31 commenti


Lorenzo

16 gennaio 2012

Petersen che continua il lavoro su Roma mi fa lo stesso effetto di un libro già letto.


Pietro D'Agostino

16 gennaio 2012

Condivido pienamente lo spirito e l’iniziativa di questa lettera aperta. I giusti interrogativi che qui vengono sollevati ci inducono a riflettere su quanto sia salutare una critica costruttiva piuttosto che il degrado del silenzio.


Laura Carlodalatri

16 gennaio 2012

Condivido le opinioni di De Bonis


Dominique Bollinger

17 gennaio 2012

Pienamente d’accordo con questa lettera di Maurizio ! Aspetto con interesse la risposta…


Luca Cappellaro

17 gennaio 2012

Grazie Maurizio per questa lettera aperta a Marco Delogu.
Attendo risposta per aprire una volta per tutte un dibattito pubblico sulla questione fotografia a Roma.


giovanna

17 gennaio 2012

Parafrasando un noto film degli anni Sessanta verrebbe da dire: “Le mani sulla città”! Certamente Marco Delogu è persona degna di ricoprire il ruolo che è stato chiamato a sostenere anche se essendo già direttore di FotoGrafia chi ne ha deciso la nomina avrebbe potuto porsi lo scrupolo sul possibile conflitto di interessi. Si sarebbe potuto scegliere un’altra figura, senz’altro il panorama degli operatori romani del settore offre degne opportunità in tal senso, contribuendo così a creare un serio e costruttivo lavoro nel quale mettere al centro la “Fotografia artistica”, avviando un sano confronto di opinioni che, come si sa, normalmente fa crescere artisti e fruitori dell’arte oltre a dare lustro alle proposte che sicuramente sarebbero state più stimolanti.
Ma a Roma non va così. Si preferisce mettere tutto nelle mani di un’unica persona. Non solo Roma ma l’Italia intera ahimè, così come è messa, nemmeno può pensare di entrare in un dibattito internazionale sulla fotografia altro che “esserne al centro”. Ci inventiamo i Festival, per carità un’attività degna, ma spesso molto mal sfruttata perché non sono solo i Nan Goldin o i Koudelka che cita Delogu nel video a fare di un Festival un grande Festival! Le Istituzioni romane sono necessariamente “politiche” e dunque, nonostante la città sia storicamente una città di immagini, cinematografiche e fotografiche, non si fa Arte: si fa politica.
Sulla vicinanza poi del confine tra Fotografia e Arte Contemporanea ci sarebbe molto da discutere: a mio parere l’Arte Contemporanea è una cosa e la Fotografia un’altra, molto ben distinte, ho l’impressione che quei linguaggi che a Delogu sembrano essere così simili appartengano già a una connotazione abbastanza precisa di ciò che la sezione Fotografia del MACRO offrirà sotto la sua direzione.
Credo che per onestà e rispetto sia verso le istituzioni, che ormai egli rappresenta, sia nei confronti del pubblico, il signor Delogu dovrebbe avere l’umiltà di lasciare l’incarico come direttore del Festival di FotoGrafia, in questo modo darebbe prova di trasparenza e sincero interesse nei confronti dello sviluppo dell’arte fotografica nella sua città. Viceversa diventa inevitabile pensare a lui come a una sorta di “Barone” del settore. Auspico quindi quel dialogo schietto e costruttivo che De Bonis cita nella sua lettera aperta, se così non fosse sarebbe più che una “grande delusione”.
E pertanto, direttore, le auguro buon lavoro, ne ha bisogno!


Fabio Massimo Fioravanti

17 gennaio 2012

Condivido la lettera, il suo tono assolutamente civile ma chiaro rispetto ad alcuni problemi della fotografia a Roma, che non può avere lati “oscuri” e/o clientelari.
Anche io rimango in attesa della risposta.


alfredo covino

17 gennaio 2012

condivido pienamente anche io il contenuto della lettera, credo infatti sia necessario confrontarsi su questi aspetti e sulle domande che maurizio de bonis rivolge a marco delogu un confronto che però dovrebbe investire un pò tutti , fotografi , associazioni, curatori, persone ed entità che da molti anni faticano a comprendere certi meccanismi.
forse questa è l’occasione per tentare la strada della chiarezza.

