La situazione della fotografia a Roma. Lettera aperta di Maurizio G. De Bonis e risposta di Marco Delogu
ti invio questa lettera aperta perché mi sembra giusto avviare un dibattito pubblico e democratico sulla questione fotografia a Roma. Faccio ciò poiché ho appreso della tua nomina a responsabile dell’area fotografia e a membro del “comitato scientifico” del MACRO (non so se sia questa l’esatta denominazione delle tue neo-qualifiche e se il “comitato scientifico” sia stato già nominato ufficialmente).
Si tratta certamente di un giusto riconoscimento riguardante la tua attività legata alla diffusione della cultura fotografica in questa città. D’altra parte, pur avendoti comunicato le mie perplessità sulle ultime edizioni del festival FotoGrafia in modo netto e diretto, ti ho sempre manifestato sia pubblicamente che in forma privata la mia consapevolezza riguardo il significativo ruolo che hai svolto nell’ultimo decennio in relazione alla cultura fotografica a Roma. Così come riconosco che, per quel che riguarda i nostri rapporti professionali e umani, non ti sei mai sottratto al confronto e al dialogo ascoltando le mie idee (non esattamente uguali alle tue) sul Festival FotoGrafia come io ho sempre ascoltato attentamente le tue. E non dimentico certo come in passato tu abbia approvato e voluto nel Festival alcuni progetti espositivi nei quali ero coinvolto (insieme ad altri professionisti del settore) dando spazio (anche in luoghi prestigiosi) a mostre che ritenevi meritevoli di visibilità.
Ora però c’è stato un punto di svolta che mi obbliga, in quanto giornalista, operatore culturale e curatore indipendente a porre alla tua attenzione alcune questioni che a mio avviso è doveroso discutere in maniera aperta, precisa, sincera e pubblica (nonché rispettosa, ovviamente).
Come certamente ricorderai, abbiamo passato gran parte dello scorso anno a incontrarci periodicamente insieme a tutti i rappresentati delle realtà romane legate alla fotografia. Lo scopo di questi incontri, dopo diverse riunioni preliminari, era quello di creare un Network Fotografia Roma capace di ottimizzare e razionalizzare le attività fotografiche della città e di creare un “ente associativo” in grado di dialogare con le istituzioni pubbliche di Roma, in relazione alla programmazione fotografica e agli spazi pubblici destinati alla disciplina di cui ci occupiamo.
Non se n’è fatto più nulla, così come a volte succede in occasione di iniziative promosse da realtà piene di “teste diverse” che cercano di organizzarsi per un bene comune senza trovare un punto di accordo.
Come operatore del settore fotografia però non ho mai dimenticato le istanze che ci spingevano a voler creare questa organizzazione e dunque ritrovandoti ora incaricato di un ruolo all’interno di un Museo pubblico (diventerà Fondazione?) non posso che prendere atto del fatto che adesso ti trovi nella condizione di essere diventato parte integrante di quell’ente (pubblico) con il quale avremmo voluto dialogare.
Ecco, dunque, che mi viene spontaneo dialogare con te e porti alcune domande, a cui tu, se vorrai, potrai rispondere pubblicamente su questa stessa testata giornalistica.
In primo luogo vorrei conoscere le modalità precise che hanno portato alle nomine dei membri del “comitato scientifico” del MACRO. Non metto assolutamente in dubbio i vostri/tuoi titoli, ma mi pare doveroso che si conoscano, visto anche il periodo che sta attraversando questo squinternato paese, i dettagli relativi alle nomine (non so se il MACRO abbia stilato un comunicato stampa preciso in merito o se ci sia stata un conferenza stampa).
E poi quali sono esattamente le tue mansioni?
A questo punto mi sbilancio con una mia opinabile considerazione. Personalmente penso che il fatto che la stessa persona sia allo stesso tempo responsabile dell’area fotografia MACRO (ente pubblico romano) e direttore del Festival FotoGrafia (manifestazione romana finanziata con soldi pubblici) non sia cosa opportuna, poiché si crea di fatto una totale sovrapposizione/identificazione tra tutte le attività fotografiche del MACRO e il Festival stesso. Non sarebbe stato meglio nominare un nuovo direttore del Festival (e mi domando: chi lo dovrebbe nominare? Il MACRO, il Sindaco, l’assessore alle politiche culturali?), inquadrare questa manifestazione in modo preciso sotto le attività del MACRO e porla in modo chiaro sotto la tua supervisione di componente del “comitato scientifico” MACRO? Non sarebbe meglio, in sostanza, separare ruoli e suddividere i poteri culturali (in ambito fotografico) in questa città piuttosto che concentrali nelle mani di un solo professionista?
Altra domanda: cosa pensi della confusissima e incomprensibile (a mio modesto avviso) operazione legata al futuro Museo della Fotografia di Roma che dovrebbe essere finanziato con ben 3,5 milioni di euro? Reputi opportuna questa iniziativa abilmente comunicata ma piena di macroscopiche problematiche, anche di tipo economico? Come verrà gestito questo Museo? Sarà dentro il MACRO? Sarai tu a occupartene direttamente? Attraverso quali criteri verrà nominato il suo direttore e quali finalità dovrebbe avere questo Museo?
