Urban Solitude. Fotografie di Wim Wenders

Wim Wenders - Urban Solitude. Allestimento della mostra - Palazzo Incontro, Roma. Photo: Orith Youdovich

Wim Wenders – Urban Solitude
Allestimento della mostra – Palazzo Incontro, Roma.
Photo: Orith Youdovich

Un angolo anonimo, probabilmente il retro di un palazzo un po’ malandato: il disegno di un cervo, una lunga scala a pioli che porta verso il nulla, un albero con foglie verdi. Uno spazio ristretto, insensato, chiuso e claustrofobico, quasi soffocato dai muri esterni di piccole e impersonali costruzioni.

E ancora: una strada deserta e inquietante (che entra dentro un bosco) ai cui lati sono poste casupole colorate, un negozio dalla facciata verde il cui interno appare totalmente buio, un modesto stabile posto al centro di un crocevia.

Dalla Russia al Giappone, dagli Stati Uniti alla Germania, lo sguardo di Wim Wenders si posa con lucidità e imperturbabile equilibrio sulla realtà circostante, seguendo un sentimento della percezione che gli permette di volta in volta di entrare in profonda comunicazione con il mondo lo circonda. Quelli sopra descritti sono spazi della città (a volte ai suoi margini), luoghi metropolitani caratterizzati dal mistero, da una sospensione del senso che provoca nel fruitore una sensazione di disagio. Nessuna preesistenza mentale, solo un’acuta esperienza dello sguardo che allude a qualcosa che “c’era”, e che forse “c’è” ancora: ciò che lo storico dell’arte ed esperto di studi sull’immagine Hans Belting potrebbe definire “assenze visibili” o “le presenze di un’assenza”.

Per provare questo turbamento del vedere, basta camminare con la dovuta lentezza per le stanze che compongono lo spazio espositivo di Palazzo Incontro a Roma, luogo che ospita la personale di Wim Wenders intitolata Urban Solitude. In questo labirinto, le apparizioni delle grandi stampe che compongono la mostra trasportano chi guarda sempre in una rinnovata dimensione visuale, ogni volta più rarefatta, straniante.

Cogliere in modo appropriato questa operazione espositiva legata alla produzione fotografica wendersiana è sostanzialmente semplice, bisogna, però, adeguarsi con fiducia all’approccio dell’artista visivo (non solo cineasta, dunque) di Düsseldorf. Il vedere come “percezione del reale”. Tutto potrebbe fermarsi a questa ovvia e condivisibile considerazione, che però apre prospettive molto più ampie.

Dopo che il personaggio centrale del film Alice nelle città (1974) ha inquadrato il reale con la sua polaroid rimane sempre interdetto e irritato nell’istante in cui vede il risultato dello scatto: “…mai uguale a quello che si vede”.

Così, le opere di Urban Solitude conducono il visitatore in un territorio in cui la rappresentazione del mondo evoca/coglie altre significative questioni che la superficialità del vedere quotidiano impedisce di mettere fuoco: la vita degli esseri umani (che sono spesso assenti), il peso degli eventi storici, la stratificazione esistenziale della società, l’angoscia della solitudine degli individui, l’emergere della memoria, l’enigma dell’abbandono. Le testimonianze visive di Wenders, che pure sono il risultato di una “immersione nel mondo”, comunicano immancabilmente un senso di vacuità che trasmette allo stesso tempo quiete e angoscia, il ritmo della vita e l’abisso del nulla.

Gli scatti presentati nella la mostra romana, dunque, rendono perfettamente giustizia allo sguardo del regista diParis, Texas (1984) e Il cielo sopra Berlino (1987), tanto che è possibile affermare, senza timore di compiere delle forzature, che il suo lavoro fotografico sia ancor più lucido e incisivo di quello cinematografico (almeno in relazione all’ultima parte di carriera, e non considerando il “documentario” Pina, del 2011).

Ciò che rimane al visitatore dopo la visione di Urban Solitude, è la sensazione di aver assistito a un viaggio libero dalle barriere dello spazio-tempo, attraverso il sentimento percettivo di un autore che cerca di cogliere gli echi della realtà prima che quest’ultima si disperda in un universo di risonanze del mondo fatto solo di mistero e mancanza.

© Punto di Svista 04/2014 – Huffington Post

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INFORMAZIONI
Wim Wenders – Urban Solitude / A cura di Adriana Rispoli
Dal 18 aprile al 6 luglio 2014
Palazzo Incontro / Via dei Prefetti 22, Roma / Tel. 06.97276614 / info@fandangoincontro.it
Orario: martedì – domenica 11.00 – 19.00 / chiuso lunedì / apertura straordinaria 2 giugno 2014
Biglietto: intero 8 euro / ridotto 6 euro

LINK – CULTFRAME ARTI VISIVE
Pina. Un film di Wim Wenders di Silvia Nugara
Pina. Intervista al regista Wim Wenders di Nikola Roumeliotis
Il volo. Un cortometraggio in 3D di Claudio Panella
Barilla 125 anni. Spot diretto da Wim Wenders di Maurizio G. De Bonis
Ferrovie dello Stato. Spot diretto da Wim Wenders di Maurizio G. De Bonis

 

Maurizio G. De Bonis Vedi tutti gli articoli

Maurizio G. De Bonis è critico delle arti visive, curatore e giornalista. È direttore responsabile di Cultframe – Arti Visive, direttore di CineCriticaWeb e responsabile della comunicazione del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Insegna Linguaggio Audiovisivo presso Officine Fotografiche Roma e l’Istituto Superiore di Fotografia. Ha pubblicato saggi sui rapporti tra cinema e fotografia (Postcart), sulla Shoah nelle arti visive (Onyx) e ha co-curato Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio). È Vice Presidente di Punto di Svista - Associazione culturale.