alfredo covino


Alessia

17 gennaio 2012

Il 24 novembre scorso, un po’ in sordina, e organizzato da persone – è il mio modestissimo parere – che poco avevano a che fare con la “fotografia” si è svolta una giornata di studi, meglio chiamarla una giornata di testimonianze, sul futuro della fotografia a Roma. Il Museo che vuole nascere, sarà parte integrante del grande Macro di Testaccio, costerà tantissimo, e sarà frutto delle esperienze già fatte in Italia (si spera in primis quella di Cinisello Balsamo). Il convegno, dove non c’era nessun fotografo, nessun curatore, photo editor, giornalista specializzato, ma solo persone che provenivano da enti rodati come Forma, Cinisello Balsamo e l’Alinari, hanno messo sul tavolo tante proposte, hanno menzionato più volte il Fotografia Festival, ma non hanno fatto apertamente riferimento alla realtà romana così ricca di iniziative indipendenti che in qualche modo devono convogliare nella nascita di un museo. Roma è ricca di Scuole della Fotografia che funzionano benissimo, ma che non erano all’evento, non hanno avuto parola. SI è parlato di come costruire la collezione, cosa metterci dentro, dove, che fare, “cose campate per aria” visto che il museo è ancora in alto mare.
In soldoni: il museo nascerà, costerà, ma chi ha gettato i semi, con quel convegno un po’ inutile, che non diceva nulla, che non ha dato NULLA.
E ci risiamo, insomma, a voler per forza istituzionalizzare qualcosa, renderlo storicamente coerente, venerabile in un certo senso, dentro una struttura che intende dire “quello che c’è qui è Vera fotografia, guardala” dimenticando che è un’arte dove per fortuna c’è un’evoluzione continua, tantissimi stili, forme espressive, modi d’espressione.
Chi deciderà cosa è giusto mettere alle pareti? Questo comitato tecnico si porta appresso quell’aura di mistero che avvolge anche le sorti e le scelte museali del Macro, dopo l’abbandono di Barbero? Siccome la fotografia è anche un’arte meccanica, nel comitato, ci saranno anche tecnici? Dei fotografi? E il pubblico, e la didattica? E poi cosa è fotografia? Ci mettiamo anche i “visual-artist”?
Nero più profondo, nessun comunicato stampa, niente.
Da curatrice, photo editor, giornalista che ne scrive, sono uscita schifata, permettetemelo, perché in Italia non abbiamo nemmeno la regolarizzazione delle figure professionali che ruotano in questo mondo e il convegno non ha aggiunto nulla, se non tante lodi a chi già le aveva. E diciamolo: il FotoGrafia Festival 2011 è stato deludente.
Belle premesse.
E adesso?


Fabio Massimo Fioravanti

17 gennaio 2012

Fotografia Festival 2011 è stato più che deludente. Ma sono ormai tanti anni che delude…


Giuseppe Cocco

17 gennaio 2012

Caro De Bonis, come non condividere le tue osservazioni?
Per un fotografo artista che svolge la sua attività dal 1977, testimonio e apprezzo la crescita culturale in Italia e a Roma e devo riconoscere all’amico e collega Marco Delogu, la capacità di aver saputo creare con il Festival FotoGrafia, una realtà che mancava colpevolmente a Roma e che ha retto al tempo e ai rivolgimenti politici; quindi ha saputo crearsi una certa autorevolezza dimostrando validità.
Purtroppo chi fa sbaglia, ma se è meglio sbagliare che non fare, come ben sappiamo, non c’é iniziativa in Italia che possa prescindere da fiancheggiamenti politici; motivo per cui ottime idee spesso non hanno seguito, o vengono realizzate da altri (io stesso ho tentato nel tempo di fare ciò che è riuscito a Delogu, anche con le mie forze di docente di Accademia). Ma va bene così, l’importante è che uno di noi riesca, se poi serve a tutti (io personalmente, purtroppo, devo lamentare una certa sordità da parte di Marco, ma forse è stata anche colpa mia).
Purtroppo, poi, il fatto che ci si incontri tra simili per studiare strategie progetti e programmi comuni, soprattutto tra i creativi è facile che non porti a nulla di concreto.
Le pastoie e le difficoltà sorgono anche dal fatto che ci troviamo a Roma, città dannata per le arti e gli artisti contemporanei. Certo, forse ancora troppo poca attenzione, secondo me, è stata data nell’ambito del Festival FotoGrafia, ai fotografi autoctoni, giovani e meno giovani.
Sono dell’idea che per costruire sia importante abbandonare le partigianerie, le gelosie e le invidie, tanto care a noi italiani. L’unione fa la forza e se non impariamo a fare lobby, nessuno ci regalerà nulla.
Sempre interessante conoscere le buone pratiche e senza andare a cercare fuori dei nostri confini, basterebbe andare a vedere ciò che hanno saputo costruire in Emilia e in Lombardia, per esempio. A questo proposito, illuminante è stata l’iniziativa che la Fondazione Forma (Roberto Koch) ha organizzato in tre giornate – 18 – 19 – 20 marzo 2011 – dedicate allo stato della fotografia in Italia (potete trovare l’audio degli interventi sul mio blog http://www.penisolabella.it/wordpress/2011/03/17/la-fotografia-in-italia-a-che-punto-siamo/) ne consiglio l’ascolto.
Che dire di più, Roma non è stata fatta in un giorno e l’importante è aver cominciato e continuare sulla strada intrapresa. Dobbiamo lavorare per costruire per il futuro.
Giuseppe Cocco – Responsabile nazionale fotografi UGL Creativi


