Racconti privati. Interni 1967-1978. Mostra di Mario Cresci

© Mario Cresci. Dalla serie Interni mossi, Barbarano Romano, 1979©

© Mario Cresci. Dalla serie Interni mossi, Barbarano Romano, 1979

“Mi ha sempre affascinato il rapporto degli oggetti con le persone, dagli utensili più semplici a quelli più complessi, fino ad arrivare al design contemporaneo”. Con questa frase di Mario Cresci, il Museo di Fotografia Contemporanea accoglie il visitatore della mostra Racconti privati. Interni 1967-1978, ed è, questo, uno dei concetti base del lavoro qui esposto che mostra alcuni tra gli scatti più significativi del periodo lucano dell’autore. È lo stesso Cresci a raccontare, in un video che accompagna la mostra, come nei primi anni Sessanta, quando si trovava a Venezia per studiare disegno industriale alla Facoltà di Architettura, fosse già molto esplicito il concetto secondo il quale la fotografia dovesse essere uno strumento di cui servirsi per sperimentare e non semplicemente un mezzo per rappresentare il reale. Egli quindi comincia da subito a immergersi in questa visione che mescola diverse discipline, cercando di ricavare una immagine nuova.

Durante la sua permanenza in Basilicata, Cresci si trova ad affrontare spazi e oggetti che hanno radici profondissime in una cultura che sembra essere in netto contrasto con il mondo sperimentale, tecnologico e industriale dal quale proviene. Tuttavia sarà proprio questa visione “nuova” che egli ha in mente ad essere applicata al suo lavoro e a generare una diversa interpretazione degli ambienti di questo Sud arcaico, in antagonismo, per esempio, con la rappresentazione che ne fa lo scrittore e artista torinese Carlo Levi. Un confronto, questo, in cui Levi, attraverso i suoi dipinti della realtà, mostra le condizioni peregrine in cui le popolazioni contadine vivono subendone oltremodo il fascino – come accadde a Pier Paolo Pasolini quando raccontò il sottoproletariato romano prima e gli stessi luoghi lucani utilizzati per ambientare il Vangelo secondo Matteo poi – mentre Cresci compie il tentativo di rendere tale visione più “moderna”, mettendo in relazione l’individuo con il complesso contesto nel quale si trova a vivere. In questo senso è estremamente significativo sentire come egli spieghi la scoperta di trovarsi davanti, nello stesso Paese, l’Italia, due realtà completamente differenti – quella più tecnologica, avanzata e industriale del Nord e quella più manuale, umanistica e artigianale del Sud – e nonostante ciò riuscire ad utilizzare l’identico approccio fotografico, come a sottolineare che non esistono condizioni, per quanto differenti possano apparire tra loro, che giustifichino un approccio altrettanto differente di lavoro.

Cresci vuole qui sottolineare, a nostro parere, come certa fotografia generata dal movimento neorealista e consolidatasi a seguito dell’esperienza fotografica emersa dalla documentazione del secondo conflitto mondiale, si possa tramutare in una esperienza di lavoro sperimentale, accorciando così, se non addirittura annullandolo, quell’eterno divario che vuole il Sud d’Italia spesso rappresentato unicamente in termini fotogiornalistici.

© Mario Cresci. Autoritratto, dalla serie Interni mossi, Barbarano Romano, 1979

© Mario Cresci. Autoritratto, dalla serie Interni mossi, Barbarano Romano, 1979

A tal proposito tra le fotografie presenti in mostra troviamo la significativa serie Interni mossi (1978 /1979), in cui l’autore fa muovere i soggetti ripresi negli ambienti in cui sono collocati creando appunto un effetto mosso, un movimento che li rende vivi in luoghi che sembrano essere passati. Interni che custodiscono memorie e le cui fattezze sono inequivocabilmente antiche. Essi interagiscono, si relazionano con lo spazio e gli oggetti che li circondano donando all’immagine una freschezza che possiamo percepire ancora inalterata. In alcune di queste le persone ritratte appaiono addirittura semi trasparenti, si confondono con la tappezzeria della parete o con la stoffa della poltrona sulla quale seggono come se la loro esistenza risultasse fusa all’ambiente ma, al tempo stesso, si collocasse al di fuori di esso. Altre immagini, come quelle della serie Tricarico (1967), ci mostrano gli interni delle case privi dei loro abitanti, il percorso di Mario Cresci comincia da qui, esse fanno affiorare dalla memoria i lavori che Walker Evans o Dorothea Lange realizzarono per la Farm Security Administration, in cui i luoghi ritratti apparivano poveri e tuttavia estremamente dignitosi. Sugli oggetti qui ritratti, sulla loro vita, si può intuire il sedimento degli eventi vissuti dalle persone fotografate negli anni seguenti come in una sorta di relazione tra passato e presente. Esse però non sono una semplice testimonianza di ciò che è stato bensì costituiscono un’accurata messa in scena di un mondo che pur essendo ormai scomparso ancora aleggia rimanendo sospeso.

© Mario Cresci. Dalla serie Interni mossi, Tricarico, 1979

© Mario Cresci. Dalla serie Interni mossi, Tricarico, 1979

Tuttavia i Racconti privati di Mario Cresci ci vengono consegnati ammantati di malinconia, come lo stesso autore osserva, la malinconia per non aver smosso nulla, non aver sortito alcun movimento pubblico. Gli artisti che in quel periodo tentarono di lanciare segnali affinché la fruizione delle loro opere catturasse un interesse, da parte delle Istituzioni Pubbliche, che potesse coagularsi all’azione dell’arte divenendo cassa di risonanza per una realtà che mostrava innumerevoli aspetti da esplorare e far conoscere, è rimasta utopia, come molte furono le utopie di quegli anni. Ed ecco allora che la fotografia ritorna ad essere solo il documento di una realtà che non è più la stessa, provocando in chi la fa un grande senso di impotenza. L’impotenza che spesso ancora oggi l’immagine, e l’arte in generale, sentono nei confronti dei grandi temi sociali.

© Punto di Svista 05/2015

 

INFORMAZIONI
Mario Cresci. Racconti privati. Interni 1967-1978 / A cura di Roberta Valtorta
Dal 15 marzo al 6 settembre 2015
Museo di Fotografia Contemporanea Villa Ghirlanda / via Frova 10, Cinisello Balsamo (MI) / telefono 02.6605661 / info@mufoco.org
Orari: mercoledì – venerdì 15.00 – 19.00 / sabato – domenica 11.00 – 19.00 / Ingresso libero

SUL WEB
Il sito di Mario Cresci
Museo di Fotografia Contemporanea Villa Ghirlanda, Cinisello Balsamo (MI)

Giovanna Gammarota Vedi tutti gli articoli

Giovanna Gammarota, fotografa, ha sviluppato negli anni diverse ricerche fotografiche legate al rapporto tra fotografia, cinema e letteratura e alla questione della memoria. Tra le sue ricerche: "Sopraluoghi in Lucania. Sulle tracce del Vangelo secondo Matteo di P.P. Pasolini", "A piccoli passi", "Di case e di alberi. Camminando con Beppe". È membro di Punto di Svista e redattore di Punto di Svista – Arti Visive in Italia e di Cultframe – Arti Visive.