Icnologia. Installazione di Pietro D’Agostino e Giulio Marzaioli tra scrittura e fotografia

La prima suggestione di cui questa installazione, è il caso di dire, lascia traccia nello spettatore è un vago desiderio, un’immediata proiezione di sé nel futuro, un improvviso estraniante interrogativo: cosa lascerò, io, cosa lascerà il mio mondo, la mia biosfera, all’icnologo del futuro, a colui che studia e studierà le tracce del mio passaggio? Ma tant’è, a dare retta a Benjamin, la virtù dell’arte «è generare esigenze che non è in grado soddisfare», così lo spettatore torna rapido al proprio presente e alle tracce che altro o altri hanno lasciato al suo sguardo e al suo studio.
Senza averlo immaginato è lui l’icnologo a cui allude questo audace esperimento tra linguaggi difformi che si incontrano in un unico mutevole discorso, è lui l’icnologo a cui è chiesto di seguire le tracce che scrittura, fotografia, incisione tridimensionale vanno componendo tra queste mura già piene di sedimenti, di lasciti. Tracce che per l’icnologo-spettatore si rivelano subito anche segni, immagini (quasi giocasse con gli etimi, icnologo, iconologo, e da ichnos, traccia, passasse a eikon, icona, immagine), segni dentro cui decifrare ciò a cui la traccia accenna o ciò che la traccia cela. Sì, perché la traccia, in questo caso, è la traccia di pensiero che la scrittura e le immagini evocano al loro accadere, ovvero, scoprendone il rovescio, il segno visibile di un pensiero che non ha trovato modo di lasciare traccia se non sedimentandosi tra gli infiniti riflessi di questi due linguaggi ambigui e accoglienti.

Nella scrittura del resto segno e traccia tendono inevitabilmente a coincidere, e per quanti sforzi si possano immaginare les mots et les choses difficilmente potranno sovrapporsi; nella fotografia, non c’è bisogno di ricordarlo, ogni traccia, ogni impressione della luce sulla carta o sulla pellicola, ogni sedimento materiale che consente la magia della chimica, partecipa alla battaglia per essere trasformato in segno, in elemento codificato di uno sguardo, di una cultura. Una battaglia dove traccia e segno si oppongono e si sovrappongono, archeologia e discorso si contrastano, si scambiano, a volte si compenetrano. E proprio qui, nel cuore di questa battaglia, si posiziona Icnologia, mettendo alla prova i limiti e gli statuti dei due linguaggi: alla scrittura chiedendo di scivolare verso l’icasticità dell’immagine (anche sonora), o dell’icona/traccia scolpita dalle parole, alla fotografia chiedendo di farsi espressione luminosa della realtà organica e poi minerale del foglio di carta che della scrittura racchiude le tracce.

L’icnologo-spettatore avrà allora bisogno di sapere che l’installazione si compone di tre momenti, ovvero di tre dispositivi, che rimandano incessantemente l’un l’altro senza gerarchie temporali: un dispositivo testuale, dove si sfogliano le parole/icona di Giulio Marzaioli, un dispositivo fotografico dove si osservano le tracce materiali di quelle stesse parole, le immagini di Pietro D’Agostino, un dispositivo ibrido, dove le stesse tracce con il laser sono incise a tre dimensioni all’interno di un cristallo. Eppure in questo discorso così serrato tanto la scrittura che la fotografia attivano strategie di senso, logiche di funzionamento distinte. La scrittura si organizza in un vero e proprio dispositivo testuale, dove le parole al termine di un processo serrato di sottrazione, non solo assumono significato iconico in quanto traccia d’inchiostro sul foglio, ma ricevono unità, abolita ogni possibilità di sintassi, dal passaggio tanto spaziale che temporale da un supporto all’altro, da un foglio all’altro: è nella closure, nello spostamento da un foglio all’altro, nello sfogliare dello spettatore che le parole risuonano in un’immagine allo stesso tempo sonora e visiva, ricomponendo i propri frammenti in una narrazione fatta di azioni e concetti.

Estratto dal testo critico di © Gianmaria Nerli / Punto di Svista 09/2013

INFORMAZIONI
Icnologia. Installazione di Pietro D’Agostino e Giulio Marzaioli
TRAleVOLTE / Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma / Tel. 06.70491663;  Tel./Fax. 06.77207956 / tralevolte@yahoo.it
Inaugurazione: Venerdì 20 settembre 2013, ore 18.00
Durata mostra: Da 20 settembre al 3 ottobre 2013
Orario: tutti i giorni 17.00 -  20.00 / chiuso sabato e festivi

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Associazione TRAleVOLTE, Roma