occupiamocidicontemporaneo

17 gennaio 2012

Occupiamoci di Contemporaneo condivide gli argomenti e il tono di questa lettera aperta.
Le riflessioni e le domande poste da De Bonis meritano un ampio approfondimento.
In uno dei nostri recenti comunicati abbiamo già espresso le stesse perplessità sulle modalità con cui sono state fatte le nomine dello staff curatoriale del Macro. Ma non solo. Chiediamo chiarimenti anche su come sia stato scelto di acquisire l’archivio dell’associazione no profit 1:1, viste le grandissime difficoltà che solitamente le istituzioni pubbliche hanno nel prendere in carico archivi imporantissimi – come quello di Graziella Leonardi per fare solo un esempio. E’ stato fatto un bando? Una valutazione scientifica del suddetto archivio? Chi l’ha fatta? Quando? Ci sembra che, anche da un punto di vista squisitamente legale, molte siano le cose da eccepire su queste scelte e queste nomine. Non comprendiamo perché, dopo i movimenti di opinione, le assemblee, la nascita della Consulta, l’Assessorato e l’attuale direzione del Macro, non abbiano fatto una scelta di maggiore trasparenza e condivisione.
Ci sembra una sfida alla volontà collettiva decisamente di poco buon senso.
OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO


Pietro D'Agostino

17 gennaio 2012

A Marco Delogu,

nella sua poco esauriente lettera di risposta ha parzialmente evitato chiarimenti e approfondimenti. Voglio considerarlo anche normale, nel senso che non si possono certo affrontare questioni così complesse nel poco spazio di una lettera e che non coinvolgono solo lei ma tutto un settore dell’amministrazione pubblica cittadina. Sono sicuro che in un incontro come da lei proposto in febbraio, al quale parteciperò con interesse e spirito costruttivo nel caso si decidesse di attuare, vi sarà invece la possibilità di un maggiore spazio di dialogo e di discussione su questioni in campo che rimangono tuttora aperte. Nell’attesa che ciò avvenga le auguro un buon tutto.

Pietro D’Agostino


Michela Corsi

17 gennaio 2012

Che bello leggere la lettera aperta di De Bonis , così carica di parole e di punti interrogativi , quasi non mi aspettavo che poi, più avanti ci fosse una risposta… e invece al contrario lo trovata, anche se piena di “due punti”. Chissà se questa volta le risposte saranno esaustive….


Guglia

18 gennaio 2012

De Bonis è sempre illuminante.


