De Sublime. Prima antologica italiana dell’artista tedesco Elger Esser a Milano

Matera IV, Italia 1998. © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

Matera IV, Italia 1998. © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

Sublime, nell’accezione più comune, corrisponde al livello più alto, al sentimento più elevato, al bello e al grande al sommo grado. De Sublime è il titolo della mostra antologica che la Fondazione Stelline di Milano dedica all’artista tedesco Elger Esser. Autore rigoroso e niente affatto estetizzante, con questa esposizione Esser ci trasporta all’interno di un senso del sublime che non è soltanto quello delineato dall’emotività dello sguardo. Si tratta di un esercizio spirituale che siamo come impossibilitati a ignorare.

Se approfondiamo le radici etimologiche del termine “sublime”, scopriamo che il senso primario riconduce al latino sublimis che a sua volta deriva da limen “soglia”, dunque “che giunge alla soglia più alta”. Ma vi è un altro senso che possiamo ravvisare nell’idea del sublime che Esser ci propone di scoprire con questa mostra, ed è quello del varcare la soglia, andare oltre.

Osservando le immagini della prima parte del percorso espositivo – Paesaggi e vedute – si ha proprio l’impressione di entrare in una dimensione differente che pure ci mostra qualcosa di cui avvertiamo inconsciamente l’esistenza. È il guardare che cambia.

In Matera IV (1998) gli strati della città vanno dal basso verso l’alto. Nella parte più profonda vediamo la roccia friabile della gravina, poi le antiche caverne del Sasso Caveoso abitate dall’uomo fino a sessant’anni fa. Infine la parte nuova con quel suo profilo inadeguato che tanto avrebbe scontentato Pier Paolo Pasolini ma che in questa immagine, nello sguardo d’insieme, quasi non si nota più. L’autore ricerca e trova quell’inquadratura “naturale” che rende tutto armonico nonostante la barbarie del ripetitore satellitare sullo sfondo. Per Pasolini la forma autentica della città antica poteva essere soltanto quella che elimina le brutture architettoniche contemporanee. Nel caso di Elger Esser anch’esse trovano il proprio posto, come a voler sottolineare che questi elementi non determinano necessariamente la disarmonia di un paesaggio e che osservare l’insieme, attraverso l’occhio interno, può ugualmente condurre all’equilibrio.

© Elger Esser. Madonna del Monte, Italia 2001. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

© Elger Esser. Madonna del Monte, Italia
2001. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

C’è un forte senso di apertura nelle fotografie dell’artista tedesco. La luce entra con forza e dona ad ogni luogo un senso di apparizione, come per l’immagine di Saône (2001) dove l’elemento dell’acqua, si confonde con il cielo che la sovrasta e rende tutto uguale. Soltanto una sottile e pallida linea orizzontale lascia intravvedere un paesaggio. Lo stesso accade in Madonna del Monte (2001) in cui ad essere ritratta è una casa abbandonata su un isolotto in mezzo all’acqua. Intorno il grigio tenue del cielo e del mare: l’isola e la casa appaiono come un nucleo che deve attrarre lo sguardo e condurlo sull’orlo di quella “soglia” che l’autore ci invita a oltrepassare.

È sempre un guardare pulito, quello di Esser, classico, che riconduce l’osservatore allo spirito romantico del viaggio così come lo si può leggere in certa letteratura del XIX secolo, che trova un ordine naturale per ogni cosa. L’autore cerca un’armonia utilizzando un colore molto spesso tenue che affascina e avvolge lo spettatore, che fa tendere alla visione d’insieme piuttosto che a quella del particolare.

© Elger Esser. Ninfa – Praxithea, Italia 2013. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

© Elger Esser. Ninfa – Praxithea, Italia 2013. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

La mostra prosegue con opere stampate su lastre in rame e argento che donano un’aura preziosa ai luoghi ritratti e ci fanno incamminare lungo un sentiero il cui sbocco finale è la maestosità sublime della serie di immagini denominate Ninfa (2013). Il Giardino di Ninfa è una sorta di rappresentazione del mondo naturale primordiale. Se non fosse per le costruzioni che si notano in alcune di esse, si potrebbe quasi pensare di essere nel luogo paradisiaco dell’origine. Ad ogni modo, nelle immagini che vediamo, questi elementi ci appaiono perfettamente inseriti nel “tutto”. Ed è proprio questo il cuore del lavoro di Esser: la capacità di restituire una sensazione visiva che racconta dell’anima delle cose, una magnificenza naturale che con la sua forza invade ogni dove. Quattro piccoli monitor posti accanto alle immagini di Ninfa emanano suoni e riprese a camera fissa di altrettanti angoli del giardino. In ciascuno di essi l’acqua è protagonista così come i suoni naturali del suo scorrere e del canto degli uccelli. Particolarmente suggestivo Hydor XII nel quale si vede uno stretto canale costeggiato da alte canne di bamboo. Osservando a lungo, la visione sortisce un effetto quasi ipnotizzante: si manifesta l’agire di una meditazione che ci trasporta al suo interno facendoci diventare parte integrante di quel luogo. Una questione non banale, che trascende il concetto del guardare per sconfinare in quello dell’appartenere.

L’acqua è elemento arcaico e pertanto conserva la memoria del mondo. Essa è presente in quasi tutte le opere proposte in questa antologica. Senza l’acqua semplicemente non c’è la vita. Ed è proprio la vita che traspare con forza e bellezza prorompente da queste immagini in una sorta di volontà dell’autore di ricondurre il nostro sguardo a un livello di pulizia e di rigore che è andato perduto. Un doversi resettare dopo tanto inquinamento degli occhi. La maestria di Elger Esser è proprio questa: trovare l’equilibrio che sta prima di tutto nella relazione che si stabilisce con ciò che si ha difronte, mostrandocelo per ciò che è ma anche per ciò che non è. Una visione che ci trasporta nella memoria dimenticata dell’essere. Un viaggio all’interno di un luogo, metafora del viaggio all’interno di se stessi.

© Punto di Svista 06/2017

INFORMAZIONI
Mostra: Elger Esser – De Sublime / a cura di Enrica Viganò e Alessandra Klimciuk
Dal 20 aprile al 25 giugno 2017
Fondazione Stelline / Corso Magenta 61, Milano / Telefono: 02.45462411 / info: fondazione@stelline.it
Orario: martedì – domenica 10.00 – 20.00 / chiuso lunedì
Ingresso: 6 euro

SUL WEB
Il sito di Elger Esser
Fondazione Stelline, Milano

Giovanna Gammarota Vedi tutti gli articoli

Giovanna Gammarota, fotografa, ha sviluppato negli anni diverse ricerche fotografiche legate al rapporto tra fotografia, cinema e letteratura e alla questione della memoria. Tra le sue ricerche: "Sopraluoghi in Lucania. Sulle tracce del Vangelo secondo Matteo di P.P. Pasolini", "A piccoli passi", "Di case e di alberi. Camminando con Beppe". È membro di Punto di Svista e redattore di Punto di Svista – Arti Visive in Italia e di Cultframe – Arti Visive.

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