Come responsabile dell’area fotografia MACRO, penso che prima o poi dovrai attivarti per chiarire questi e molti altri aspetti che, per altro, tu stesso in un video pubblicato anche su You Tube evidenzi con lucidità e correttezza.
Infine, l’argomento che forse mi sta più a cuore. Ora che ti trovi in una posizione interna (con un ruolo importante) all’istituzione pubblica MACRO, come pensi di rapportarti a tutte le realtà culturali, associative, professionali, curatoriali che si occupano di fotografia a Roma? Come si potrà dialogare con te e l’istituzione MACRO per proporre in trasparenza progetti e iniziative, e magari chiedere la possibilità di ospitare operazioni culturali (degne di nota, ovviamente) negli spazi di pertinenza del MACRO? Quali saranno i criteri con cui eventualmente valuterai progetti e proposte?
Spero che questa mia lettera aperta susciti almeno un piccolo, civile, rispettoso dibattito e che magari questo dibattito possa essere accolto anche da altre associazioni, come ad esempio Occupiamoci di Contemporaneo, che sono così attente alla questione legate alle attività artistico-culturali della Capitale.
In conclusione, spero che tu possa prendere questa mia lettera aperta come un’opportunità per fare chiarezza e per rimanere in comunicazione con tutte quelle realtà di Roma (piccole e grandi), nonché con professionisti del settore e singoli individui, che negli anni hanno portato il loro contributo (chi più chi meno) al Festival che dirigi con così tanta passione.
Per quel che mi riguarda (a livello personale) lo scopo di questa lettera aperta è quello di continuare a relazionarci con la consueta franchezza che è stata sempre alla base delle nostre conversazioni e che ho sempre apprezzato moltissimo, nella speranza che la tua nomina a membro del “comitato scientifico” (area fotografia) del MACRO possa consentirti di operare per il bene della fotografia in modo costante, trasparente e senza condizionamenti di alcun tipo.
Un caro saluto
Maurizio G. De Bonis
Direttore responsabile di CultFrame – Arti Visive
Presidente di Punto di Svista
Comitato di redazione Punto di Svista – Arti Visive in Italia
Lettera di Maurizio G. De Bonis pubblicata lunedì 16 gennaio 2012.
Pubblichiamo la risposta di Marco Delogu (martedì 17 gennaio 2012)
Caro Maurizio grazie per la tua lettera.
Come ho più volte ripetuto il festival FOTOGRAFIA arriva al MACRO e finalmente dopo dieci edizioni trova una sua collocazione forte che significa molte cose: la possibilità di non disperdere il patrimonio del festival, costruire una collezione del MACRO partendo dalle “commissioni Roma” e da tutti i lavori fatti con i borsisti delle accademie straniere e in particolare le due edizioni all’American Academy di “A Question of Time”, che significa costruire una collezione con una forte identità e non, in tempi in cui contenere i costi è ancora più doveroso, comprare sul mercato nazionale e internazionale più o meno i soliti lavori; altro ruolo della collezione sarà quello di dare una grande importante alla fotografia italiana e in particolar modo promuovere i fotografi delle ultime generazioni.
Per la prima volta da dieci anni, si inizierà a lavorare al festival con nove mesi di anticipo, nel senso che già da gennaio iniziamo a lavorare a un’idea del prossimo festival e a un piano di produzione. Tutto ciò porterà notevoli vantaggi e sicuramente risparmi di spesa. Su questo punto che è molto importante vorrei sottolineare come il festival 2011 sia costato solamente 122.000,00 euro, comprensive di tutto, e credo che ciò sia un risultato molto importante di cui tutti quelli che hanno lavorato al festival sono molto orgogliosi in un periodo così difficile per l’economia locale, nazionale e internazionale.
Al museo lavorerò al programma di residenze di cui pubblicheremo il bando entro il 16 marzo per 4 residenze autunnali di 4 mesi, occupandomi direttamente di tre residenze di un mese ciascuna nella prossima estate. Il progetto residenze prevede l’ospitalità negli appartamenti del museo per un mese e la produzione del lavoro, e tutto ciò mi sembra un risultato molto importante. Sto iniziando a lavorare a un piano di una biblioteca pubblica, basata in parte anche sulla specificità e centralità della città di Roma nell’editoria fotografica e molto anche sul self-published. E, last but not least, iniziamo il 3 febbraio un programma di lecture con Jean Marc Bustamante, che proseguirà con una decina di appuntamenti l’anno e al momento prevediamo un incontro con Jeff Wall e uno con Guido Guidi e stiamo chiudendo altri quattro incontri molto interessanti.
Grazie per riconoscere un ruolo forte al lavoro che ho fatto in questi dieci anni, lavoro che continuerà nel museo che vorrei trasformare in uno spazio molto aperto a tutto il mondo della fotografia romana, e tramite la testata Punto di Svista, e molti altri mezzi, potremmo stabilire un appuntamento nel mese di febbraio aperto a tutti per parlare appunto delle aspettative che ci sono sul museo, e concretamente iniziare a fare una serie di cose. Credo che la concretezza non mi sia mai mancata e ricordi anche la proposta fatta a Network Fotografia Roma di curare il programma di lecture del festival, così come le tante cose fatte in questi dieci anni, di cui alcune molto belle fatte insieme. Nelle ultime due edizioni abbiamo lavorato con tre curatori scelti con un bando internazionale attraverso la massima trasparenza. Logicamente si può criticare il lavoro fatto dai tre curatori ma non il metodo con cui sono stati scelti.