Valentina Trisolino

18 gennaio 2012

la questione è alquanto annosa e complessa, partendo prima di tutto dalla creazione-gestione-promozione di un archivio fotografico degno di questo nome nel nostro paese.
sono cmq contenta dei toni pacati con i quali la discussione continua nel suo percoro.
nella risposta di Marco Delogu tutto pare fantasticamente propositivo. gli incontri (wall!) e il progetto di residenze è una bella idea. mancano però all’appello risposte sul conflitto di interesse che Delogu ha spiegato solo in parte, motivando la scelta solo per la sua decennale esperienza nella conduzione del festival romano. come ha detto lui stesso delegare è una grande cosa ed è sintomo di voglia di collegialità e di lavoro in team.
altra questione rimasta taciuta e caduta nel dimenticatoio l’idea della creazione del network tanto promossa da delogu. prima dell’inizio del festival 2011 non se ne più parlato. è una proposta abortita o se ne riparlerà in futuro?
grazie


Alessia cervini

18 gennaio 2012

Grazie, davvero un enorme grazie, perché quando ho letto questa lettera mi sono sentita felice! Si, la parola giusta è questa….non solo per i contenuti, ma soprattutto per aver aperto una breccia di cui sentivo tanto bisogno! Condivido emozioni immagini opinioni ricerche con voi, orith maurizio alfredo pietro….; ne vivo profondamente un bellissimo arricchimento; ora maurizio ci fa un grande regalo, e, con queste parole aperte che arrivano come una tempesta di tuoni, ho trovato coraggio, un coraggio sul quale mi piacerebbe aprire un confronto, con chi rappresenta le istituzioni, con chi si muove ogni giorno nei luoghi giusti. Per me la fotografia non è solo esporre e fare i “fighi”, anzi è prima di tutto e soprattutto PURA RICERCA!!!!! La conseguenza naturale di ciò per me sarebbe condivisione e non esclusione….ma nella nostra realtà romana rimane difficile anche solo comunicare. Sarebbe bello se si muovesse qualcosa….. :) . Alessia


Orith Youdovich

18 gennaio 2012

Ringrazio Marco Delogu della sua risposta, che ho letto attentamente. Vorrei adesso indicare alcuni punti, a mio avviso, da chiarire.

Il primo riguarda la scelta dei tre curatori fatta due anni fa con “un bando internazionale attraverso la massima trasparenza”. Vorrei ricordare a Marco che gli avevo già fatto notare allora come, a suo tempo, il bando fosse arrivato non solo a noi curatori (tra l’altro già attivi all’interno del Festival e in altri ambiti) ma anche a molti altri, solo tre giorni prima della sua scadenza. Sembra possibile poter stilare un progetto triennale in soli tre giorni e poi inviarlo in fretta e furia al Festival? Non è stata, in tal senso, quanto meno singolare la procedura di nomina dei tre curatori internazionali? È una percezione nell’ambiente della fotografia, o meglio una certezza, che il tutto avviene in silenzio e che all’”anteprima” sono ammessi, per un motivo o per altro, pochi “privilegiati”.

Il punto sollevato da Maurizio sul coinvolgimento delle realtà attive a Roma è fondamentale. Non si può certo intendere per coinvolgimento il solo fatto che la direzione del Festival proponga alle associazioni/individui “la cura” di un evento (metto “la cura” tra virgolette perché bisognerebbe capire cosa si intende per “cura”). È senz’altro un’attività stimolante ma i curatori” a mio avviso non dovrebbero essere dei meri esecutori di progetti già creati a tavolino dal Festival. Per produrre progetti esistono le società di produzione e non serve la competenza di un curatore.
Sarebbe in tal senso più giusto pensare (da parte del Festival) ad accogliere proposte di contenuti avanzate dai curatori e/o dalle associazioni attraverso un bando in modo da consentire a un comitato di professionisti di valutarne la qualità. È doveroso coinvolgere tutti in maniera trasparente.

Non si può più perdere tempo in incontri show (come descritto molto bene da Alessia) che servono solo a qualcuno per sottolineare la propria affermata solida posizione, né si può acconsentire che tutti coloro che hanno contribuito, e che continuano a farlo a vari livelli, alla crescita della fotografia a Roma siano esclusi dai progetti pubblici.


Samuele

18 gennaio 2012

E’ sempre interessante e altrettanto comodo, vedere che ci sono delle figure che si pongono delle domande e le rivolgono pubblicamente aprendo più punti di domanda.
Anche se sono di Lucca, condivido e apprezzo lo scambio che è avvenuto e che mi auguro continuerà anche in altri spazi.
Grazie
Samuele


Maurizio G. De Bonis

18 gennaio 2012

Anche io ringrazio Marco Delogu per la celere risposta e per la disponibilità al dialogo. Non ho più bisogno di evidenziare i suoi meriti perché l’ho già fatto nella lettera aperta (e in ogni caso le iniziative da lui presentate sono certamente degne di nota, significative), dunque vado ai punti concreti.

