63 commenti


ANGELICA

24 novembre 2010

grazie di aver scritto questo pezzo…..non sono stata l’unica a deprimermi/incazzarmi.


stefano candotti

24 novembre 2010

Completamente d’accordo.
Non c’è limite alla banalità ed al ridicolo, basta che frutti qualche introito pubblicitario e monetario, va bene anche il cane del vicino con la fotocamera in mano.
Mi domando però di chi è stata questa bella idea e chi esattamente ne trae vantaggio e di che tipo.
Della Colombari che non si sente nemmeno ridicola in un mondo che come parte attiva nemmeno le appartiene,possiamo anche non parlare.
Condivido al 100%: un incubo; la realtà supera ogni immaginazione.


lucrezia

25 novembre 2010

sono una videomaker professionista, e in base a quello che scrivi riesco a sopravvivere a fatica con il mio lavoro di ricerca e sperimentazione continua, prima in giro pe ril mondo e da tre anni ferma nella mia casa nel bosco con i miei due bimbi nati da poco una e da pochissimo l’altro.questa trovata pubblicitaria, perche’ cosi’ l’ho individuata subito quando misono imbattuta su questo art,mi ha trasmesso le tue stesse riflessioni e turbamenti.pero’ devo dire che come al solito queste puttanate o marchette le pensa e le fa chi riesce ad arrivare benissimo a tantissimi di noi, amanti, profesisonisti,dell’immagine della comunicazione, etc etc .e questo tale ci fa girare le palle a noi, perche’ ci sentiamo un po’ presi per il culo insieme a tutto il nostro mondo ideale,e lui ci fa pure i soldi e li fa fare alla colombari e alla casa di produzione dell’aggeggino.e in piu’ continua a far crescere quest’immaginario allucinante ma che e’ difficilissimo demolire, della fotografia, e del suo utilizzo che ormai si e’ creato.


Efrem Raimondi

25 novembre 2010

Sollecitato dalla lettura vado a vedere…perchè è buona norma farlo. E ciò che vedo conferma in pieno questo non articolo non recensione.
La fotografia e il suo utilizzo, coerentemente con tutta ‘sta smania a comparire, è sempre meno linguaggio e sempre più fatto mediatico.
Edulcorata, semplificata e impacchettata per palati e cranii che non distinguono, ma che tragicamente partecipano.
La Colombari è evidentemente dotata di un grande senso dell’umorismo…non riesco a credere che sia priva del pudore (basta una dose minima) che invece è mancato a chi ha messo insieme, e si è prestato, alla simpatica iniziativa. pardon, evento, come si usa dire.


Efrem Raimondi

25 novembre 2010

postilla… non sono neanche così sicuro si tratti di autoscatti…


Pietro D'Agostino

25 novembre 2010

Sicuramente, l’ingenuo moralista sogna! E chiunque si sente un ingenuo moralista ha il diritto/dovere di sognare. E chi tenta di realizzare, nei fatti, il suo sogno, non si preoccupa dei problemi, se ne occupa, giorno per giorno, senza roboanti e sterili fanfare. Qui, ora, i fatti in questione non sono solo all’interno del mondo della fotografia ma del teatro della nostra esistenza, della nostra società, sotto i nostri occhi e orecchi, tutti i giorni. E ci sentiamo impotenti. La nostra reazione è forte, ma non sappiamo dove indirizzarla, tanta è la confusione sul palcoscenico. L’etica e la volontà non ipocrita di dare il nostro contributo a dissolvere qualche incubo può far fronte a tale malessere? Dal mio punto di vista si! Mancano semplicemente le informazioni per indirizzare in maniera, qualitativamente utile, i nostri sforzi, le nostre energie, a contrasto di queste ” oscenità “. Solo capendo e conoscendo chi abbiamo di fronte, quale è l’avversità con cui dobbiamo confrontarci, può darci la necessaria capacità di formulare un progetto a cui fare riferimento. Non bastano solo le idee, ci sono anche i fatti, tangibili, concreti da realizzare. A questo proposito voglio segnalare un testo che può effettivamente dare un contributo alle nostre necessità e carenze di informazione su come accadimenti, da quello citato nell’articolo di Maurizio a quelli a cui siamo costantemente sottoposti dalla comunicazione di regime, possono attraversare la quotidianità delle nostre coscienze modificandone la percezione dei dati di fatto reali. Si tratta di ” Oscenità interiori ” verità ambigue e retoriche perverse, autore Guido Zingari, edizioni le nubi. Qui di seguito un breve estratto dalla pubblicazione, tanto per capire di cosa tratta.

…. l’oscenità …. Cultura dell’equivoco e dell’omertà ben più pericolosa dell’oltraggio al pudore, essa vive nella profondità delle nostre coscienze, controlla il traffico illecito di morali e di estetiche, agisce attraverso il depistaggio subdolo della retorica nascondendo la realtà, promuovendo l’oblio, moltiplicando gli intrighi rispetto ai fatti.

Buona e proficua lettura,
Pietro D’Agostino


Eliseo

25 novembre 2010

Non ho ancora capito il vero perchè di una mostra del genere. Il vero perchè.
Un buco nell’acqua per Forma.


Lorenzo

25 novembre 2010

Di ragazze in piena tempesta ormonale che si fotografano in bagno ne è pieno Facebook, ma non per questo vado a dire che le loro sono esplorazioni intime, un guardarsi allo specchio alla ricerca di un’estetica capace di confrontarsi con i contenuti e i valori.


Marco

25 novembre 2010

Concordo con il sig. Efrem Raimondi, alcuni non mi sembrano autoscatti, . La luce non fa sconti e curva solo quando le grandezze riguardano la fisica quella dei numeri…..
Per il resto le immagini, se le scatta la colombari in esplorazione intima è una cosa, se le stesse le presentassi io…..


davide

25 novembre 2010

spero ci fosse in internet un post del genere. almeno non sono l’unico a pensarla cosi’. ho avuto la tua stessa reazione quando ieri notte aprendo quel bel sito che e’ repubblica.it mi sono imbattuto in un lavoro scadente, senza tecnica e senza un messaggio di fondo. in poche parole uno SCHIFO. sono uno studente e mi piacerebbe lavorare nella fotografia. ma piu’ mi avvicino a quest’arte e piu’ mi allontano perche’ mi rendo conto che con il digitale per far qualcosa di davvero creativo bisogna fare delle grandi ricerche e non la prima foto bella a caso. e guardando il mondo fotografico contemporaneo anche guardando piu’ vicino mi accorgo che si va avanti con lavori comuni , visti e rivisti e se non hai un nome dietro le spalle, in Italia , puoi anche metterti il cuore in pace: hai una guerra da affrontare!!!