Rispondo qui alla tua domanda sul mio ruolo nel comitato scientifico del MACRO e la mia carica di direttore artistico del festival: il comitato presentato nella conferenza stampa del 14 dicembre è stato scelto dal nuovo direttore del museo Bartolomeo Pietromarchi che ha deciso di farsi affiancare da quattro persone nel lavoro che dovrà fare nel museo. Io sono stato scelto in quanto portavo l’esperienza del festival, che come sai si è fatto al MACRO testaccio nelle ultime due edizioni (e che ha visto la nuova direzione del museo molto coinvolta e attiva nell’ultima edizione), e posso contribuire nel modo che ho scritto sopra a portare la fotografia all’interno del museo, che come ben sai latitava moltissimo nelle precedenti due gestioni di Eccher e Barbero. Credo che avere un direttore di museo che non decida di accentrare tutto il lavoro ma lo deleghi in parte a altre persone sia un risultato importantissimo e che sarà utilissimo per la fotografia a Roma.
Per la questione del museo ho detto molte volte la mia opinione: non sono coinvolto nel progetto museo della fotografia e credo che al di là di problemi di spesa che vanno capiti in che termini siano destinati al patrimonio edilizio della città di Roma e in che altri alla creazione del museo, quello che penso e che Roma abbia visto dal nuovo millennio un moltiplicarsi di iniziative sulla fotografia da parte di istituzioni nazionali e locali, e credo che la cosa più importante sia il coordinamento, il riconoscimento delle varie identità, e quindi la congruità e l’ottimizzazione della spesa; penso a una sorta di osservatorio sulla contemporaneità e a un forte legame con l’università da dove è partita l’idea del museo.
A presto e un caro saluto
Marco Delogu
Punto di Svista 01/2012
LINK
CULTFRAME. Cosa rimane di un festival… di fotografia (di Maurizio G. De Bonis)
CULTFRAME. Motherland. Territorio di appartanenza alla X Edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma (di Marco Delogu)

31 commenti
Lorenzo
16 gennaio 2012
Petersen che continua il lavoro su Roma mi fa lo stesso effetto di un libro già letto.
Pietro D'Agostino
16 gennaio 2012
Condivido pienamente lo spirito e l’iniziativa di questa lettera aperta. I giusti interrogativi che qui vengono sollevati ci inducono a riflettere su quanto sia salutare una critica costruttiva piuttosto che il degrado del silenzio.
Laura Carlodalatri
16 gennaio 2012
Condivido le opinioni di De Bonis
Dominique Bollinger
17 gennaio 2012
Pienamente d’accordo con questa lettera di Maurizio ! Aspetto con interesse la risposta…
Luca Cappellaro
17 gennaio 2012
Grazie Maurizio per questa lettera aperta a Marco Delogu.
Attendo risposta per aprire una volta per tutte un dibattito pubblico sulla questione fotografia a Roma.
giovanna
17 gennaio 2012
Parafrasando un noto film degli anni Sessanta verrebbe da dire: “Le mani sulla città”! Certamente Marco Delogu è persona degna di ricoprire il ruolo che è stato chiamato a sostenere anche se essendo già direttore di FotoGrafia chi ne ha deciso la nomina avrebbe potuto porsi lo scrupolo sul possibile conflitto di interessi. Si sarebbe potuto scegliere un’altra figura, senz’altro il panorama degli operatori romani del settore offre degne opportunità in tal senso, contribuendo così a creare un serio e costruttivo lavoro nel quale mettere al centro la “Fotografia artistica”, avviando un sano confronto di opinioni che, come si sa, normalmente fa crescere artisti e fruitori dell’arte oltre a dare lustro alle proposte che sicuramente sarebbero state più stimolanti.
Ma a Roma non va così. Si preferisce mettere tutto nelle mani di un’unica persona. Non solo Roma ma l’Italia intera ahimè, così come è messa, nemmeno può pensare di entrare in un dibattito internazionale sulla fotografia altro che “esserne al centro”. Ci inventiamo i Festival, per carità un’attività degna, ma spesso molto mal sfruttata perché non sono solo i Nan Goldin o i Koudelka che cita Delogu nel video a fare di un Festival un grande Festival! Le Istituzioni romane sono necessariamente “politiche” e dunque, nonostante la città sia storicamente una città di immagini, cinematografiche e fotografiche, non si fa Arte: si fa politica.
Sulla vicinanza poi del confine tra Fotografia e Arte Contemporanea ci sarebbe molto da discutere: a mio parere l’Arte Contemporanea è una cosa e la Fotografia un’altra, molto ben distinte, ho l’impressione che quei linguaggi che a Delogu sembrano essere così simili appartengano già a una connotazione abbastanza precisa di ciò che la sezione Fotografia del MACRO offrirà sotto la sua direzione.
Credo che per onestà e rispetto sia verso le istituzioni, che ormai egli rappresenta, sia nei confronti del pubblico, il signor Delogu dovrebbe avere l’umiltà di lasciare l’incarico come direttore del Festival di FotoGrafia, in questo modo darebbe prova di trasparenza e sincero interesse nei confronti dello sviluppo dell’arte fotografica nella sua città. Viceversa diventa inevitabile pensare a lui come a una sorta di “Barone” del settore. Auspico quindi quel dialogo schietto e costruttivo che De Bonis cita nella sua lettera aperta, se così non fosse sarebbe più che una “grande delusione”.