1) Il nuovo corso del MACRO in merito alla fotografia non mi è ancora chiaro, così come non mi pare opportuna (lo ribadisco) la scelta di concentrare nella stessa persona la direzione del Festival FotoGrafia e la responsabilità dell’area fotografia MACRO. Capisco che questa “transizione” del Festival abbia bisogno di certezze, almeno (forse) per la prossima edizione (2012), ma è assolutamente necessario per il bene del Festival stesso procedere a una riorganizzazione della manifestazione (dal 2013?), prendendo anche in considerazione che l’idea (poi parzialmente rientrata nella recente edizione) di far operare ben tre curatori diversi (su bando internazionale…altro punto per nulla chiaro) ha dato a mio avviso esiti veramente discutibili e poco soddisfacenti.

2) Altra questione è la trasparenza in merito alla possibilità di fare proposte al Festival. Chi può farle? E attraverso quali canali? E chi le giudicherà?

3) Rimane in piedi la mancata creazione ufficiale del Network Fotografia Roma, che si è sciolto come neve al sole quando stava prendendo una sua forma seria, anche dal punto di vista giuridico (creazione di uno statuto). Ma come ben sappiamo quando bisogna passare dalle parole ai fatti e mettere la propria faccia nell’ambito di un’iniziativa di “politica culturale”, c’è in questo Paese sempre il “fuggi fuggi” generale.

4) Penso che sia necessario procedere a un confronto pubblico, magari anche con la direzione del MACRO (sarà disponibile?), per far sì che tutto il movimento fotografico romano possa ricevere chiarimenti su quale strada questo Museo intende prendere in relazione alla Fotografia.

5) Personalmente penso che il progetto Museo della Fotografia sia fortemente discutibile per mille motivi, in primo luogo economici ma anche di strategia culturale.

6) Propongo a Marco Delogu l’effettuazione di un dibattito pubblico su tutti i punti relativi al nostro scambio epistolare (telematico), non per fare processi a qualcuno (non è certamente questa la mia intenzione) ma per creare quel clima di trasparenza e reale collaborazione a mio avviso necessario per avviare a Roma una politica culturale fotografica assolutamente limpida.


massimo gurciullo

18 gennaio 2012

il dibattito andrebbe fatto a livello nazionale,vedo problemi seri anche a Milano e Torino per esempio


Mimmo GRAVINA

19 gennaio 2012

Concordo con M. DE BONIS: è giunto ormai il momento di chiarire “pubblicamente” dove la fotografia in quel di Roma sta andando e dove si vorrebbe che arrivasse; con quali metodi e quali obiettivi raggiungere. Creare una grande “Officina di idee” romana svincolata soprattutto dai soliti condizionamenti di “casta” ed alla quale partecipino, senza pregiudiziali, tutti gli coloro che sentono e vogliono proporre qualcosa di utile!
Grazie


Aldo Valenti

21 gennaio 2012

Confesso di non conoscere i “duellanti” sono stato sempre fuori da circoli ed associazioni, anche se a volte annuso il clima di situazioni dove si parla di fotografia.
Trovo limitante un confronto sulla fotografia legato ad una città. Su tutto il territorio c’è gente che bene male, per passione, per cultura, per ricerca e spesso non trova possibilità per poter esprimere il suo modo di vedere “fotografico”. Al di là di polemiche improduttive che possono suscitare solo indifferenza o antipatie, se il Comune di Roma ha dimostrato sensibilità ed attenzione al discorso fotografico, in tutti i suoi aspetti, mi auguro e spero che questa diventi opportunità di confronto, di espressione, tutti elementi necessari ad una crescita culturale e che dia vita un percorso individuale e collettivo per tutti coloro che da anni si dedicano, individualmente, oserei dire isolatamente a “coltivare” la ricerca di un linguaggio di comunicazione, artistico-sociale-espressivo ecc. Mi auguro che questa iniziativa dimostri la sua attenzione a quanto scritto. Grazie, disponibile a collaborare.


