico, affianca l’attività fotografica sviluppando e realizzando progetti personali attraverso un linguaggio intimo. Grazie al suo stile fortemente autoriale ben presto si distingue in vari concorsi e premi fotografici e diverse sono state le mostre nazionali ed internazionali in cui sono stati esposti i suoi lavori. Nel 2015 il suo lavoro Getting Lost is Wonderful è diventato una pubblicazione di Fugazine, piccola etichetta indipendente di produzioni fotografiche.

Simona Scalas  nasce a Selargius, nel sud della Sardegna; si trasferisce a Roma per proseguire la sua ricerca fotografica e per diplomarsi all’Istituto Superiore di Fotografia (ISFCI). Attraverso il suo lavoro indaga e studia la collettiva solitudine della condizione umana in relazione con la natura, intesa come misteriosa presenza interiore e come imprevedibile e intricato spazio fisico nel quale l’essere umano tenta di collocarsi.

Orith Youdovich è fotografa e curatrice. Ha abbandonato il reportage sociale per dedicarsi alla fotografia concettuale e da allora dirige il proprio sguardo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Svolge attività di ricerca artistica sulla connessione tra fotografia e cinema. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e in Israele. È co-autrice del saggio Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, 2012), Il vento e il melograno – Fotografia Contemporanea Israeliana (Postcart, 2017) e curatrice di “Fotografia Israeliana Contemporanea” (FPM Ed., 2005). Dal 2009 è direttore responsabile della testata giornalistica Punto di Svista – Arti Visive in Italia.

Curatore fondatore

Maurizio G. De Bonis è critico cinematografico e fotografico, curatore e giornalista. È direttore responsabile di Cultframe – Arti Visive e di CineCriticaWeb e responsabile della comunicazione del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Insegna Linguaggio Audiovisivo presso Officine Fotografiche Roma e l’Istituto Superiore di Fotografia. Ha pubblicato libri sui rapporti tra cinema e fotografia e sulla fotografia contemporanea (Postcart), sulla Shoah nelle arti visive (Onyx) e ha co-curato Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio). Ha curato mostre fotografiche e rassegne cinematografiche per Festival Italiani e Internazionali e gallerie private.

 

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Maurizio G. De Bonis è critico delle arti visive, curatore e giornalista. È direttore responsabile di Cultframe – Arti Visive, direttore di CineCriticaWeb e responsabile della comunicazione del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Insegna Linguaggio Audiovisivo presso Officine Fotografiche Roma e l’Istituto Superiore di Fotografia. Ha pubblicato saggi sui rapporti tra cinema e fotografia (Postcart), sulla Shoah nelle arti visive (Onyx) e ha co-curato Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio). È Vice Presidente di Punto di Svista - Associazione culturale.

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