E pertanto, direttore, le auguro buon lavoro, ne ha bisogno!
Fabio Massimo Fioravanti
17 gennaio 2012
Condivido la lettera, il suo tono assolutamente civile ma chiaro rispetto ad alcuni problemi della fotografia a Roma, che non può avere lati “oscuri” e/o clientelari.
Anche io rimango in attesa della risposta.
alfredo covino
17 gennaio 2012
condivido pienamente anche io il contenuto della lettera, credo infatti sia necessario confrontarsi su questi aspetti e sulle domande che maurizio de bonis rivolge a marco delogu un confronto che però dovrebbe investire un pò tutti , fotografi , associazioni, curatori, persone ed entità che da molti anni faticano a comprendere certi meccanismi.
forse questa è l’occasione per tentare la strada della chiarezza.
alfredo covino
Alessia
17 gennaio 2012
Il 24 novembre scorso, un po’ in sordina, e organizzato da persone – è il mio modestissimo parere – che poco avevano a che fare con la “fotografia” si è svolta una giornata di studi, meglio chiamarla una giornata di testimonianze, sul futuro della fotografia a Roma. Il Museo che vuole nascere, sarà parte integrante del grande Macro di Testaccio, costerà tantissimo, e sarà frutto delle esperienze già fatte in Italia (si spera in primis quella di Cinisello Balsamo). Il convegno, dove non c’era nessun fotografo, nessun curatore, photo editor, giornalista specializzato, ma solo persone che provenivano da enti rodati come Forma, Cinisello Balsamo e l’Alinari, hanno messo sul tavolo tante proposte, hanno menzionato più volte il Fotografia Festival, ma non hanno fatto apertamente riferimento alla realtà romana così ricca di iniziative indipendenti che in qualche modo devono convogliare nella nascita di un museo. Roma è ricca di Scuole della Fotografia che funzionano benissimo, ma che non erano all’evento, non hanno avuto parola. SI è parlato di come costruire la collezione, cosa metterci dentro, dove, che fare, “cose campate per aria” visto che il museo è ancora in alto mare.
In soldoni: il museo nascerà, costerà, ma chi ha gettato i semi, con quel convegno un po’ inutile, che non diceva nulla, che non ha dato NULLA.
E ci risiamo, insomma, a voler per forza istituzionalizzare qualcosa, renderlo storicamente coerente, venerabile in un certo senso, dentro una struttura che intende dire “quello che c’è qui è Vera fotografia, guardala” dimenticando che è un’arte dove per fortuna c’è un’evoluzione continua, tantissimi stili, forme espressive, modi d’espressione.
Chi deciderà cosa è giusto mettere alle pareti? Questo comitato tecnico si porta appresso quell’aura di mistero che avvolge anche le sorti e le scelte museali del Macro, dopo l’abbandono di Barbero? Siccome la fotografia è anche un’arte meccanica, nel comitato, ci saranno anche tecnici? Dei fotografi? E il pubblico, e la didattica? E poi cosa è fotografia? Ci mettiamo anche i “visual-artist”?
Nero più profondo, nessun comunicato stampa, niente.
Da curatrice, photo editor, giornalista che ne scrive, sono uscita schifata, permettetemelo, perché in Italia non abbiamo nemmeno la regolarizzazione delle figure professionali che ruotano in questo mondo e il convegno non ha aggiunto nulla, se non tante lodi a chi già le aveva. E diciamolo: il FotoGrafia Festival 2011 è stato deludente.
Belle premesse.
E adesso?
Fabio Massimo Fioravanti
17 gennaio 2012
Fotografia Festival 2011 è stato più che deludente. Ma sono ormai tanti anni che delude…
Giuseppe Cocco
17 gennaio 2012
Caro De Bonis, come non condividere le tue osservazioni?
Per un fotografo artista che svolge la sua attività dal 1977, testimonio e apprezzo la crescita culturale in Italia e a Roma e devo riconoscere all’amico e collega Marco Delogu, la capacità di aver saputo creare con il Festival FotoGrafia, una realtà che mancava colpevolmente a Roma e che ha retto al tempo e ai rivolgimenti politici; quindi ha saputo crearsi una certa autorevolezza dimostrando validità.
Purtroppo chi fa sbaglia, ma se è meglio sbagliare che non fare, come ben sappiamo, non c’é iniziativa in Italia che possa prescindere da fiancheggiamenti politici; motivo per cui ottime idee spesso non hanno seguito, o vengono realizzate da altri (io stesso ho tentato nel tempo di fare ciò che è riuscito a Delogu, anche con le mie forze di docente di Accademia). Ma va bene così, l’importante è che uno di noi riesca, se poi serve a tutti (io personalmente, purtroppo, devo lamentare una certa sordità da parte di Marco, ma forse è stata anche colpa mia).
Purtroppo, poi, il fatto che ci si incontri tra simili per studiare strategie progetti e programmi comuni, soprattutto tra i creativi è facile che non porti a nulla di concreto.
