Hai paura del buio. Un film di Massimo Coppola

Una carrellata aerea avanza lungo il soffitto di una fabbrica mentre il rumore spaccatimpani della catena di montaggio scandisce il ritmo della visione. Già dalla prima scena di Hai paura del buio si percepisce che dietro alla macchina da presa c’è un occhio vivo e sapiente. L’occhio di chi sa che il cinema, come intuì Alberto Abruzzese, è “l’arte della fabbrica”, e dei pochi capaci di riprodurre con uno stile scarno, ai limiti dell’astrazione, scorci di vite che si amplificano fino a restituire il quadro di una realtà ben più ampia.

Massimo Coppola, noto al pubblico dai gusti più ricercati come volto e autore televisivo sempre fuori dal coro con programmi ironici e surreali o documentari illuminanti, è tornato a chiedersi cosa significhi avere vent’anni, come nella sua fortunata serie di inchieste sui giovani che si intitolava proprio così.

Protagoniste del suo primo film da regista, di cui è anche sceneggiatore, sono infatti due giovani donne, una rumena e un’italiana, le cui esistenze si incrociano a Melfi. Eva, che da Bucarest vi si è trasferita dopo aver perso il lavoro in fabbrica, ha in mente un preciso piano inizialmente indecifrabile, mentre Anna, che a Melfi è cresciuta e che lavora negli stabilimenti della FIAT portando avanti anche gli studi universitari, è destinata a raggiungere un punto di svolta soltanto quando pianificare non le sarà più possibile. Il ruolo di Anna è di Erika Fontana, sguardo duro che ben si adatta alla forza del personaggio, al suo esordio nel cinema, mentre Eva è Alexandra Pirici, performer e coreografa rumena del Centro Nazionale di Danza Contemporanea di Bucarest, che ha già lavorato con un Coppola regista: Francis Ford.

La solitudine, il dolore e la fatica di vivere che accomunano le due ragazze sono raccontati con immagini eloquenti in cui a parlare sono in primo luogo gli ambienti, gli oggetti, i colori. Coppola descrive le città, le case, le fabbriche con lo spirito del documentarista che gli appartiene dagli esordi, ma combina questi elementi con uno sguardo lirico innescando un processo narrativo di straordinaria potenza. Ogni dettaglio veicola i vuoti e le illusioni delle protagoniste meglio di quanto potrebbe fare qualsiasi dialogo. I tanti primi piani sul volto scavato di Anna e su quello florido di Eva, interpretate da attrici interessanti e veraci come non è ormai più d’uso sul grande schermo, rigorosamente senza trucco, fanno da controcanto alle lente panoramiche su una Bucarest ormai indistinguibile da una moderna metropoli o sul complesso industriale di Melfi, che invece mai si è integrato con il paesaggio rurale in cui fu impiantato. Anche il montaggio –di Cristiano Travaglioli, noto ad esempio per Il Divo (2008)-, che alterna lunghi piani sequenza a passaggi dinamici, racconta una realtà fatta di contraddizioni, isolamento e blocchi che non si incastrano. Lo spettatore può così letteralmente calarsi nella situazione descritta vivendo dall’interno lo smarrimento delle protagoniste e la precarietà dell’ordine e della vita che il film racconta. A rendere più potente l’immedesimazione è l’incalzare delle musiche dei Joy Division, che non si limitano a ritmare le immagini, ma rinforzano la spirale di tedio e sospensione raccontata, offrendo allo stesso tempo lo spiraglio di una reazione grazie all’energia che veicolano.

Hai paura del buio è un film privo di qualsiasi intento moralistico, ma cela una forte valenza politica. Il minimalismo e il rigore di ogni scena sono costruite con un linguaggio autentico e coerente, che pur mirando all’astrazione si mantiene sempre vicino a chi guarda.
Coppola mostra alcuni aspetti dell’attuale situazione socieconomica italiana in tutta la loro crudezza, trovando la via per risalire a un ordine di problemi universali e proponendo spunti e possibilità di riflessione. I personaggi non cedono mai alla disperazione, che pure è lambita e si annida negli oggetti e nelle architetture, ma riescono sempre a contrastarla grazie alla dignità e soprattutto all’intelligenza. E se la vita è un corridoio buio in cui non ci si può che aggirare a tentoni senza nascondere che si ha paura, a volte anche solo un lumicino a presa elettrica, di quelli che i genitori fissano al muro per tranquillizzare i bambini, può essere d’aiuto a trovare la strada.

© Punto di Svista 05/2011

TRAMA
Licenziata dalla fabbrica, la giovane operaia Eva decide che è arrivato il momento di lasciare la Romania per raggiungere l’Italia, e sceglie come precisa per quanto insolita meta la cittadina lucana di Melfi. È qui che la sua strada si incrocia con quella della coetanea italiana Anna, anche lei operaia. Per Eva, l’approdo a Melfi si rivelerà essere l’unica possibilità di chiudere i conti con un passato che l’ha segnata, mentre Anna capirà che soltanto distaccandosi dalle sue radici potrà andare incontro al futuro che desidera.


CREDITI

Titolo: Hai paura del buio / Regia: Massimo Coppola / Soggetto e sceneggiatura: Massimo Coppola / Fotografia: Daria D’Antonio / Montaggio: Cristiano Travaglioli / Scenografia: Paolo Bonfini / Montaggio del suono: Riccardo Spagnol / Interpreti: Alexandra Pirici, Erika Fontana / Produzione: Indigo Film in collaborazione con BIM Film e MTV Italia / Distribuzione: BIM Distribuzione / Italia, 2010 / Durata: 95 minuti

LINK
Filmografia di Massimo Coppola
BIM