Ines

25 novembre 2010

Sono anni che studio fotografia, mi sbatto, accetto compromessi, vengo sfruttata da studi di grande valore professionale ma di dubbio valore umano, e una mattina mi alzo, leggo le notizie, e improvvisamente la Colombari si esplora intimamente…e FORMA le apre le sue porte…
Abbiamo perso completamente il concetto di “fotografo” e di “arte”…e, diciamocelo, pure di “esplorazione intima” e di “contenuti e valori”…
La cosa bella è che se sta roba la portavo io alla mia prof mi avrebbe insultato per almeno sei mesi!


Dori

25 novembre 2010

Un insulto per chi lotta ogni giorno, per chi fa i lavori più assurdi pur di procurarsi i soldi per comprare attrezzature e realizzare progetti, una vergogna per il mondo della cultura già così maltrattato dal mercato e dall’ignoranza. Ancora più vergognoso il tentativo di giustificare immagini insignificanti con contenuti di spessore: la solita ipocrisia. Bisognerebbe chiamare le cose col loro nome…e pubblicarle in qualche rivista di gossip, non esporle in un Centro d’arte. Una figuraccia per tutti

p.s. solo la Colombari poteva riuscire a fare degli scatti così brutti con una meraviglia di fotocamera come quella….


Christian Michèl

25 novembre 2010

Non ne farei una questione morale,
impegno e dedizione non generano automaticamente talento e successo:
ed è giusto così, sarebbe tutto troppo facile.
Peraltro qui stiamo a parlare dei 5 minuti di gloria di una “artista”
che domani tornerà ad essere una nana bianca del jet set,
e sinceramente non ho rabbia o invidia del fatto che,
non ancora svezzata, possa esporre in una vetrina importante.

Focalizzerei l’attenzione sul (grave) fatto che giornali e istituzioni diano tanto risalto al piccolo mondo della fotografia, solo in occasione di questi connubi con la mondanità.

Mi agghiaccia il solo pensare che, nella mente di un lettore medio “non addetto ai lavori”,
il concetto di mostra d’arte&fotografia possa diventare un dittongo con spettacolo e televisione.


maurizio

25 novembre 2010

Passi per l’home page di repubblica ma faccio fatica a capire l’operazione messa in atto da “forma”. Piegarsi alle logiche commerciali probabilmente imposte da “Fotografica 10″ e dal produttore di macchine fotografiche che ha organizzato l’evento, non credo sia una buona mossa. Il discredito che questa operazione sta portando al centro Forma è qualcosa che oltrepassa, a mio modo di vedere, i vantaggi ricevuti nell’ospitare questa manifestazione . Ancora una volta ci si arrende di fronte a logiche commerciali e ancora una volta si dimostra il ruolo assolutamente marginale della cultura nel nostro paese.


maurizio

25 novembre 2010

credo che usare martina colombari come unico pretesto per alzare la voce e filosofeggiare sulla fotografia sia altrettanto triste e deprimente.forse la soubrette e´riuscita nel suo intento. di farsi pubblicita´sulle spalle di noi idealisti.


Danilo

25 novembre 2010

Colombari-Benedusi-Forma…… un trio che si ripete già dallo scorso anno (se non ricordo male…). E sopra di loro Canon.
Concordo con Sig. Christian Michèl: ok per promozione-pubblicità-sponsor….. peccato “appesantire” il tutto come un fatto “culturale” acquisito. Che potrà anche esserlo (vedi i barattoli di pomodoro Campbell di Andy Warhol)… ma sarà il tempo a decidere; non i giornali oggi.


Augusto Pieroni

25 novembre 2010

Caro Maurizio,
in un momento del genere un filino di moralismo ti viene: c’è poco da fare! Bene fai tu a lasciarlo tracimare. Sai meglio di me che dove “l’acqua è poca e la papera non galleggia” ci si arrabatta come si può e, pur di solleticare il gregge con la dose quotidiana di chiasso massmediale, ci si inventano i draghi (se questi son draghi, poi…). Spesso mi viene chiesto di commentare questo o quel misfatto fotografico, ma ho appreso con l’esperienza che un silenzio consapevole fa più danni di uno scatto d’ira.
Ciò che nasce come un’increspatura del nulla (le foto di cui parli) ha due opzioni: 1) restare un “pressoché nulla” di cui, com’è giusto, prestissimo nessuno ricorderà l’esistenza, oppure 2) echeggiare nella memoria collettiva gonfiandosi a dismisura come fatto rilevante di cui – data l’imprecisione della memoria – non si capiscono più i reali contorni.
Diamo a chi ha fatto, valutato e promosso l’operazione il suo meritatissimo oblio, che dici?
Lasciamo cadere ‘sta vicenda e cerchiamo di applicarci a far sì che il tuo sogno – che è quello di ogni sognatore di buon senso e buon umore – divenga realtà.
In epoca di vacche grasse ci sarà tempo e spazio anche per la Colombari. A quel punto l’oblio glielo garantirà non la nostra indifferenza ma l’ampiezza e il peso specifico dell’offerta culturale. Non vedo l’ora…
Un abbraccio.
AP


Luca70

25 novembre 2010

Ragazzi, siccome ci sto lavorando in prima persona, mi piacerebbe fornirvi un quadro un po’ più completo di questa vicenda che tanto vi indigna:

- l’evento FOTOGRAFICA è un evento di Canon (inventato, organizzato e pagato da Canon) che si ripete ogni novembre, da 4 anni, allo Spazio Forma, di cui Canon è partner finanziatore;

- nell’ambito di questa settimana (completamente gratuita!) di incontri e workshop totalmente dedicata alla fotografia, al video e ai suoi appassionati, è sempre prevista la presenza di una “madrina” a cui è richiesto di raccogliere ed esibire i suoi scatti migliori (l’anno scorso era Camila Raznovich);

- l’operazione che vede Martina Colombari protagonista è palesemente una operazione commerciale che mira ad attirare un pubblico più vasto ed eterogeneo (certo magari non puristi della fotografia come voi) all’evento FOTOGRAFICA;

- Canon ha fornito una compatta digitale a MC e le ha dato alcune semplici istruzioni, affiancandole Settimio Benedusi per la selezione delle foto che meglio rispondevano al tema da raccontare;

- la “personale” di MC è solo un 5% di tutta l’offerta commerciale e culturale di FOTOGRAFICA, dove (per es.) si possono ascoltare conferenze e partecipare a corsi di fotografi famosi, visitare mostre, far valutare il proprio portfolio a professionisti, testare e acquistare (ebbene sì, che volgarità!) tutti i migliori prodotti Canon. Che, non guasta ripetere, paga tutto di tasca sua.

Va bene l’indignazione, la Colombari non è certo una fotografa professionista e i suoi scatti sono facilmente criticabili, ma prima di fare pronunciamenti da veri talebani almeno raccogliete qualche informazione in più..
E magari fate un salto lì per farvi un’idea di persona, che non guasta mai.