Le pastoie e le difficoltà sorgono anche dal fatto che ci troviamo a Roma, città dannata per le arti e gli artisti contemporanei. Certo, forse ancora troppo poca attenzione, secondo me, è stata data nell’ambito del Festival FotoGrafia, ai fotografi autoctoni, giovani e meno giovani.
Sono dell’idea che per costruire sia importante abbandonare le partigianerie, le gelosie e le invidie, tanto care a noi italiani. L’unione fa la forza e se non impariamo a fare lobby, nessuno ci regalerà nulla.
Sempre interessante conoscere le buone pratiche e senza andare a cercare fuori dei nostri confini, basterebbe andare a vedere ciò che hanno saputo costruire in Emilia e in Lombardia, per esempio. A questo proposito, illuminante è stata l’iniziativa che la Fondazione Forma (Roberto Koch) ha organizzato in tre giornate – 18 – 19 – 20 marzo 2011 – dedicate allo stato della fotografia in Italia (potete trovare l’audio degli interventi sul mio blog http://www.penisolabella.it/wordpress/2011/03/17/la-fotografia-in-italia-a-che-punto-siamo/) ne consiglio l’ascolto.
Che dire di più, Roma non è stata fatta in un giorno e l’importante è aver cominciato e continuare sulla strada intrapresa. Dobbiamo lavorare per costruire per il futuro.
Giuseppe Cocco – Responsabile nazionale fotografi UGL Creativi
occupiamocidicontemporaneo
17 gennaio 2012
Occupiamoci di Contemporaneo condivide gli argomenti e il tono di questa lettera aperta.
Le riflessioni e le domande poste da De Bonis meritano un ampio approfondimento.
In uno dei nostri recenti comunicati abbiamo già espresso le stesse perplessità sulle modalità con cui sono state fatte le nomine dello staff curatoriale del Macro. Ma non solo. Chiediamo chiarimenti anche su come sia stato scelto di acquisire l’archivio dell’associazione no profit 1:1, viste le grandissime difficoltà che solitamente le istituzioni pubbliche hanno nel prendere in carico archivi imporantissimi – come quello di Graziella Leonardi per fare solo un esempio. E’ stato fatto un bando? Una valutazione scientifica del suddetto archivio? Chi l’ha fatta? Quando? Ci sembra che, anche da un punto di vista squisitamente legale, molte siano le cose da eccepire su queste scelte e queste nomine. Non comprendiamo perché, dopo i movimenti di opinione, le assemblee, la nascita della Consulta, l’Assessorato e l’attuale direzione del Macro, non abbiano fatto una scelta di maggiore trasparenza e condivisione.
Ci sembra una sfida alla volontà collettiva decisamente di poco buon senso.
OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO
Pietro D'Agostino
17 gennaio 2012
A Marco Delogu,
nella sua poco esauriente lettera di risposta ha parzialmente evitato chiarimenti e approfondimenti. Voglio considerarlo anche normale, nel senso che non si possono certo affrontare questioni così complesse nel poco spazio di una lettera e che non coinvolgono solo lei ma tutto un settore dell’amministrazione pubblica cittadina. Sono sicuro che in un incontro come da lei proposto in febbraio, al quale parteciperò con interesse e spirito costruttivo nel caso si decidesse di attuare, vi sarà invece la possibilità di un maggiore spazio di dialogo e di discussione su questioni in campo che rimangono tuttora aperte. Nell’attesa che ciò avvenga le auguro un buon tutto.
Pietro D’Agostino
Michela Corsi
17 gennaio 2012
Che bello leggere la lettera aperta di De Bonis , così carica di parole e di punti interrogativi , quasi non mi aspettavo che poi, più avanti ci fosse una risposta… e invece al contrario lo trovata, anche se piena di “due punti”. Chissà se questa volta le risposte saranno esaustive….
Guglia
18 gennaio 2012
De Bonis è sempre illuminante.
Valentina Trisolino
18 gennaio 2012
la questione è alquanto annosa e complessa, partendo prima di tutto dalla creazione-gestione-promozione di un archivio fotografico degno di questo nome nel nostro paese.
sono cmq contenta dei toni pacati con i quali la discussione continua nel suo percoro.
nella risposta di Marco Delogu tutto pare fantasticamente propositivo. gli incontri (wall!) e il progetto di residenze è una bella idea. mancano però all’appello risposte sul conflitto di interesse che Delogu ha spiegato solo in parte, motivando la scelta solo per la sua decennale esperienza nella conduzione del festival romano. come ha detto lui stesso delegare è una grande cosa ed è sintomo di voglia di collegialità e di lavoro in team.
altra questione rimasta taciuta e caduta nel dimenticatoio l’idea della creazione del network tanto promossa da delogu. prima dell’inizio del festival 2011 non se ne più parlato. è una proposta abortita o se ne riparlerà in futuro?
grazie
Alessia cervini
18 gennaio 2012
Grazie, davvero un enorme grazie, perché quando ho letto questa lettera mi sono sentita felice! Si, la parola giusta è questa….non solo per i contenuti, ma soprattutto per aver aperto una breccia di cui sentivo tanto bisogno! Condivido emozioni immagini opinioni ricerche con voi, orith maurizio alfredo pietro….; ne vivo profondamente un bellissimo arricchimento; ora maurizio ci fa un grande regalo, e, con queste parole aperte che arrivano come una tempesta di tuoni, ho trovato coraggio, un coraggio sul quale mi piacerebbe aprire un confronto, con chi rappresenta le istituzioni, con chi si muove ogni giorno nei luoghi giusti. Per me la fotografia non è solo esporre e fare i “fighi”, anzi è prima di tutto e soprattutto PURA RICERCA!!!!! La conseguenza naturale di ciò per me sarebbe condivisione e non esclusione….ma nella nostra realtà romana rimane difficile anche solo comunicare. Sarebbe bello se si muovesse qualcosa…..
