La scoperta dell’alba. Incontro con la regista Susanna Nicchiarelli

Abbiamo incontrato Susanna Nicchiarelli a Torino, in occasione dell’anteprima del suo ultimo film, La scoperta dell’alba, al quale hanno lavorato tanti torinesi: dal direttore della fotografia Gherardo Gossi, al montatore Stefano Cravero, ai Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, autori della colonna sonora e anche interpreti nella parte di se stessi di diverse scene della pellicola, che si conclude con una canzone realizzata appositamente dai Subsonica. La regista ha voluto anche ricordare Ferruccio Casacci, padre di Max, fondatore dei Subsonica, attore e produttore che l’aiutò ai suoi esordi insegnandole a montare video e che è scomparso nel 2011.

La scoperta dell’alba
è però ambientato a Roma, tra il 1981 e il 2011, ed è tratto dal romanzo omonimo di Walter Veltron

Cercavo da tempo un soggetto che avesse un elemento fantastico, fantascientifico, o surreale. Quando mi hanno raccontato il romanzo di Veltroni mi è parso particolarmente interessante perché presentava una storia che era soprattutto una riflessione sulla memoria e sul passato, come quella che avevo fatto con il mio primo film, Cosmonauta. Questo secondo film mi ha permesso di far vedere l’oggi e al tempo stesso il passato, non col solito espediente del flashback, ma con un rapporto attivo tra il presente e il passato. Mi sono subito identificata con la protagonista che scopre un telefono che la mette in comunicazione con se stessa bambina e mi sono chiesta in che momento della mia vita avrebbe potuto arrivare una simile telefonata, che nel suo caso segna in modo drammatico una frattura che abbiamo vissuto tutti, quando abbiamo smesso di essere bambini. M’interessava anche molto il tema della rielaborazione del rapporto con i genitori.

Il tema del libro non era affatto facile da portare al cinema in modo credibile

Quando lavori coi viaggi nel tempo e coi paradossi temporali ti rompi la testa. Avremmo potuto anche far cambiare il passato come in Ritorno al futuro, però il punto del film è che il passato non si può cambiare. Addirittura abbiamo fatto in modo che il personaggio di Margherita Buy causasse delle cose che sono già successe… riscattando così la verità.

L’autrice ha portato numerose e significative varianti al romanzo

Anch’io ho vissuto da bambina gli anni del terrorismo raccontati da Veltroni. Ho però ritardato la data degli eventi narrati nel film dal 1977 al 1981, perché m’interessava raccontare il passaggio da un decennio all’altro, dagli anni di piombo all’aerobica e ai video musicali in televisione, a un mondo colorato e forzatamente allegro in cui la cultura dell’immagine diventa dominante.
Ho quindi scritto il soggetto in modo personale, lo stesso Veltroni mi ha invitato a fare il “mio? film, un film per la mia generazione e in questa direzione abbiamo lavorato con lo sceneggiatore Michele Pellegrini. Inoltre, m’interessava creare un personaggio femminile sia perché al cinema non capita mai alle donne di fare i viaggi del tempo sia per sviluppare meglio il rapporto tra figlie e padre.

La reazione di Veltroni al film

È venuto a vederlo in sala di montaggio e mi ha fatto molti complimenti. È sempre stato molto discreto, mi ha lasciato fare la mia versione, non ha voluto neanche “oscurare” il film venendo all’anteprima del Festival di Roma, a cui erano presenti la moglie e la figlia. La mia è stata una scelta rischiosa perché il libro aveva venduto molto e il suo nome era ingombrante, ma ho accettato la sfida di rendere mia questa storia.

Come in Cosmonauta, la regista è anche interprete di un personaggio importante, non presente nel romanzo

Ho voluto recitare anche io un po’ per divertimento, un po’ perché stando anche davanti alla macchina da presa si crea con gli altri attori un rapporto diverso, e mi piace molto lavorare così. Mi diverte molto anche interpretare personaggi femminili un po’ goffi, un po’ buffi, mettendo in scena le mie fragilità, perché non si vedono molti personaggi così. È molto faticoso recitare e dirigere un film sia sul set sia in montaggio: è un inferno ma ne vale la pena perché è molto emozionante portare in prima persona nel film tanto “disordine? e tutta la vitalità del mio personaggio.

Gli altri interpreti principali sono una coppia importante del cinema italiano

Margherita Buy è una delle pochissime attrici italiane dotata di un registro drammatico e di un registro leggero, ironico, che in questo particolare genere di film è essenziale. A Rubini avevo pensato da subito, perché già in Cosmonauta aveva dato a un personaggio minore, scritto così così, uno spessore fantastico. Lui e Margherita sullo schermo sono una forza, improvvisano, e pur avendo un passato da marito e moglie si divertono molto a lavorare insieme. I loro due personaggi, e anche il mio, sono rimasti un po’ bambini anche se hanno un’età in cui i loro padri erano classe dirigente, ma la loro generazione non ha ancora preso le redini del paese. Il passato irrisolto rende molti incapaci di diventare adulti. E volevo che i loro personaggi fossero un po’ goffi, un po’ bambini.

© Punto di Svista 01/2013

 

CREDITI
Titolo: La scoperta dell’alba / Regia: Susanna Nicchiarelli / Sceneggiatura: Michele Pellegrini, Susanna Nicchiarelli tratta da “La scoperta dell’alba” di Walter Veltroni  / Montaggio: Stefano Cravero / Fotografia: Gherardo Gossi / Scenografia: Alessandro Vannucci / Musiche originali: Gatto ciliegia contro il grando freddo / Interpreti: Margherita Buy, Sergio Rubini, Susanna Nicchiarelli, Lina Sastri, Gabriele Spinelli, Lucia Mascino / Prouzione: Fandango, Rai Cinema / Distribuzione: Fandango / Paese: Italia, 2012 / Durata: 92’

LINK
Fandango

 

Silvia Nugara - Claudio Panella Vedi tutti gli articoli

Silvia Nugara ha un dottorato di Linguistica Francese. I suoi interessi riguardano le relazioni tra il linguaggio e la costruzione della realtà sociale, con riferimento agli immaginari e ai discorsi relativi alle soggettività di genere. Claudio Panella, Dottore di ricerca in Letterature e Culture Comparate, si interessa alle interazioni tra la letteratura e le arti, alle trasfigurazioni letterarie del paesaggio e della città, alle rappresentazioni del lavoro industriale e post-industriale nella letteratura. Attualmente sono redattori di Punto di Svista e Cultframe.