Ad maiora.


Maurizio G. De Bonis

25 novembre 2010

Grazie per la definizione di talebano (data oltretutto a tutti quelli che hanno criticato l’iniziativa in questione)…questa mi mancava.
Il commento di Luca 70, comunque, direi che si commenta da solo.


Orith Youdovich

25 novembre 2010

Riprendo uno dei punti di Luca70: “l’operazione che vede Martina Colombari protagonista è palesemente una operazione commerciale che mira ad attirare un pubblico più vasto ed eterogeneo (certo magari non puristi della fotografia come voi) all’evento FOTOGRAFICA”.

L’operazione NON è PALESEMENTE un’operazione commerciale. La Colombari non è “dichiarata” così chiaramente testimonial della casa produttrice di macchine fotografiche. Altrimenti come si spiegherebbe i testi del curatore e fotografo che “spiegano” al grande pubblico cosa vuol dire la profondità dello stile della Colombari, “testimone di quella che è la fotografia italiana nel 2010″. I due hannno scritto dei veri e propri testi critici (specialmente il curatore) come se si trattasse di una fotografa dotata di una vena artistica degna di nota.

E’ questa operazione qui che suscita indignazione, la volontà di confondere le acque e di innalzare una fotografia priva di sostanza a livello di fotografia piena di significati (e tutto questo perché la cosa più importante è guadagnare, loro).

Uno spazio che ospita un’operazione così ambigua a cui partecipano critici/fotografi perde credibilità. E’ quando succede questo, quando la fotografia viene trattata in questo modo, bisogna dirlo ad alta voce, e non tacere, altrimenti lasciamo il campo a chi tira i fili e si spaccia per promotore della cultura, in questo caso fotografica.


Fiesoli

25 novembre 2010

Non sono il tipo adatto per giudicare, ma secondo il mio modesto parere le foto erano anche bruttine. Ma gente come la Colombari ha molte porte aperte.
Saluti.


Lorenzo

25 novembre 2010

@Luca70:
Ma guarda, sostanzialmente va bene tutto quello che dici, lo Spazio Forma lo conosciamo più o meno tutti e anche l’evento Fotografica in questione.

Però non si tratta di essere puristi della fotografia e meno che mai talebani, si tratta semplicemente di buon senso.

Se prendi una testimonial e inserisci le sue fotografie all’interno di un evento va bene, ovviamente nessuno lo vieta, ma se aggiungi due testi critici e parli di “ricerca estetica” posso benissimo affermare il mio pensiero ovvero che questa ricerca sembra essere inesistente.


Efrem Raimondi

25 novembre 2010

Io non sono un purista. Io uso la fotografia. Ma ho un nome e cognome e lo mostro. Insieme alla faccia. Solo così parole e immagini hanno paternità. E credibilità. Altrimenti caro Luca 70, perdonami, sono chiacchiere.
Nello specifico so bene (e mi sembra di non essere il solo) di cosa si tratta tutta questa faccenda che vede MC (em sii, immagino) protagonista. Probabilmente suo malgrado.
Ma il prurito deriva dal fatto che una degna e lecita operazione commerciale, esclusivamente commerciale, venga ammantata di rivelazione espressiva. A quel punto me l’aspetto. Se non la trovo ci resto male. E la fanfara mediatica non affievolisce la mia nausea. E visto che si è in tema di assicurazioni, garantisco che conosco assai bene l’argomento.
excusatio non petita accusatio manifesta.


giorgio

25 novembre 2010

Caro Luca70, a me spiace che se delle persone si indignano per il troppo clamore e pubblicità che ha riscosso il pessimo lavoro della, come dici tu, MC vengano additate come PURISTI con quel senso di persone un pò fuori dal mondo. Mi spiace constatare che la logica commerciale, in cui tu sembri stare a tuo agio, possa arrivare a tanto, non sono un purista e fotograficamente parlando sono sufficientemente informato ma, quel che credo, dovresti informarti tu su cosa sia la fotografia e su cosa voglia dire fotografare. Mi stupisce che FORMA male inFORMA e che un’azienda importante come Canon usi questi mezzucci per attirare pubblico.


Paul

25 novembre 2010

Un giovane giornale , che da sempre si occupa di cultura e fotografia ha saputo essere presente e rivolgere qualche domanda alla conferenza stampa , ha saputo pubblicare un articolo per far si che certi incubi almeno non diventino così frequenti.

buon risveglio.


Cristina Nuñez

26 novembre 2010

Il mio articolo sul tema, nel mio blog.
Includo la mia relazione con Forma e con Denis Curti e le ultime nostre conversazioni. Dopo questa “mostra” io non insegno più a Forma, non presenterò il mio libro là e non lo manderò nella loro libreria.
saluti,
Cristina Nuñez


Neon+Atlas

26 novembre 2010

Parlando di modelle anche Helena Christensen si è buttata nella fotografia.
Solo che non erano 5 minuti di autoscatti “verità” al cesso, di cui uno con la marca della macchina ben in evidenza..

Concordo con chi ne sa più di me qua sopra: se invece di una operazione un pò ingenua e senza pretese come ce ne sono tante, me la vendi come ricerca estetica e pippe semiologiche tipo “significante/significato” allora scatta la reazione.

Poi secondo me davvero non ci hanno neanche provato ed in meno di 10 min hanno fatto tutto.


jacopo

26 novembre 2010

MODERATORE DI PUNTO DI SVISTA: E’ stata eliminata la prima frase del commento perché pur essendo stata scritta con evidenti intenzioni ironiche, avrebbe potuto generare equivoci di interpretazione.

…ma ragazzi io vi posso capire ma state esagerando ma non avete parlato delle fotografie che erano esposte al forma state parlando della colombari ancora, trovo la mostar della colombarie benedusi più contemporanea di tutte le foto esposte ieri allo spazio forma.
ma se le foto le faceva una sfigata facevate tutto sto casino? pensate davvero che la colombari che credetemi la conosco di fama a malapena abbia bisogno di fare l’artista al forma? e che la marca di fotocamera abbia bisogno di tutto sta pubblicità? non so secondo me sono i fotografi che devono riflettere ! la fotografia oggi è questa mi dispiace .
NON SOGNARE ,FALLO!


Vittore

26 novembre 2010

MODERATORE DI PUNTO DI SVISTA: Non pubblichiamo link salvo casi eccezionali, a discrezione della redazione

Sono andato a vedere prima gli scatti, per cercare di capire.

Devo dire che il lavoro non mi è sembrato “unitario”, presenta alcune cadute di fianco ad immagini che magari in mano ad un curatore o critico con più tempo a disposizione avrebbero potuto rappresentare un punto d inizio per un lavoro introspettivo di un personaggio “pubblico” (almeno dal punto di vista concettuale riconosco che c’erano della possibilità per costruire qualcosa). Per una visione critica del tutto rimando all’articolo già citato … un po’ spietato e a volte crudo ma che fornisce un quadro piuttosto preciso.