. Alessia
Orith Youdovich
18 gennaio 2012
Ringrazio Marco Delogu della sua risposta, che ho letto attentamente. Vorrei adesso indicare alcuni punti, a mio avviso, da chiarire.
Il primo riguarda la scelta dei tre curatori fatta due anni fa con “un bando internazionale attraverso la massima trasparenza”. Vorrei ricordare a Marco che gli avevo già fatto notare allora come, a suo tempo, il bando fosse arrivato non solo a noi curatori (tra l’altro già attivi all’interno del Festival e in altri ambiti) ma anche a molti altri, solo tre giorni prima della sua scadenza. Sembra possibile poter stilare un progetto triennale in soli tre giorni e poi inviarlo in fretta e furia al Festival? Non è stata, in tal senso, quanto meno singolare la procedura di nomina dei tre curatori internazionali? È una percezione nell’ambiente della fotografia, o meglio una certezza, che il tutto avviene in silenzio e che all’”anteprima” sono ammessi, per un motivo o per altro, pochi “privilegiati”.
Il punto sollevato da Maurizio sul coinvolgimento delle realtà attive a Roma è fondamentale. Non si può certo intendere per coinvolgimento il solo fatto che la direzione del Festival proponga alle associazioni/individui “la cura” di un evento (metto “la cura” tra virgolette perché bisognerebbe capire cosa si intende per “cura”). È senz’altro un’attività stimolante ma i curatori” a mio avviso non dovrebbero essere dei meri esecutori di progetti già creati a tavolino dal Festival. Per produrre progetti esistono le società di produzione e non serve la competenza di un curatore.
Sarebbe in tal senso più giusto pensare (da parte del Festival) ad accogliere proposte di contenuti avanzate dai curatori e/o dalle associazioni attraverso un bando in modo da consentire a un comitato di professionisti di valutarne la qualità. È doveroso coinvolgere tutti in maniera trasparente.
Non si può più perdere tempo in incontri show (come descritto molto bene da Alessia) che servono solo a qualcuno per sottolineare la propria affermata solida posizione, né si può acconsentire che tutti coloro che hanno contribuito, e che continuano a farlo a vari livelli, alla crescita della fotografia a Roma siano esclusi dai progetti pubblici.
Samuele
18 gennaio 2012
E’ sempre interessante e altrettanto comodo, vedere che ci sono delle figure che si pongono delle domande e le rivolgono pubblicamente aprendo più punti di domanda.
Anche se sono di Lucca, condivido e apprezzo lo scambio che è avvenuto e che mi auguro continuerà anche in altri spazi.
Grazie
Samuele
Maurizio G. De Bonis
18 gennaio 2012
Anche io ringrazio Marco Delogu per la celere risposta e per la disponibilità al dialogo. Non ho più bisogno di evidenziare i suoi meriti perché l’ho già fatto nella lettera aperta (e in ogni caso le iniziative da lui presentate sono certamente degne di nota, significative), dunque vado ai punti concreti.
1) Il nuovo corso del MACRO in merito alla fotografia non mi è ancora chiaro, così come non mi pare opportuna (lo ribadisco) la scelta di concentrare nella stessa persona la direzione del Festival FotoGrafia e la responsabilità dell’area fotografia MACRO. Capisco che questa “transizione” del Festival abbia bisogno di certezze, almeno (forse) per la prossima edizione (2012), ma è assolutamente necessario per il bene del Festival stesso procedere a una riorganizzazione della manifestazione (dal 2013?), prendendo anche in considerazione che l’idea (poi parzialmente rientrata nella recente edizione) di far operare ben tre curatori diversi (su bando internazionale…altro punto per nulla chiaro) ha dato a mio avviso esiti veramente discutibili e poco soddisfacenti.
2) Altra questione è la trasparenza in merito alla possibilità di fare proposte al Festival. Chi può farle? E attraverso quali canali? E chi le giudicherà?
3) Rimane in piedi la mancata creazione ufficiale del Network Fotografia Roma, che si è sciolto come neve al sole quando stava prendendo una sua forma seria, anche dal punto di vista giuridico (creazione di uno statuto). Ma come ben sappiamo quando bisogna passare dalle parole ai fatti e mettere la propria faccia nell’ambito di un’iniziativa di “politica culturale”, c’è in questo Paese sempre il “fuggi fuggi” generale.
4) Penso che sia necessario procedere a un confronto pubblico, magari anche con la direzione del MACRO (sarà disponibile?), per far sì che tutto il movimento fotografico romano possa ricevere chiarimenti su quale strada questo Museo intende prendere in relazione alla Fotografia.
5) Personalmente penso che il progetto Museo della Fotografia sia fortemente discutibile per mille motivi, in primo luogo economici ma anche di strategia culturale.