Maurizio G. De Bonis

22 gennaio 2012

Aldo,
è vero che non bisogna limitarsi a una città, ma bisognerà pur iniziare da qualche parte. E la situazione di Roma (che conosco molto bene) mi obbligava, in quanto giornalista culturale e curatore indipendente a iniziare a indagare (altrimenti a cosa serve il giornalismo, solo a informare asetticamente?).
La mia lettera aperta, dunque, non è un elemento di una polemica improduttiva così come non è improduttiva la risposta di Marco Delogu. Uno scambio civile di opinioni (anche diverse) non è mai improduttivo. O è meglio il silenzio?


ele_G_ab_ri

3 febbraio 2012

Mi ero perso l’articolo. Veramente ottime domande di De Bonis e mi fa piacere pensare che non sono solo io a domandarmi certe cose. Mi ricordo lo stato del Festival 2009 quando Zone Attive diramava comunicati in Morse per vie non ufficiali, quasi voci si direbbe, dirette a non ben definiti giovani fotografi con la possibilità di candidarsi alle gallerie del circuito del Festival, e quando tali gallerie chiedevano compensi economici solo per essere nella rosa dei candidati. Mi ricordo anche quando nel 2010 si delinearono le figure di 2 curatori che erano disponibili a ricevere proposte da vagliare, tutto senza filtri pareva. Forse avvenne il primo anno, già dal secondo la cricca si era rimessa in moto con la creazione di un premio che “filtrava” le proposte. Mi chiedo fino al 2013 quale sarà il ruolo dei due curatori allora. Tale premio selezionava discutibili progetti rilegati ad uno slideshow su un televisore 30 pollici al secondo piano. Quasi un calvario vedersi più di 200 fotografie in quel modo. Fortuna era un premio.. e poi basta con la fotografia di alcuni o nove fotografi.
Con la storia delle residenze sarà lo stesso, se non peggio.
Il ruolo di questi personaggi, curatori, artisti, “residenti”, ha sempre più nel tempo assunto un sapore di gente colpita da Sindrome di Stoccolma.


Fargotof

15 febbraio 2012

De Bonis scrive tanto ma dimentica di aggiungere che è stato tra coloro che si sono arrogati il diritto di redigere la lista degli attori culturali da includere nella lista del network e diella lista di quelli da escludere….
Chi critica di mancata trasparenza in questo caso andrebbe criticato per lo stesso motivo.
A roma ci sono, è vero , dinamiche che riguardano la politica culturale gestita con denaro pubblico( cioè nostro) ,molto discutibili . Come è discutibili la scelte di tenere per dieci anni a capo di praticamente tutte le iniziative riguardanti la fotografia una sola persona…
Con tutta la buona volontà , anche riconoscendo meriti che il nostro Delogu forse non ha, il perseverare con un solo nome fa male alla cultura in generale , alla sua rigenerazione e al necessario rinnovamento delle idee.Sappiamo fin troppo bene infatti che chi ha proposto per l’ennesima volta il solito nome, a parole rinnega le storture generate da un’ideologia assolutista e da logiche di partito estranee agli interessi della collettività che dovrebbe servire.
Bisogna d’altra parte riconoscere però che Delogu , come altre associazioni e persone , in questi anni si è prodigato per diffondere la cultura fotografica.
La differenza sta nel fatto che Delogu lo ha fatto per 10 anni con soldi non suoi , gli altri invece hanno investito di tasca loro, rischiando in proprio e non certo per un ritorno economico.
Roma ha visto per esempio negli ultimi anni la nascita di realtà private ma di grande impatto per la città , quali Officine Fotografiche e 10b Photography Gallery che non smettono di produrre e far circolare cultura fotografica senza ricevere un euro di fondi pubblici e spesso garantendo a titolo gratuito l’accesso alle mostre esposte.
Credo che la vera domanda da farsi sarebbe: con 122mila euro , cosa sarebbero in grado di produrre queste realtà private? Meno e peggio di quanto sappia fare De Logu con i fondi pubblici?
Perchè tutti i fondi disponibili sono accentrati nelle mani di una sola persona?
J.D.