Allora valuto l’operazione di marketing in se Martina Colombari, Settimio Benedusi una confezione perfetta per arrivare a prendere un largo pubblico di appassionati non solo di fotografia ma anche di moda e infine noi, che siamo andati a vedere le foto,per criticarle ma siamo andati a vederle. Poi vedremo se Canon alla lunga ne trarrà dei benefici.

Ricordo però che a fianco di MC ci sono nomi di tutto rispetto della fotografia italiana di reportage e di paesaggio forse per tirare le conclusioni aspetterei di vedere tutta la manifestazione che ha chiaramente intenti commerciali e quindi dei limiti intrinsechi non indifferenti.

Non amo le logiche commerciali ma da tutta la manifestazione Canon deve trarne dei vantaggi in qualche modo. Forse basto solo far parlare di se.
Lo spazio Forma poi evidentemente è una struttura un po’ grandina con costi e di gestione elevati e deve per forza attirare pubblico.
Queste non vogliono essere GIUSTIFICAZIONI ma solo un modo di cercare di CAPIRE.

E se invece di puristi fossimo solo in pochi?


Pietro D'Agostino

26 novembre 2010

Siamo alle solite; la satira indignata del purista sottovalutato – contro – la legittima esternazione dello sponsor certo delle sue brame cultural/commerciali. Parole che creano altre parole, che fuggono verso una migliore definizione alla prossima assemblea sull’incubo di turno, o presunto tale. Risultato; eccoci qui, come altre volte è capitato, a tentare di parlare e di sciogliere una matassa talmente tessuta ad arte che non finiremo mai di dipanare, dilapidando tutte le nostre preziose energie su false piste, sicuramente comode e per questo facilmente criticabili. Mi rendo anche conto che se non avessimo scritto i nostri commenti in questa sede, e come in altre è successo, non si saprebbe che ci sono persone che non accettano più queste oscenità. Con questo voglio dire che non andremo mai da nessuna parte se i nostri ragionamenti si bloccheranno sul disquisire sui presunti non meriti di una operazione prettamente commerciale, avallata ed ospitata da un centro che si presenta come un centro di produzione culturale e che invece, in questa occasione, è un palese centro commerciale. Bisogna isolarli, passare ai fatti; non andarci, non comprare, non fargli tornare niente di utile ai loro scopi, a costo di non andare a vedere la mostra del nostro autore preferito o di non poter ascoltare la presentazione di un libro che riteniamo abbia il merito della nostra attenzione. Avere la forza di rinunciare a qualcosa di importante per noi pur di sottolineare il nostro dissenso, è qui che incominciamo a misurare la nostra capacità di passare dalle parole ai fatti.

Pietro D’Agostino


Alfredo Covino

26 novembre 2010

Per me , operazione commerciale o no , è la qualità che conta, così come contano le idee, i fotografi e tutto quell’elenco di cose che Maurizio ha elencato nella parte finale del suo testo.
Il discorso sulle operazioni di marketing/fotografia che da un po’ di tempo invadono il nostro paese è molto più lungo e complesso.
Ciò che personalmente non digerisco è il voler portare la fotografia a certi livelli, volerla violentare e ridurrre a qualcosa di estremamente superficiale.
Il fatto di essere di fronte a una grande operazione commerciale era ben chiaro, non avevo dubbi.
Aggiungerei che una operazione commerciale che si presenta con una mostra di Martina Colombari, improvvisata fotografa con tanto di testo critico, lascia effettivamente esterefatti; questa è semplicemente un’operazione che distrugge e appiattisce la creatività, semina in giro sporcizia che serve solo ad arricchire pochi, i soliti.
Quello che mi preoccupa è che tutto ciò avviene nel luogo deputato allo studio, all’approfondimento , alla ricerca, insomma in una fondazione che è anche scuola di fotografia e che negli anni si è fatta un nome formando e sfornando molti fotografi.
Suona infatti male che “Forma” utilizzi una persona che viene da altri mondi, altri studi, altre esperienze, trasformandola in fotografa e riscuotendo quindi la giusta attenzione nell’ambiente fotografico.
Cosa sarà mai tutto questo? Un’altra illusione ?
Forse “canon “ insieme a “forma e f.lli “ ci vende tutt’altro che una macchina fotografica?
Luca70 , permettimi di dire una cosa rispetto al tuo intervento, credo che tu non abbia ben compreso quello che sta succedendo in questi giorni semplicemente perchè non hai ancora ben capito la differenza che passa tra “apparecchio” e il senso di “fare fotografia”.


Massimiliano Rezza

26 novembre 2010

Caro Luca 70, sarebbe opportuno che tu ci spiegassi cosa intendi per ‘purista’. Se intendi ‘classicista’ allora non siamo puristi. Se pensi però che, per evitare la colpa e l’onta di sentirci puristi, dovremmo ingoiare qualsiasi cosa il ‘mercato’ passa e che spinge a tal punto da mostrarlo pubblicamente in uno spazio che reputavo serio, allora, caro mio, mi sa che il purista sei tu, cioè tu sei un puro mercante e non un operatore della cultura. La logica di mercato (e nessuno tra noi, credo sia stalinista per non capire) dovrebbe essere applicata sempre in maniera mirata allo spazio e al settore che richiede un’operazione commerciale: ovvero, non si vendono carciofi in gioielleria, non si vedono giornali porno in chiesa e non dovremmo vedere queste fotografie in mostra a Forma. Questa è la regola d’oro del marketing, ma forse in questo settore siete assai deboli. Tirando le somme, avete avuto i soldi da Canon con un’operazione misera e inopportuna che è, soprattutto, uno schiaffo in faccia a chi fa o ama la fotografia e lo fa in modo sincero e discreto… e molto spesso senza finanziamenti e senza l’aiuto di amici ‘noti’.


maurizio chelucci

26 novembre 2010

caro jacopo, forse non vuoi afferrare un concetto semplice. Quelle foto vengono spacciate come la nuova fotografia italiana, con tanto di leccate a destra e sinistra. Hanno avuto più visibilità di una mostra di Bresson; questo è il messaggio che diamo al pubblico: questa è fotografia. No questa è pubblicità e va correttamente venduta come tale; dire che è arte è una mistificazione, ed è questo che ha infastidito buona parte di chi non accetta che la cultura venga piegata e stumentalizzata.
Se le foto le avesse fatte una sfigata, non sarebbero mai andate li, tranquillo.


