Un commento


Michele Smargiassi

4 luglio 2011

Caro De Bonis, sono molto d’accordo con le sue due premesse di metodo. La fotografia di guerra (come tutta la fotografia cosiddetta documentaria) mostra ma non dimostra il proprio oggetto, e farlo credere significa occultare con l’apparenza la sostanza. I fotoreporter sono autori, e per non cadere nella lettura ingenua del loro lavoro come pura testimonianza meccanica è giusto scavare nell’imamginario visuale in cui sono (siamo) immersi, a partire dal cinema che dell’imamginario delle nostreultime generazioni è uno strutturatore potentissimo. Attendo la seconda parte, contando che risponda alla domanda implicita nella prima: che uso possiamo comunque fare delle fotografie della guerra?
Cordialmente, m.s.

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