6) Propongo a Marco Delogu l’effettuazione di un dibattito pubblico su tutti i punti relativi al nostro scambio epistolare (telematico), non per fare processi a qualcuno (non è certamente questa la mia intenzione) ma per creare quel clima di trasparenza e reale collaborazione a mio avviso necessario per avviare a Roma una politica culturale fotografica assolutamente limpida.
massimo gurciullo
18 gennaio 2012
il dibattito andrebbe fatto a livello nazionale,vedo problemi seri anche a Milano e Torino per esempio
Mimmo GRAVINA
19 gennaio 2012
Concordo con M. DE BONIS: è giunto ormai il momento di chiarire “pubblicamente” dove la fotografia in quel di Roma sta andando e dove si vorrebbe che arrivasse; con quali metodi e quali obiettivi raggiungere. Creare una grande “Officina di idee” romana svincolata soprattutto dai soliti condizionamenti di “casta” ed alla quale partecipino, senza pregiudiziali, tutti gli coloro che sentono e vogliono proporre qualcosa di utile!
Grazie
Aldo Valenti
21 gennaio 2012
Confesso di non conoscere i “duellanti” sono stato sempre fuori da circoli ed associazioni, anche se a volte annuso il clima di situazioni dove si parla di fotografia.
Trovo limitante un confronto sulla fotografia legato ad una città. Su tutto il territorio c’è gente che bene male, per passione, per cultura, per ricerca e spesso non trova possibilità per poter esprimere il suo modo di vedere “fotografico”. Al di là di polemiche improduttive che possono suscitare solo indifferenza o antipatie, se il Comune di Roma ha dimostrato sensibilità ed attenzione al discorso fotografico, in tutti i suoi aspetti, mi auguro e spero che questa diventi opportunità di confronto, di espressione, tutti elementi necessari ad una crescita culturale e che dia vita un percorso individuale e collettivo per tutti coloro che da anni si dedicano, individualmente, oserei dire isolatamente a “coltivare” la ricerca di un linguaggio di comunicazione, artistico-sociale-espressivo ecc. Mi auguro che questa iniziativa dimostri la sua attenzione a quanto scritto. Grazie, disponibile a collaborare.
Maurizio G. De Bonis
22 gennaio 2012
Aldo,
è vero che non bisogna limitarsi a una città, ma bisognerà pur iniziare da qualche parte. E la situazione di Roma (che conosco molto bene) mi obbligava, in quanto giornalista culturale e curatore indipendente a iniziare a indagare (altrimenti a cosa serve il giornalismo, solo a informare asetticamente?).
La mia lettera aperta, dunque, non è un elemento di una polemica improduttiva così come non è improduttiva la risposta di Marco Delogu. Uno scambio civile di opinioni (anche diverse) non è mai improduttivo. O è meglio il silenzio?
ele_G_ab_ri
3 febbraio 2012
Mi ero perso l’articolo. Veramente ottime domande di De Bonis e mi fa piacere pensare che non sono solo io a domandarmi certe cose. Mi ricordo lo stato del Festival 2009 quando Zone Attive diramava comunicati in Morse per vie non ufficiali, quasi voci si direbbe, dirette a non ben definiti giovani fotografi con la possibilità di candidarsi alle gallerie del circuito del Festival, e quando tali gallerie chiedevano compensi economici solo per essere nella rosa dei candidati. Mi ricordo anche quando nel 2010 si delinearono le figure di 2 curatori che erano disponibili a ricevere proposte da vagliare, tutto senza filtri pareva. Forse avvenne il primo anno, già dal secondo la cricca si era rimessa in moto con la creazione di un premio che “filtrava” le proposte. Mi chiedo fino al 2013 quale sarà il ruolo dei due curatori allora. Tale premio selezionava discutibili progetti rilegati ad uno slideshow su un televisore 30 pollici al secondo piano. Quasi un calvario vedersi più di 200 fotografie in quel modo. Fortuna era un premio.. e poi basta con la fotografia di alcuni o nove fotografi.
Con la storia delle residenze sarà lo stesso, se non peggio.
Il ruolo di questi personaggi, curatori, artisti, “residenti”, ha sempre più nel tempo assunto un sapore di gente colpita da Sindrome di Stoccolma.
Fargotof
15 febbraio 2012
De Bonis scrive tanto ma dimentica di aggiungere che è stato tra coloro che si sono arrogati il diritto di redigere la lista degli attori culturali da includere nella lista del network e diella lista di quelli da escludere….
Chi critica di mancata trasparenza in questo caso andrebbe criticato per lo stesso motivo.
A roma ci sono, è vero , dinamiche che riguardano la politica culturale gestita con denaro pubblico( cioè nostro) ,molto discutibili . Come è discutibili la scelte di tenere per dieci anni a capo di praticamente tutte le iniziative riguardanti la fotografia una sola persona…
Con tutta la buona volontà , anche riconoscendo meriti che il nostro Delogu forse non ha, il perseverare con un solo nome fa male alla cultura in generale , alla sua rigenerazione e al necessario rinnovamento delle idee.Sappiamo fin troppo bene infatti che chi ha proposto per l’ennesima volta il solito nome, a parole rinnega le storture generate da un’ideologia assolutista e da logiche di partito estranee agli interessi della collettività che dovrebbe servire.
Bisogna d’altra parte riconoscere però che Delogu , come altre associazioni e persone , in questi anni si è prodigato per diffondere la cultura fotografica.