Pietro D'Agostino

26 novembre 2010

Apprezzo molto il gesto, tramutato in fatti concreti, di Cristina Nunez. Non so quanto queste mie parole possano avere valore per lei, ma le sono concretamente vicino.
Colgo l’occasione per mettere in evidenza, sempre per tornare su fatti concreti, tutte le opportunità e le occasioni di dialogo e confronto messe in atto da Punto di Svista. Dall’incontro nazionale sul fotogiornalismo, al dialogo tra fotografi in Immagini contemporanee, agli incontri di studio, ed i vari seminari su argomenti portanti del fare fotografia, mettendoci non solo tempo e fatica ma anche il cuore. Queste possono essere le occasioni in cui dirigere le nostre energie, partecipando, dissentendo, promuovendo le nostre idee sull’argomento con uno scambio diretto, faccia a faccia. Abbiamo questa necessità? O ci basta sfogarci on-line.

Pietro D’Agostino


Maurizio G. De Bonis

26 novembre 2010

Da Kabul scrive il “talebano-purista De Bonis”. Vorrei solo concentrami su alcuni punti. Accolgo con la dovuta attenzione l’affermazione di Augusto Pieroni che nel suo commento scrive: “Diamo a chi ha fatto, voluto e promosso l’operazione il suo meritatissimo oblio, che dici?” Caro Augusto, comprendo perfettamente la tua posizione. Potrebbe essere una strategia praticabile, oltre che saggia. Ma da buon “talebano” quale io sono diventanto agli occhi dell’anonimo Luca 70 (che forse tanto anonimo non è, e che non ha il coraggio di palesarsi con nome e cognome, visto che si nasconde dietro una email finta), non posso, in talune situazioni, che dare sfogo alla mia vena, diciamo così, militante. A mio avviso è difficile capire quando bisogna farsi sentire e quando no. Nel caso specifico, l’urgenza di parlare e di far sentire a chi di dovere che non tutto può essere accettato è stata più forte della saggezza di evitare di partecipare al “chiasso massmediale”, come giustamente lo definisci tu.
A Pietro D’Agostino dico, sempre da “talebano” quale io sono, che piuttosto che cercare la strada di boicottaggi, difficilmente realizzabili e spesso non efficaci, basterebbe che tutti coloro i quali ruotano professionalmente intorno alla fotografia smettessero di considerare questi pseudo santuari italiani della fotografia italiana ( e potrei fare una lunga lista) come gli unici luoghi deputati a legittimare la qualità del lavoro di un fotografo.
Penso che la frase di Massimiliano Rezza : “non si vendono carciofi in gioielleria” sia di fondo giusta nella logica di un mercato limpido e corretto. Il fatto è che ormai il mercato è guidato dalla cosiddetta “offerta totale” da centro commerciale. Nello stesso luogo, dunque, si possono vendere libri, frigorigeri, cavi elettrici, biancheria, mobili, lamette da barba e cibo. Tale logica è stata applicata all’attività di FORMA in modo esemplare e, perché no, talebano. In questo senso FORMA potrebbe essere definito il primo Centro Commerciale della fotografia italiana.
A Cristina Nuñez dico che la sua esperienza, ben descritta sul suo blog, dovrebbe essere raccontata a tutti quei fotografi che senza “santi in paradiso” cercano disperatamente e ingenuamente di dialogare con questi potentati.
E infine un’ultima considerazione. Ciò che è avvenuto a FORMA è nel suo piccolo lo specchio della condizione globale di un Paese. Qualcuno mi dice che sempre a FORMA ridacchiano e si sfregano le mani a causa del dibattito che si è sviluppato su Punto di Svista (e non solo). Non ho dubbi, che ridano pure. Altri, invece, sostengono che neanche ci prendono in considerazione. Sono degli snob? Facciano ciò che vogliono.
La cosa più importante è che ognuno deve essere libero di esprimere la propria opinione, anche per quel che riguarda l’ambiente fotografico italiano. Di quello che pensano a FORMA del nostro dibattito sincenramente me ne infischio altamente.


PUNTO DI SVISTA

26 novembre 2010

In merito ad alcuni commenti giunti alla redazione che prefigurano l’avvio di forme di boicotaggio contro FORMA e petizioni online, PUNTO DI SVISTA intende chiarire che la sua attività di politica culturale si limita alla diffusione delle idee, al dibattito pubblico, al dialogo democratico, alla circolazione delle opinioni.

Proprio perché testata giornalistica, dunque con un ruolo preciso legato all’informazione e alla divulgazione culturale, non intende partecipare all’organizzazione di boicotaggi e/o petizioni contro qualcuno o qualcosa, forme di protesta legittime ma che devono essere messe in atto in sedi appropriate e in modi corretti.
In tal senso, decontestualizzare i commenti apparsi in merito all’articolo “Un (vero) incubo fotografico alla Fondazione Forma di Milano”, usandoli come strumento di pressione ci sembra del tutto inappropriato.

A parte ciò, la questione che la redazione di PUNTO DI SVISTA vuole sottolineare è che i problemi della fotografia italiana non si risolvono certo con le fiammate provocate da boicottaggi e petizioni. Si tratta di svolgere giorno dopo giorno con perseveranza un lavoro culturale costante basato sulla qualità e di evidenziare con lucidità tutte le storture che caratterizzano la fotografia italiana.


giovanna

27 novembre 2010

Davvero qualcuno ha mai pensato che Forma fosse un luogo di “cultura fotografica”? Guardate io ci vivo a Milano e faccio fotografia da ormai quasi vent’anni, eppure non ho mai sentito l’esigenza di frequentare questo posto, nemmeno per curiosità. Come si dice: se ne sentiva la necessità? No, se ne poteva tranquillamente fare a meno.
Quando nelle mie risposte succinte alle ansiose domande di Maurizio su ciò che succede nella mia città circa l’arte fotografica rispondo “niente”, vuol dire “niente”! Anzi quello che è successo a Forma è meno che niente.
Da sempre questo è stato solo ed esclusivamente un luogo di diffusione della fotografia commerciale e d’altra parte non poteva essere altrimenti con i soldi del Corriere della sera: di cosa ci scandalizziamo? Si tratta di una delle tante espressioni residue della “Milano da bere” anni Ottanta. Purtroppo il livello culturale generale di questa città è da tempo al di sotto del manto stradale e tutto ruota solamente attorno al mondo del design e della moda, compresa la fotografia.
In questo caso specifico devo elevare una ulteriore protesta, del tutto personale in quanto donna, che va oltre l’uso del mezzo fotografico, più o meno di marca, da parte di fantomatiche artiste improvvisate, devo fare i miei complimenti al signor Benadusi e alla sua mercificazione del corpo della donna all’ennesima potenza . Bravo Benadusi, sei il fotografo maggiormente privo di creatività che abbia mai visto all’opera, scusami vorrei appellarti con un termine offensivo ma so che il moderatore me lo casserebbe e quindi mi astengo. E la povera Colombari, bambolina di plastica, pensa davvero di avere un cervello per essersi sdraiata davanti a un manipolo di sbavanti pseudo fotografi travestiti da attento pubblico? Ah scusate, come dice Benadusi, l’esibizione della Colombari alla lezione del noto fotografo (mi riferisco ad un video ricevuto da Maurizio che rincara la dose) doveva dimostrare che è possibile dare “qualcosa in più” nonostante la banalità del set fotografico. Complimenti allo spazio Forma e al Corriere della sera che spaccia per arte ciò che la società fa da millenni: considerare le donne puttane!
Detto ciò, scusate lo sfogo, trovo sacrosanto protestare anche se ho la netta sensazione che questa protesta sarà strumentalizzata e quindi privata del suo peso. So per certo però che un nucleo di persone con differenti ideali e “punti di svista” possono essere in grado di far sentire la propria voce, come il sasso di Davide contro Golia: il gigante dell’ignoranza si può abbattere con una fionda se la pietra che si scaglia racchiude il cuore e la passione di chi intende caparbiamente andare avanti sulla propria strada. E’ così: andiamo avanti per la nostra strada, prima o poi qualcuno se ne accorgerà.