redazione Punto di Svista

15 febbraio 2012

Il Comitato di Redazione di Punto di Svista ha deciso di pubblicare, facendo un’eccezione al regolamento, il commento anonimo firmato J.D. allo scopo di portare a conoscenza dei lettori e degli appassionati di fotografia il comportamento poco dignitoso di alcuni individui riguardo quello che dovrebbe essere un dialogo corretto sulla situazione della fotografia romana.
Qui sotto pubblichiamo la risposta di Maurizio G. De Bonis

J.D.,
inviare un commento senza firmare con nome e cognome non le fa onore. E’ sintomo chiaro di paura e di incapacità di affrontare un dialogo assumendosi la responsabilità di quello che si dice. Provo pena nei suoi confronti, così come provo pena nei confronti di chi, in alcune occasioni, le ha fatto dei “riportini manipolati” dalle riunioni del mai nato Network Fotografia Roma. Inoltre, le devo dire che non c’è voluto molto per scoprire la sua vera identità. Evidentemente lei si vergogna profondamente delle sue idee, altrimenti si sarebbe presentato con la sua faccia e la sua firma.
Il 24 febbraio ci sarà un incontro pubblico presso Officine Fotografiche sulla situazione della fotografia a Roma. Abbia l’audacia di fare certe affermazioni in pubblico e abbia l’arditezza di ammettere davanti ai presenti che non ha avuto, in occasione del commento che ha inviato, il coraggio delle sue idee. Ma penso che lei non lo farà perché chi lancia accuse celandosi dietro l’anonimato è semplicemente un uomo senza dignità.


Fargotof

16 febbraio 2012

Mi scusi De Bonis,
Ma io ho lasciato anche la mia mail sul vostro blog….
Ma , a parte insultarmi, ha qualcosa da dire sul meriito del mio intervento?
Poi la ringrazio per l’invito, ma visto che dichiara di conoscere la mia vera identità , saprà bene che risiedo lontano dalla sua meravigliosa città e che difficilmente potrò Intervenire alla riunione da lei indetta.
E stia tranquillo che se potessi essere presente , non avrei nessuna remora o timore nel ripetere i contenuti del mio intervento, sperando questa volta in una risposta generata dai neuroni cerebrali e non dai succhi gastrici…


Maurizio G. De Bonis

16 febbraio 2012

Io ho constatato il suo comportamento. Si nasconde dietro l’anonimato per lanciare accuse e insulti nei miei confronti. La sua mail lasciata in redazione porta un nome di fantasia, non è la sua vera identità. Non ha il coraggio di esprimere le sue idee. Chi si comporta così per me non ha alcun rispetto verso se stesso (figuriamoci verso gli altri). Complimenti, Continui così.


Pietro D'Agostino

17 febbraio 2012

A Fargotof,

è inutile che lei insista con argomentazioni che non hanno fondamento, le sue insinuazioni su chi ha pilotato e manipolato le partecipazioni all’interno del futuribile network le smentisco io per primo in quanto ero presente alle riunioni. Se Maurizio De Bonis ha detto qualcosa in merito è stato sempre chiaro e trasparente e non ha mai fatto nessun tipo di pressione su chi o come effettuare delle scelte, al di là di manifestare il suo pensiero in merito all’argomento, come tutti i presenti agli incontri hanno avuto la possibilità di fare.
Non ha fondamento né senso alcuno il suo voler rimanere a tutti i costi celato nell’anonimato cercando di portare solamente attacchi alle persone, questo può anche andare bene ma che sia a viso aperto, piuttosto che proporre idee e argomenti in merito alla situazione della fotografia nella capitale ed in Italia.


alfredo covino

17 febbraio 2012

@Fargotof,
Anche io mi sento di aggiungere qualcosa, dato che sono stato sempre presente alle riunioni del “mai nato network”, credo che lei abbia dell’astio nei confronti di maurizo de bonis e questo lo si può capire benissimo dai suoi interventi.
Ma a parte l’astio, le ricordo che verso la fine delle riunioni si era deciso (all’unanimità), con tutti i presenti, di redigere un documento di adesione, nel quale venivano invitati tutti gli enti che si occupavano di politica e organizzazione culturale, pubblici, indipendenti, privati e a scopo di lucro e non.
Per cui mi sento di dire che le hanno riportato delle cose non vere, probabilmente uscite dalla bocca di qualcuno che come lei ha problemi a confrontarsi apertamente, con professionalità e soprattutto a viso aperto, con quella trasparenza che lei stesso reclama.

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