La differenza sta nel fatto che Delogu lo ha fatto per 10 anni con soldi non suoi , gli altri invece hanno investito di tasca loro, rischiando in proprio e non certo per un ritorno economico.
Roma ha visto per esempio negli ultimi anni la nascita di realtà private ma di grande impatto per la città , quali Officine Fotografiche e 10b Photography Gallery che non smettono di produrre e far circolare cultura fotografica senza ricevere un euro di fondi pubblici e spesso garantendo a titolo gratuito l’accesso alle mostre esposte.
Credo che la vera domanda da farsi sarebbe: con 122mila euro , cosa sarebbero in grado di produrre queste realtà private? Meno e peggio di quanto sappia fare De Logu con i fondi pubblici?
Perchè tutti i fondi disponibili sono accentrati nelle mani di una sola persona?
J.D.
redazione Punto di Svista
15 febbraio 2012
Il Comitato di Redazione di Punto di Svista ha deciso di pubblicare, facendo un’eccezione al regolamento, il commento anonimo firmato J.D. allo scopo di portare a conoscenza dei lettori e degli appassionati di fotografia il comportamento poco dignitoso di alcuni individui riguardo quello che dovrebbe essere un dialogo corretto sulla situazione della fotografia romana.
Qui sotto pubblichiamo la risposta di Maurizio G. De Bonis
J.D.,
inviare un commento senza firmare con nome e cognome non le fa onore. E’ sintomo chiaro di paura e di incapacità di affrontare un dialogo assumendosi la responsabilità di quello che si dice. Provo pena nei suoi confronti, così come provo pena nei confronti di chi, in alcune occasioni, le ha fatto dei “riportini manipolati” dalle riunioni del mai nato Network Fotografia Roma. Inoltre, le devo dire che non c’è voluto molto per scoprire la sua vera identità. Evidentemente lei si vergogna profondamente delle sue idee, altrimenti si sarebbe presentato con la sua faccia e la sua firma.
Il 24 febbraio ci sarà un incontro pubblico presso Officine Fotografiche sulla situazione della fotografia a Roma. Abbia l’audacia di fare certe affermazioni in pubblico e abbia l’arditezza di ammettere davanti ai presenti che non ha avuto, in occasione del commento che ha inviato, il coraggio delle sue idee. Ma penso che lei non lo farà perché chi lancia accuse celandosi dietro l’anonimato è semplicemente un uomo senza dignità.
Fargotof
16 febbraio 2012
Mi scusi De Bonis,
Ma io ho lasciato anche la mia mail sul vostro blog….
Ma , a parte insultarmi, ha qualcosa da dire sul meriito del mio intervento?
Poi la ringrazio per l’invito, ma visto che dichiara di conoscere la mia vera identità , saprà bene che risiedo lontano dalla sua meravigliosa città e che difficilmente potrò Intervenire alla riunione da lei indetta.
E stia tranquillo che se potessi essere presente , non avrei nessuna remora o timore nel ripetere i contenuti del mio intervento, sperando questa volta in una risposta generata dai neuroni cerebrali e non dai succhi gastrici…
Maurizio G. De Bonis
16 febbraio 2012
Io ho constatato il suo comportamento. Si nasconde dietro l’anonimato per lanciare accuse e insulti nei miei confronti. La sua mail lasciata in redazione porta un nome di fantasia, non è la sua vera identità. Non ha il coraggio di esprimere le sue idee. Chi si comporta così per me non ha alcun rispetto verso se stesso (figuriamoci verso gli altri). Complimenti, Continui così.
Pietro D'Agostino
17 febbraio 2012
A Fargotof,
è inutile che lei insista con argomentazioni che non hanno fondamento, le sue insinuazioni su chi ha pilotato e manipolato le partecipazioni all’interno del futuribile network le smentisco io per primo in quanto ero presente alle riunioni. Se Maurizio De Bonis ha detto qualcosa in merito è stato sempre chiaro e trasparente e non ha mai fatto nessun tipo di pressione su chi o come effettuare delle scelte, al di là di manifestare il suo pensiero in merito all’argomento, come tutti i presenti agli incontri hanno avuto la possibilità di fare.
Non ha fondamento né senso alcuno il suo voler rimanere a tutti i costi celato nell’anonimato cercando di portare solamente attacchi alle persone, questo può anche andare bene ma che sia a viso aperto, piuttosto che proporre idee e argomenti in merito alla situazione della fotografia nella capitale ed in Italia.
alfredo covino
17 febbraio 2012
@Fargotof,
Anche io mi sento di aggiungere qualcosa, dato che sono stato sempre presente alle riunioni del “mai nato network”, credo che lei abbia dell’astio nei confronti di maurizo de bonis e questo lo si può capire benissimo dai suoi interventi.
Ma a parte l’astio, le ricordo che verso la fine delle riunioni si era deciso (all’unanimità), con tutti i presenti, di redigere un documento di adesione, nel quale venivano invitati tutti gli enti che si occupavano di politica e organizzazione culturale, pubblici, indipendenti, privati e a scopo di lucro e non.
Per cui mi sento di dire che le hanno riportato delle cose non vere, probabilmente uscite dalla bocca di qualcuno che come lei ha problemi a confrontarsi apertamente, con professionalità e soprattutto a viso aperto, con quella trasparenza che lei stesso reclama.
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