La luna su Torino. Un film di Davide Ferrario

Due sono gli aspetti interessanti della carriera cinematografica di Davide Ferrario: la natura indipendente della sua pratica produttiva e il continuo passaggio dal cinema di finzione a quello documentaristico. Questi fattori lo rendono in ogni caso, nonostante gli alti e bassi della sua filmografia, un autore degno di attenzione.
Ciò che colpisce, inoltre, è il fatto che le opere di Ferrario, possano soddisfare o no lo spettatore, non sono mai prevedibili; e ancora, che l’aspetto visivo delle sue realizzazioni filmiche appare sempre di una qualità creativa sopra la media (del cinema italiano).

La luna su Torino è un esempio tipico del suo universo espressivo. Pur trattandosi di un lungometraggio caratterizzato da talune inutili concessioni a una commedia forse un po’ semplicistica e da una struttura traballante, si tratta di un lavoro che si manifesta in primo luogo come un testo visuale basato su immagini che comunicano in modo chiaro e autonomamente, al di là dei contenuti. D’altra parte lo stesso Ferrario afferma di “odiare i film con il messaggio” e La luna su Torino fortunatamente non si incarta in una sceneggiatura “densa” e iper-costruita, dunque pesante e scontata.  Si tratta, invece, di un flusso libero di pensiero, nell’ambito del quale i concetti anche se veicolati dai personaggi si disperdono nel tessuto visivo e nelle metafore senza diventare ingredienti di un discorso didascalico e prevedibile.

Altra questione affrontata da Davide Ferrario è la relazione tra il soggetto (pensante) e il “posto” in cui vive. La città, in questo caso Torino, pur manifestandosi come un “luogo dell’anima” non rappresenta una gabbia di certezze e sicurezze, anzi sembra configurarsi come una sorta di trampolino di lancio esistenziale. Il 45° parallelo che attraversa Torino (“linea geografica” equidistante tra il Polo Nord e l’Equatore) è il fattore simbolico che descrive le esistenze di persone costrette a vivere lungo un confine sottilissimo: quello che divide la sfera che governa il desiderio di stabilità e ordinarietà dall’esigenza insopprimibile del nuovo, del diverso, del non conosciuto. In tal senso, i personaggi de La luna su Torino diventano fondamenti di una condizione di doppiezza che ogni animo sensibile e curioso si trova a sostenere.

Punto di riferimento filosofico-concettuale del film è Giacomo Leopardi, che lo stesso Ferrario sostiene di aver riscoperto mentre girava Piazza Garibaldi (2012). E proprio un pensiero leopardiano (citato nel corso della vicenda) sembra essere il fulcro del film: “…dietro a un paesaggio c’è sempre un altro paesaggio, che si percepisce con la vaghezza e l’indefinitezza dei fatti immaginativi”.
Ferrario, da artista visuale sensibile qual è, ha colto perfettamente l’importanza di questa frase, non solo per chi fa cinema (e aggiungiamo noi, per chi fa fotografia) ma anche per chi intende affrontare il mistero dell’esistenza senza limitarsi a registrare con i sensi la superficie delle cose e degli accadimenti.

© Punto di Svista 11/2013 – 03/2014


TRAMA

Ugo è una persona un po’ spiantata e solitaria che riesce a sopravvivere grazie a un’eredità che sta consumando senza badare al futuro. Per tirare avanti ha affittato una parte della sua bella casa sulla collina torinese a Maria e Dario, due ragazzi che ben presto diventano suoi amici. I tre cercano di dare un senso alla loro esistenza e di trovare un amore ma tutto si complicherà quando l’ipoteca sulla casa di Ugo diverrà esecutiva.


CREDITI

Titolo: La Luna sopra Torino / Regia: Davide Ferrario / Sceneggiatura: Davide Ferrario / Fotografia: Dante Cecchin / Montaggio: Claudio Cormio / Scenografia: Francesca Bocca, Valentina Ferroni / Musiche: Fabio Barovero / Interpreti: Walter Leonardi, Manuela Parodi, Eugenio Franceschini, Daria Pascal Attolini / Produzione: Davide Ferrario / Distribuzione: Academy Two / Paese: Italia / Anno: 2013 / Durata: 90’

LINK
Filmografia di Davide Ferrario
Festival Internazionale del Film di Roma – Il sito
Academy Two

 

Maurizio G. De Bonis Vedi tutti gli articoli

Maurizio G. De Bonis è critico delle arti visive, curatore e giornalista. È direttore responsabile di Cultframe – Arti Visive, direttore di CineCriticaWeb e responsabile della comunicazione del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Insegna Linguaggio Audiovisivo presso Officine Fotografiche Roma e l’Istituto Superiore di Fotografia. Ha pubblicato saggi sui rapporti tra cinema e fotografia (Postcart), sulla Shoah nelle arti visive (Onyx) e ha co-curato Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio). È Vice Presidente di Punto di Svista - Associazione culturale.