L’intervallo. Un film di Leonardo Di Costanzo

Autore di diversi documentari, e docente ai parigini Ateliers Varans, Di Costanzo firma con questo film il suo primo lungometraggio di finzione, un’opera decisamente riuscita frutto di un lungo e scrupoloso lavoro di scrittura e di preparazione.
Il regista ha lavorato intensamente con gli sceneggiatori Mariangela Barbanente e Maurizio Braucci (tra gli autori dell’adattamento di Gomorra) prima e dopo aver selezionato la coppia di interpreti esordienti, che sono stati scelti attraverso un laboratorio di recitazione organizzato da Antonio Calone e Alessandra Cutolo in collaborazione con il Teatro Stabile di Napoli.
Ad arricchire i dialoghi in dialetto napoletano (sottotitolati) hanno infatti contribuito molti dei giovani partecipanti coinvolti in quest’esperienza col risultato che tutta la giornata trascorsa insieme dai due protagonisti, che conversano per l’intero film, è raccontata con una costruzione drammaturgica particolarmente accurata e mai tediosa.
Per quanto riguarda i contenuti, la storia di questi ragazzi costretti da un piccolo boss di quartiere a restare ad attenderlo per ore e ore in un’area dismessa è senz’altro un buon espediente per raccontare le conseguenze quotidiane della presenza della criminalità in un territorio qual è quello napoletano.

Oltre al talento, alla spontaneità e alla presenza fisica dei giovanissimi attori, l’altro elemento chiave per la riuscita de L’intervallo era la scelta dell’ambientazione dove i personaggi sono confinati, l’uno come controllore dell’altra, ma entrambi forzatamente. La perfetta location dell’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, abbandonata da anni, aggiunge tensione e diversivi alla loro infausta “avventura”: in un simile edificio le storie di fantasmi e quelle di mafia prendono la stessa sinistra consistenza in una sospensione temporale (da cui il titolo dell’opera) che aiuta a comprendere l’assurdità della realtà circostante.
Inoltre, la pellicola è sostenuta sul piano visivo dall’ottimo lavoro di Luca Bigazzi, che girando in super16 con pochissime fonti luminose è riuscito a portare sul grande schermo un variegato e ininterrotto gioco di ombre e luci, che segue gli inseguimenti e l’altalena emotiva dei protagonisti, e segna il trascorrere del tempo, dall’alba al tramonto. L’immagine iniziale e quella finale del film, che incorniciano il racconto, mostrano difatti, con la stessa inquadratura, il sorgere del sole e la notte ormai calata sulla città.

© Punto di Svista 09/2012

 

TRAMA
Il diciassettenne Salvatore e la quindicenne Veronica vengono rinchiusi in un edificio abbandonato per ordine di un boss del loro rione: a Totò, venditore di granite, è stato ordinato di fare la guardia alla ragazza colpevole di un qualche sgarro. I due avranno il tempo di conoscersi e di riflettere su se stessi e sul mondo che li circonda.

 


CREDITI

Titolo: L’intervallo / Regia: Leonardo Di Costanzo / Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Mariangela Barbanente, Leonardo Di Costanzo / Fotografia: Luca Bigazzi /Montaggio: Carlotta Cristiani / Scenografia: Luca Servino / Muscia: Marco Cappelli / Interpreti: Francesca Riso, Alessio Gallo, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco / Produzione: tempesta, Amka Films productions / Distribuzione: Istituto Luce-Cinecittà / Paese: Italia, Svizzera, Germania, 2012 / Durata: 86′

LINK
Filmografia di Leonardo Di Costanzo
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
Luce-Cinecittà

 

Claudio Panella Vedi tutti gli articoli

Claudio Panella, Dottore di ricerca in Letterature e Culture Comparate, si interessa in modo particolare alle interazioni tra la letteratura e le arti, alle trasfigurazioni letterarie del paesaggio e della città, alle rappresentazioni del lavoro industriale e post-industriale nella letteratura italiana ed europea. Attualmente è redattore di Punto di Svista e Cultframe - Arti Visive.