Mea Culpa. A Milano la prima mostra antologica dell’artista spagnolo Santiago Sierra

Santiago Serra - Mea Culpa.  PAC, Milano. Foto © Masiar Pasquali

Santiago Serra – Mea Culpa. PAC, Milano. Foto © Masiar Pasquali

Mea Culpa è un titolo che si riferisce chiaramente alla colpa di appartenere a quella schiera terribilmente ampia di individui posti ai margini del mondo, coloro che provengono dalle innumerevoli realtà di diseredati cui l’unica colpa è proprio quella di essere nati in queste realtà. Ma la colpa è anche quella di chi a quel mondo non appartiene e lo osserva dall’esterno, indignandosi per le condizioni in cui questi individui sono costretti a vivere. La colpa, è quella di provare un’emozione che non ha alcuna utilità e non produce nessuno spostamento di queste persone nella scala sociale. La colpa, è quella di essere indifferenti.

Con il suo lavoro Santiago Sierra, artista madrileno, agisce sensibilizzando il pubblico oltre il sentimento emotivo fine a se stesso, conducendo la sua personale campagna volta ad attrarre l’attenzione su quelle realtà/non realtà che vivono negli interstizi delle notizie virtuali. Per farlo frequenta i luoghi e gli uomini ai margini: il mondo della colpa.

Entrando, l’autore ci accoglie con una gigantesca fotografia che mostra dei denti digrignati. Fa parte di una serie dal titolo Teeth of the last gipsies of Ponticelli (2009). Le immagini furono affisse a Napoli negli spazi dei cartelloni pubblicitari stradali, il loro ghigno intende dar forma alla paura del diverso come alla rabbia dell’uomo considerato causa di tale paura. Spesso, nelle opere di Sierra, l’artista ricorre al rapporto diretto con il territorio sul quale lavora interagendo sia con le popolazioni sia con le autorità, non sempre riuscendo a ottenere ciò che si prefigge. È il caso dell’opera Sumisión (2006-2007), parola ricavata scavando il territorio desertico di Anapra, subito oltre il confine che separa il Messico dagli Stati Uniti. Le lettere alte 15 metri, il cui interno è rivestito di cemento, furono concepite come contenitori di combustibile che, una volta incendiato, avrebbe dato vita alla scritta Sottomissione. Il governo locale però ne bloccò il completamento ricorrendo all’uso della forza pubblica. La zona è tristemente nota, oltre che per essere uno dei punti in cui si vorrebbe costruire il “muro” di separazione tra messicani e americani, per le condizioni di vita di una comunità che, ancora oggi, non possiede una rete fognaria e brucia a cielo aperto la propria immondizia.

Santiago Sierra. Object Measuring 600 X 57 X 52 cm constructed to be held horizontally to the wall. Konig Galerie. Berlin, Germany. November 2016

Santiago Sierra. Object Measuring 600 X 57 X 52 cm constructed to be held horizontally to the wall. Konig Galerie. Berlin, Germany. November 2016

La colpa possiede un’unità di misura? Si può dare una forma a questo sentimento? Santiago Sierra nei suoi lavori utilizza spesso le geometrie, un modo chiaro e preciso di mostrare ciò di cui sta parlando rendendolo al tempo stesso evidente grazie al concetto di quantità. È il caso di opere come Form of 600x57x52 cm built to sustained perpendicularly to a wall (2016) dove viene rievocato il sacrificio cristiano della croce attraverso un braccio della stessa che si regge grazie al sostegno di due uomini. Oppure come Jerusalem stones in a metre cube box (2004) dove l’elemento caratterizzante dell’opera è quello per cui l’autore, con una semplice telefonata, chiede, e ottiene, di acquistare un certo numero di pietre di quella che è considerata una “città santa”.

Tutto questo rimanda all’elemento principale che permette lo scambio delle merci: il denaro. Santiago Sierra ci dimostra che in questo mondo ormai esclusivamente capitalista qualunque cosa può essere acquistata. Per rendere ancor più manifesto tale concetto l’artista spagnolo ha frequentemente utilizzato del denaro per indurre molti degli individui che ha ritratto a esibirsi in performance, pagando loro un compenso che in qualche occasione è stato l’equivalente di una dose di droga, come nel caso delle donne tossicodipendenti in Line of 160 cm tattooed on a 4 people (2000) o di una giornata di lavoro a salario minimo come per i dieci uomini della comunità senegalese di Livorno in Burial of ten workers (2010). Nella prima performance l’autore pone l’accento sul limite marginale dell’esistenza di queste donne a confronto con il luccicante mondo dei luoghi deputati ad accogliere l’arte contemporanea (la performance fu realizzata in una galleria di Salamanca); nella seconda l’intento è quello di rendere visibile il peso che grava sulle spalle di questi anonimi lavoratori dei quali non vediamo il viso perché ripresi di spalle, come a sottolinearne l’inesistenza. Santiago Sierra riesce così a mettere in risalto il potere del denaro il quale rende ogni cosa merce acquistabile senza alcun problema né spirituale né tantomeno etico.

Santiago Sierra. World's Largest Graffiti. Smara Refugee Camp, Algeria. October 2012

Santiago Sierra. World’s Largest Graffiti. Smara Refugee Camp, Algeria. October 2012

Infine, la dimensione delle opere di Sierra è necessariamente basata sulla vastità poiché vasto e sconfinato è il numero di coloro cui l’artista fa riferimento con il suo lavoro. Una per tutte: l’opera World’s largest graffiti (2012), un S.O.S. di 5.000×1.700 mt tracciato sulla sabbia del deserto marocchino, attraverso cui l’autore riflette sul diritto di vivere nella propria terra di tutti coloro che sono costretti all’esilio.

Dal 21 e al 29 maggio 2017, l’artista torna a scuotere le coscienze con un’azione visibile in diretta streaming al PAC di Milano o attraverso il suo sito: THE NAMES OF THOSE KILLED IN THE SYRIAN CONFLICT FROM THE 15TH OF MARCH 2011 UNTIL THE 31ST OF DECEMBER 2016, in collegamento della Bienal de Performance de Buenos Aires, il Centre for Contemporary Art in Tel Aviv, il Wiener Festwochen di Vienna e la Lisson Gallery di Londra.

© Punto di Svista 05/2017

INFORMAZIONI
Mostra: Santiago Sierra – Mea Culpa / a cura di Lutz Henke e Diego Sileo
Dal 29 marzo al 4 giugno 2017
PAC Padiglione D’Arte Contemporanea, Via Palestro 14, Milano / Telefono: 02.88446359
Orario: mercoledì, venerdì – domenica 9.30 – 19.30 / martedì e giovedì 9.30 – 22.30 / chiuso lunedì
Ingresso: 8 euro

SUL WEB
Il sito di Santiago Sierra
PAC, Milano

Giovanna Gammarota Vedi tutti gli articoli

Giovanna Gammarota, fotografa, ha sviluppato negli anni diverse ricerche fotografiche legate al rapporto tra fotografia, cinema e letteratura e alla questione della memoria. Tra le sue ricerche: "Sopraluoghi in Lucania. Sulle tracce del Vangelo secondo Matteo di P.P. Pasolini", "A piccoli passi", "Di case e di alberi. Camminando con Beppe". È membro di Punto di Svista e redattore di Punto di Svista – Arti Visive in Italia e di Cultframe – Arti Visive.

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