Renata Ferri

27 novembre 2010

la critica forma

senza nulla togliere alle sane critiche che investono forma in questi giorni, vorrei segnalare che la mostra, se mostra vogliamo chiamarla, è a cura di canon e inserita nelle giornate canon a gestione completamente autonoma rispetto a forma.

noi giornalisti, critici, photo editor e fotografi, dobbiamo vigilare sulla qualità della fotografia che facciamo e che vediamo.
vorremmo dunque che istituzioni come forma facessero lo stesso.
vigilare, affinché nessuno ci tolga il piacere e la passione di fare e guardare la fotografia. tutta la fotografia, quella impegnata e non.
quella che assolve sempre e comunque la sua funzione: emozionarci e farci conoscere meglio il mondo fuori e dentro di noi.

facciamo una petizione perché il senso critico e l’autocritica non si allontani mai da chi opera in questo ambito:, chi sceglie, importa, crea, diffonde.
non servono raccolte di firme e neppure boicottaggi.
non ora, non in questa occasione.
con gli occhi bene aperti, dobbiamo lavorare, scegliere, creare, fotografare e scrivere, imponendoci di fare del nostro meglio.
occupando e dunque arginando lo spazio della superficialità e dell’ignoranza.
forma ci ha permesso di vedere tanto e di conoscere di più, per questo abbiamo stima e affetto, vorremmo che altre istituzioni allargassero il perimetro della fotografia nel nostro paese.
a forma possiamo suggerire attenzione per le scelte e le scelte dei suoi sponsor.
noi pubblico critico e appassionato saremo sempre vigili e curiosi, attenti alle proposte, pronti alla dire la nostra, solo così una fondazione si nutre e si eleva.
e noi ci sentiaremo un po’ meno estranei e un po’ più nella casa della fotografia che ci piace.
renata ferri
26.11.2010


Enrica Quaranta

27 novembre 2010

Che l’ Italia viva in uno stato di “semi-incoscienza” e navighi nell’ oblio della cultura trash mediatica che tanto piace (basta guardare al caso Scazzi che tanto fà share) non è più una novita e non mi sorprendo e inorridisco se un Centro per la fotografia come Forma preferisca dar spazio a una giovane (forse troppo vecchia) ex modella-showgirl come la Colombari che improvvisamente ha scoperto o gli hanno detto di avere un gran talento fotografico, tanto da concedergli una mostra e inserirla in uno dei rari eventi fotografici in Italia.
Non mi sorprendo se ogni volta che vado a un’ inaugurazione o a un evento mi ritrovo sempre la stessa gente (sembra quasi di ritrovarsi a un incontro di un club di burraco)
e vedere quasi sempre gli stessi identici autori o i loro “figliastri”.
Ho smesso di incazzarmi se altre realtà che si occupano di fotografia ,basta guardare la condizione di estrema sopravvivenza del museo di fotografia di Cinisello Balsamo, forse l’unico centro di Fotografia valido (a mio parere) in Italia, che a fatica restano a galla e vivono nell’ indifferenza da parte di coloro che dovrebbero tutelare e pruomuovere la Cultura.
Come mi insegno una volta a lezione Renata Ferri, l’ Italia gode di buona salute a livello di linguaggio e conoscenza fotografica, basta guardare i tanti riconoscimenti avuti in contesti internazionali. Quelle parole risuonarono come una ventata di freschezza, già perchè manca questo nel nostro malato paese… la FRESCHEZZA.
Che questo sia un paese per vecchi fatto da vecchi ormai è una consapevlezza di molti e sicuramente non aggiungo niente di nuovo, ma sono contenta e mi sorprende e consola sapere che finalmente leggo articoli come questo, ciò significa che l’insofferenza aumenta e sono convinta che i colpevoli hanno letto e subito il colpo.
Io personalmente smetto di sprecare parole e aderire a iniziative di boicottaggio, preferisco pensare e credere che un’ alternativa può esistere e se non esiste posso crearla.


Maurizio G. De Bonis

27 novembre 2010

Il garbato commento di Renata Ferri mi spinge a puntualizzare alcune questioni

1) che Canon abbia gestito autonomamente la questione “Mostra Colombari” non cambia nulla. Il fatto che una nota e potente azienda usi i suoi soldi per far passare un’operazione pubblicitaria per un’iniziativa artistico/culturale è molto grave ed è molto grave che a questa operazione abbiano contribuito con testi critici coloro i quali invece dovrebbero occuparsi di cose critiche e culturali, appunto.
Il potere dei soldi non può giustificare tutto. Non possono esistere spazi in cui il potere economico possa agire anarchicamente indisturbato generando strategicamente confusione solo per accrescere la propria quota di mercato, per di più facendo credere al pubblico che basta possedere un gingillo digitale per essere in grado di esprimere qualcosa che non sia un balbettio linguistico fine a se stesso. Non si può confondere la speculazione commerciale con l’espressione artistica.
Portando la questione su piano politico, non può essere accettabile che chi vince le elezioni democraticamente poi per il solo fatto di averle vinte democraticamente (queste elezioni) abbia il diritto di trasformare una repubblica democratica e parlamentare in una monarchia assoluta.
Il meccansimo è lo stesso: chi ha il potere (in questo caso economico) non può decidere di cambiare le regole del gioco solo per questioni di profitto.
Il marketing e la pubblicità sono attività più che legittime (ci mancherebbe) ma non vanno contrabbandate come operazioni culturali, né tali scorrette operazioni andrebbero sostenute con iniziative di carattere critico/culturale

2) Vengono spese parole come stima e affetto e il tutto viene cucito insieme con un “abbiamo”.
Abbiamo stima e affetto per Forma? E’ possibile utilizzare parole di questo tipo in modo così generico? So per certo che sono moltissime le persone che si occupano di fotografia che non hanno alcuna stima e affetto nei riguardi di Forma. Si può dire o non si può dire questa cosa? Oppure dobbiamo sempre farci inondare dal miele del buonismo?
Il problema non è avere stima e/o affetto nei riguardi di Forma (ognuno ha stima e affetto verso ciò che vuole) ma valutare, da parte degli addetti ai lavori, con lucidità e indipendenza di idee e giudizio ciò che questa Istituzione fa in ambito fotografico.

