Cosmic Pulses. Tredici autori in mostra a Milano indagano l’Infinito

© Daniele De Lonti. De Sidera 2013

© Daniele De Lonti. De Sidera 2013

Cosmo, Infinito, Pulsazione. Nel sistema in cui viviamo, tutto è collegato mediante la ramificazione extra-mondana dell’immaginazione. I tre termini che abbiamo indicato fanno parte di un campo che non appartiene al mondo fisico, in quanto materia per noi intangibile, ma, al tempo stesso continuamente profanato dall’uomo, che aspira a “toccarlo”, farlo proprio, mediante la conoscenza risultante dalla misurazione. Il senso classico che la filosofia attribuisce alla parola infinito indica qualcosa che non possiede limiti. Attraverso l’atto immaginario con il quale cerchiamo di osservarlo, non facciamo altro che spostare questo limite “oltre”, alla ricerca di una ipotetica forma che non esiste.

Cosmic Pulses è il titolo della mostra allestita presso The Lone T a Milano, in cui tredici autori affrontano questo affascinante tema, creando una rete di concetti che spaziano dal cosa è divino al senso del mistero, dall’immensità dello spazio all’intimità della contemplazione, dallo stupore dell’inconosciuto all’ipotesi di una sua rappresentazione. Ciascuno di loro li affronta dal proprio punto di vista, ciò nonostante le opere esposte possiedono un denominatore comune che le unisce e che si riferisce all’esigenza di poter collocare se stessi in questa immensità.

Quella del cielo stellato è una tra le immagini più iconiche che esistano. In esso riconosciamo l’iconografia della Natività Cristiana che ci lega all’annuncio dell’arrivo di un dono. La sua origine è così lontana nel tempo e la sua vita così infinita, che occorre “inventare” un modo per dare forma a un concetto che, per definizione, non ha forma.

© Luigi Ghirri. Modena 1970

© Luigi Ghirri. Modena 1970

John Archibald Wheeler, fisico statunitense, in una intervista rilasciata nel 1989, raffigurò lo spazio come “uno sfondo sul quale ha luogo ogni movimento”. Siamo abituati a pensare alle stelle e al cosmo in termini narrativi precisi oppure in contesti totalmente indefinibili. Attraverso l’osservazione delle opere esposte in questa mostra è tuttavia possibile percepire il loro “pulsare”. Ciò avviene sia che si guardi la carta blu stellata fotografata da Luigi Ghirri, Modena (1970), sia che si osservi la polvere imprigionata dal vetro dell’opera di Natale Zoppis Indagini sull’infinito (2014), entrambe prove di riproduzione di uno spazio che sta contemporaneamente fuori e dentro l’individuo.

Ma esiste al contempo una certa materialità, null’altro che il lato opposto della spiritualità, le due valenze viaggiano parallele e sono necessarie l’una all’altra. Entrambe sono parte integrante dell’indagine che Tancredi Mangano compie per cercare la sua interiorità in Inner Univers (2013). Nello spazio di una piccola lastra di zinco, annerita con il nerofumo della candela (una stella di cera), l’autore schizza la propria saliva, il risultato è il formarsi di innumerevoli punti bianchi disposti nel tipico modo apparentemente casuale con cui le stelle ci appaiono quando osserviamo il cielo nelle limpide notti estive. Nel dittico di Daniele De Lonti tratto da De Sidera (2013), l’intento dell’autore pare essere quello di restituire il più possibile l’intensità di quella massa che, sempre Wheeler, definisce “materia oscura”, impossibile da riprendere nella sua purezza originaria, dunque l’unico modo per poterla osservare è attraverso la proiezione di un planetario.

© Natale Zoppis. Indagini sull'infinito 2014

© Natale Zoppis. Indagini sull’infinito 2014

L’indagine prosegue su un’ulteriore piano di mistero: quello della fede. L’opera che lo rappresenta è tratta dalla serie Ex voto (2006) di Antonio Biasiucci in cui la figura ritratta ci appare come sospesa, ammantata di quella santità che la paragona a una sorta di apparizione ascesa al cielo. Per contro l’idea spirituale dello spazio è contrastata da quella più concettuale rappresentata dall’opera di Lucio Fontana Concetto spaziale (1952) che l’autore rende perfettamente visibile attraverso un segno blu a forma di spirale dipinto sulla superficie bianca di un piatto concavo. Gilberto Zorio con l’opera Rossini (2006) ci mostra la stella portatrice del suono primordiale, la vibrazione cosmica che attraversa l’Universo. Giulio Paolini con Rovine (2010), ci parla delle rovine che l’uomo non cessa di produrre attraverso le proprie azioni, osservate dall’indifferente volta celeste che ci sovrasta. Jan Dibbets gioca con la nostra percezione proponendo un insolito sistema solare, popolato di pianeti luminosi che, a una più attenta osservazione, si rivela essere l’interno della cupola del Palazzo Guell di Barcellona. Michele Zaza con Neo terrestre (1979) crea il proprio universo nel quale il suo stesso corpo diventa protagonista perdendosi. Hans Herman destruttura l’immagine del cosmo utilizzando un bisturi, TransDeReStrutturazione (2012), come per dar vita alla vibrazione che sostiene il suo impercettibile movimento. James Lee Byars ci affascina con i suoi moderni geroglifici d’oro tracciati su carta velina nera come la notte fonda, messaggi che arrivano da un altrove, Untitled (1989). Alberto Sinigallia con The scenary of Heavens (2013), stimola la nostra curiosità attraverso l’immagine di un libro chiuso, mettendo in moto l’immaginazione.

Ed ecco che siamo tornati al principio. È curioso notare come nessuna di queste opere ritragga il “vero” Universo, ognuna di esse lo rappresenta indicandoci che l’unico modo per osservarlo davvero sta dentro la nostra immaginazione. “Noi siamo coinvolti in ciò che osserviamo accadere – dice ancora John Archibald Wheeler – cosa sarebbe l’Universo senza l’osservatore?”

© Punto di Svista 03/2017

INFORMAZIONI
Mostra: Cosmic Pulses
Autori: Antonio Biasiucci, James Lee Byars, Daniele De Lonti, Jan Dibbets, Lucio Fontana, Luigi Ghirri,  Hans Hermann, Tancredi Mangano, Giulio Paolini, Alberto Sinigaglia, Michele Zaza, Natale Zoppis, Gilberto Zorio
Dall’8 febbraio all’8 aprile 2017
The Lone T / Via Senato 24, Milano / telefono 02.83648383 / info@thelonet.it
Orario: martedì – sabato 15.00 – 19.00 / ingresso libero

SUL WEB
The Lone T, Milano

Giovanna Gammarota Vedi tutti gli articoli

Giovanna Gammarota, fotografa, ha sviluppato negli anni diverse ricerche fotografiche legate al rapporto tra fotografia, cinema e letteratura e alla questione della memoria. Tra le sue ricerche: "Sopraluoghi in Lucania. Sulle tracce del Vangelo secondo Matteo di P.P. Pasolini", "A piccoli passi", "Di case e di alberi. Camminando con Beppe". È membro di Punto di Svista e redattore di Punto di Svista – Arti Visive in Italia e di Cultframe – Arti Visive.

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