La nave dolce. Un film di Daniele Vicari

La nave Vlora trasportava un grosso carico di zucchero quando il 7 agosto 1991 sbarcò al porto di Durazzo. Le operazioni di scarico non poterono completarsi perché il mercantile fu preso d’assalto nei modi più diversi e disperati da una folla desiderosa di fuggire l’Albania ad ogni costo. A bordo finì per riunirsi un’umanità assai varia e qualcuno costrinse il comandante a salpare per l’Italia piantandogli un cacciavite in una gamba. Dopo una notte di viaggio, la nave si avviò verso Brindisi ma, avendo ricevuto l’ordine di tornare indietro, proseguì la sua rotta in direzione di Bari. Quello che entrò nel porto del capoluogo pugliese la mattina dell’8 agosto somigliava a un gigantesco favo galleggiante, brulicante di circa 20 mila esseri umani: un’immagine drammatica e potente ricostruita qualche anno dopo da Gianni Amelio ne Lamerica (1994).

La nave dolce documenta quella vicenda e il respingimento di massa che ne seguì, il primo della storia italiana, attraverso immagini di repertorio e interviste a chi c’era: alcuni migranti tra cui il ballerino Kledi Kadiu e il regista Robert Budina, il comandante della nave, l’ispettore di polizia che l’attese sul molo, alcuni giornalisti, l’allora assessore alla sanità del comune di Bari, i custodi dello stadio in cui i migranti furono radunati in condizioni disumane prima di essere rimpatriati. Di tutti questi testimoni il regista sceglie di non dirci nulla, né il nome né il ruolo che ebbero nella vicenda, lasciando, e non sempre ciò avviene, che le informazioni emergano dalle testimonianze stesse.
A parte questa mancanza, il nuovo lavoro di Daniele Vicari riesce, come il precedente Diaz, a restituire una visione prismatica di una vicenda collettiva, in questo caso attraverso una forma più manifestamente documentaria, impreziosita da un interessante lavoro sul suono. Non si tratta dunque solo di un film sull’evento in sé, bensì sugli sguardi, sulle diverse prospettive, esperienze, impressioni, emozioni di chi vide e di chi, come i reporter e i teleoperatori, mostrò.

Oltre a suscitare considerazioni politiche e umane su quanto ricostruito, il film è perciò anche una riflessione sul tempo, sulla memoria e sull’archivio delle immagini. Sono passati poco più di vent’anni da quello sbarco ma il film sembra riportare a galla il relitto di un’epoca lontana nonostante l’Italia di oggi viva in un’inquietante continuità con quegli anni in cui il mantenimento dell’ordine pubblico iniziò a diventare la principale modalità dell’agire politico nel nostro Paese. Si veda per esempio la violenta rottura che si consumò tra le istituzioni dello Stato e il sindaco Enrico Dalfino che avrebbe preferito accogliere i migranti in una tendopoli piuttosto che rinchiuderli nello stadio lanciando loro il cibo da un elicottero.

La nave dolce è un lavoro di archeologia del passato prossimo che tenta di salvare l’esperienza storica dalla volatilità della nostra memoria sempre più appiattita su un eterno presente. I materiali di repertorio provengono da archivi di privati, di emittenti televisive italiane, nazionali e locali, e dalla tv di stato e dall’Archivio Centrale Statale del Film di Albania. Il contributo di quest’ultima risulta particolarmente originale soprattutto per quanto riguarda le immagini d’epoca riferite alla vita sotto il regime di Enver Hoxha. Il lavoro di Daniele Vicari ci ricorda perciò dell’importanza di far vivere gli archivi, perché essi non diventino ricettacoli polverosi del rimosso.

© Punto di Svista 09/2012 – 11/2012

 

TRAMA
L’8 agosto del 1991, nel porto di Bari sbarcò una nave mercantile albanese che, solitamente adibita al trasporto di zucchero, quel giorno aveva a bordo un enorme carico di esseri umani alla ricerca di una speranza. Per una settimana circa, i migranti furono tenuti per lo più rinchiusi nello Stadio delle Vittorie in condizioni disumane. Alla fine più di tre quarti furono rimpatriati in quello che la storia italiana ricorda come il primo respingimento di massa.


CREDITI

Titolo: La nave dolce / Regia: Daniele Vicari / Sceneggiatura: Daniele Vicari, Antonella Gaeta, Benni Atria / Fotografia: Gherardo Gossi / Montaggio: Benni Atria / Musica: Teho Teardo / Interpresti: Eva Karafili, Agron Sula, Halim Milaqi, Kledi Kadiu / Produzione: Indico Film / Paese: Italia, Albania, 2012 / Durata: 90′

LINK
Filmografia di Daniele Vicari
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
Microcinema

 

Silvia Nugara Vedi tutti gli articoli

Silvia Nugara ha un dottorato di Linguistica Francese e i suoi interessi ruotano attorno alle relazioni tra il linguaggio e la costruzione della realtà sociale, con particolare riferimento agli immaginari e ai discorsi relativi alle soggettività di genere. Attualmente è redattrice di Punto di Svista e Cultframe - Arti visive.