3) Suggerire a Forma attenzione per gli sponsor? Come fare una cosa simile? Chi potrebbe avere la forza di farlo? E perché occuparsi degli sponsor che stanno dietro le attività di una Fondazione? Più che suggerire attenzione verso gli sponsor bisognerebbe pensare a svolgere il proprio lavoro, ognuno nel suo settore, con onestà intellettuale, indipendenza e oggettività.
Già sarebbe molto.


Pietro D'Agostino

27 novembre 2010

Per fare chiarezza sul giusto appunto di Maurizio De Bonis ed alla riflessione in merito di Renata Ferri. Nel mio secondo intervento ho scritto “ isolarli “ e pertanto non ho mai pensato al termine boicottaggio. Il boicottaggio ( a seconda poi di chi lo fa e lo impone ), è un reato, è un’impedimento forzato, una costrizione a far si che una qualsiasi attività sia economica che non profit, privata o pubblica, venga danneggiata illegalmente nel suo operato. Il mio scrivere di isolarli, di non andarci, di non comprare, etc… è semplicemente una scelta individuale, libera da costrizioni altrui, pertanto non forzata ne posta a intimidazioni di sorta. E’ come dire vado a prendere il caffè da tizio e non da caio perché caio non usa una miscela che io ritengo sia di “ qualità ”. Chiunque ha il diritto di pensare e di prendere una decisione del genere. Come è giusto che qualsiasi attività, sia economica che culturale o sociale, sviluppi i propri intenti in piena libertà per perseguire gli scopi che si è prefissata. Altresì e sacrosanto che chiunque si senta intellettualmente e moralmente offeso sul piano delle proprie conoscenze e della propria attività, sia essa economica culturale o sociale, si difenda, scegliendo “ individualmente “ la modalità che riterrà più opportuna. Chiaramente senza ledere o offendere gratuitamente a sua volta i diritti dell’altro.

Pietro


Roberto Koch

27 novembre 2010

Grazie a tutti voi dell’attenzione – ci fa veramente molto piacere sapere di avere sempre gli occhi addosso su quel che facciamo.
Penso che sia comunque bene precisare alcuni punti fondamentali dell’evento che si sta svolgendo ora in questi giorni a Forma: Fotografica.
Si tratta di un evento della durata di 5 giorni, voluto e gestito da Canon. Lo spazio e l’offerta sono “cuciti” da Canon nel tradizionale appuntamento gratuito, disegnato per gli appassionati di fotografia, che ha un grosso successo e di cui siamo grati a questa società, main partner di Forma, che con stile ed eleganza (qualità rare per un main sponsor) ci ha seguito in questi quasi sei anni di vita senza mai interferire nella programmazione della nostra normale e varia attività.
Fotografica presenta molte mostre (un omaggio a Gianni Giansanti, “Immaginari di Confine” – realizzata con l’Università di Milano Bicocca, un progetto sulla Somalia di Fulvio Zubiani con il CESVI, la ricognizione delle attività di Emergency fatta da 6 fotografi di Contrasto, il premio Canon per i giovani fotografi, “Cliciak” realizzato dai fotografi di scena e la mostra “In_visibile”), incontri con professionisti (da Giorgia Fiorio a Toni Thorimbert, da Gabriele Basilico a Francesco Cito, da Mario Cresci a Fabio Lovino e un incontro con Sergio Rubini) e molte altre iniziative. Il programma lo trovate sul sito di Canon, e l’iniziativa si svolge a Forma, all’Istituto Feltrinelli, alla Bocconi e allo spazio Custodi.
Molta attenzione e qualche critica si sono appuntate sulla mostra di Martina Colombari, curata da Settimio Benedusi, che in un incontro con il pubblico ha risposto a tante sollecitazioni e critiche, chiarendo che non si considera una fotografa e che ha aderito a questa proposta con lo spirito di chi vuole imparare. Le critiche vengono in massima parte da chi ha visto le anticipazioni sulla stampa e sul web che hanno dato molto spazio a questo aspetto di Fotografica: molti tra quanti scrivono non hanno però ancora visitato Fotografica e spero che potranno verificare di persona l’evento che sta attirando migliaia di visitatori come e più degli anni passati, migliorando e affinando i propri commenti.
Forma come sapete è nata con l’obiettivo di essere la casa della fotografia: per questo abbiamo presentato finora le grandi mostre che tutti hanno visto (da Avedon a Carter-Bresson a Lindbergh, a Koudelka, a Martin Parr, a Life, a Robert Capa, Mimmo Jodice, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin solo per citarne alcune), per questo un numero sempre crescente di appassionati ci segue e a loro siamo estremamente grati. Forma ospita dibattiti, workshop, un master in fotografia, presentazioni e incontri di tutti i tipi con le personalità maggiori della fotografia, e da 6 anni rilascia un premio internazionale dedicato ai fotografi di documentazione (il premio F) e promuove continuamente i nuovi talenti della fotografia.
Vi aspettiamo per la prossime mostre: dal 3 dicembre i ritratti che i grandi fotografi hanno fatto a Mick Jagger e una mostra di Marco Anelli sulla performance di Marina Abramovic, e a Febbraio 2011 la mostra dedicata a Paolo Pellegrin.
Forma presenta in Italia mostre che produce e cha sarebbero altrimenti non visitabili per il pubblico del nostro paese.
Abbiamo bisogno della vostra partecipazione, dei vostri consigli e delle vostre eventuali critiche. Venite e scoprite di persona cosa è Forma, la casa della Fotografia italiana.

Roberto Koch
Presidente della Fondazione Forma per la Fotografia


Roberto Koch

27 novembre 2010

Scusate l’ulteriore messaggio, ma mi sembra necessario chiarire alcuni equivoci che circolano.
Forma è una Fondazione costituita da Contrasto, che ne ha assunto tutti gli oneri, anche ovviamente quelli economici. Lo facciamo per passione e in modo volontario e volontaristico. i soldi – come qualcuno ha ipotizzato – di altri soggetti semplicemente non ci sono. Il Corriere della Sera ci dà solo uno spazio di comunicazione, che utlliizziamo con molto piacere e gratitudine, ma l’operazione nel suo complesso si regge solo sulle nostre forze. I nostri introiti sono solo quelli che vengono dalle donazioni, dai biglietti e dagli sponsor,e non bastano ovviamente, come non bastano a nessuna istituzione culturale. Ovvio quindi che risulta inaccettabile sapere che qualcuno pensa che abbiamo le spalle coperte. Non è così. siamo andati avanti e continueremo, ma nessuno, se non il nostro pubblico, ci protegge.
E – per quel che riguarda il potere – l’unico che abbiamo è di fare proposte e sperare che abbiano gradimento. Come finora hanno avuto.
Ancora un grazie per l’attenzione. Gestire da quasi 6 anni una attività totalmente dedita alla fotografia è uno sforzo che abbiamo intrapreso per dare a Milano e all’Italia una casa della fotografia che non c’era. e siamo orgogliosi che ora ci sia.

Roberto Koch
Presidente della Fondazione Forma per la Fotografia


Neon+Atlas

27 novembre 2010

A conti fatti, credo che la responsabilità dell’equivoco (se di “equivoco” si può, ahem, parlare) l’abbiano i giornali.

Perchè se entrando in una galleria vedo ovunque il brand Canon allora mi è tutto chiaro e non c’è problema (in questo senso non capisco l’indignazione a priori per l’operazione commerciale).

Altra cosa è la tirata poetico-estetica che si può leggere in questi giorni sui vari giornali e loro emanazioni online, dove accanto all’articolo sul fotografo Helmut Newton c’è quello sulla fotografa Martina Colombari.


Orith Youdovich

27 novembre 2010

Rispondo al commento di Roberto Koch che ringrazio per il suo contributo.

So molto bene quello che fa Contrasto visto che opero nell’ambito della fotografia da molti anni sia come fotografa, che come curatrice e giornalista. Ora, non entro nel merito delle scelte di Contrasto. Non è di questo che dicutiamo questi giorni. Vorrei invece concentrarmi sulla mostra della neo-fotografa alla Fondazione Forma. Metto dunque l’accento su un punto molto importante che ho già scritto nel mio precedente commento. Se la Colombari fosse stata dichiarata esplicitamente testimonial della Canon, non credo che questa operazione avrebbe suscitato clamore.

Il problema è un altro e a mio avviso estremamente grave. La mostra in questione è stata presentata con un testo critico scritto da Denis Curti e seguito da un altro scritto da Settimio Benedusi. Per il beneficio di chi non li ha letti, ne estraggo alcuni passaggi.

Benedusi: “La mostra di autoritratti di Martina Colombari che stai per vedere può essere d’aiuto per capire cosa voglia dire essere fotografo oggi, nel 2010 […] Trovo quindi che sia necessario, per chi oggi voglia ben fotografare […] Riappropriarsi di uno sguardo puro […] le ho chiesto di fare le inquadrature sempre orizzontali, per avere se non altro questa minima uniformità stilistica. L’ho spinta a dimenticarsi della macchina fotografica, le ho parlato di varie fotografe (in primis Francesca Woodman…) […] lei è riuscita, fotografando sé stessa, a realizzare delle immagini così vere, così profonde e così sensuali… Ecco quindi il senso di ospitare le sue immagini in questi spazi, ecco cosa ci può insegnare una non-fotografa …”

Denis Curti: “C’è un andamento carsico e altalenante in queste fotografie. […] tracciare il filo, il motivo vero di una fantastica ossessione che ora ha a che fare con le immagini. In queste fotografie c’è una luce liquida, rarefatta, quasi muta, una luce che cerca la propria dimensione di libertà e poi si rende solida […] E’ come se la personalità di Martina, protagonista e autrice di queste fotografie, si rivelasse solo a tratti, per poi darsi nella sua interezza. Discontinua e profonda. Dissonante e armonica. Fluttuante e arroccata […] Un linguaggio, il suo, senza mediazioni […] Il mezzo per andare incontro alla realtà, il prolungamento fisico del suo sentire con gli occhi e con la pancia…”

Quindi la Colombari sarebbe una fotografa, avrebbe uno sguardo puro, avrebbe realizzato immagini profonde, la sua fotografia sarebbe vera, sarebbe persino artefice della luce liquida e rarefatta, avrebbe anche un linguaggio, senza mediazioni…
Ecco l’ambiguita di questa operazione portata avanti da chi vuole propinarci le fotografie della Colombari come un’alta espressione creativa e quindi meritevole di una mostra addirittura sponsorizzata dalla Canon e addirittura allestita presso la Fondazione Forma.

Chi ha creato una casa editrice, un’agenzia fotografica e uno spazio per la fotografia come lei, ha assunto una enorme responsabilità che non può essere messa in secondo piano rispetto agli obiettivi culturali che, spero, si sia posto. E’ lo stesso ragionamento vale per i curatori che lei ha scelto per portare avanti alcune delle sue attività. Associare in maniera subdola le fotografie di Francesca Woodman a quelle della Colombari, o in un comizio mettere sullo stesso piano Fellini, la sublime fotografia di “Paris Texas” di Wim Wenders e gli scatti effettuati alla Colombari da aspiranti fotografi crea una confusione e un danno culturale difficile da riparare.
Lo dico davvero con partecipazione. Mi batto tutti i giorni perché la fotografia sia percepita come un’espressione vitale, profonda, difficile, che non si risolve in un click vuoto e superficiale. I danni provocati da chi ha il potere nell’ambiente fotografico italiano, per altro non sempre meritevole, mi si presentano ogni giorno e il compito di trasmettere il concetto che la fotografia sia un’alta espressione artistica diventa sempre più arduo.

Penso che l’indignazione che questa operazione ha suscitato dovrebbe farla riflettere. E per questo ringrazio tutti quelli che hanno inviato i loro commenti qui pubblicati (che personalmente non sempre condivido) e le assicuro che le voci infastidite sono molto più numerose.

Orith Youdovich
Direttore responsabile Punto di Svista – Arti visive in Italia


Maurizio G. De Bonis

27 novembre 2010

In risposta ai commenti di Roberto Koch – Presidente di FORMA

Grazie per i suoi contributi e il fatto che abbia deciso di confrontarsi apertamente con chi dibatte su Punto di Svista, personalmente, lo considero un atteggiamento molto positivo di cui le va dato atto.
Per evitare lunghe disquisizioni scritte le rispondo per punti.

1) Quando parlo di potere economico, parlo esattamente del potere dello sponsor che può gestire gli spazi che gli vengono affidati da FORMA come vuole dal punto di vista pubblicitario. Ribadisco che la discussione scaturita dalla “mostra Colombari” è venuta fuori perché questa evidente e legittima (e sottolineo legittima) operazione pubblicitaria è stata fatta passare, anche attraverso dei testi critici dei curatori e il conseguente avallo di FORMA, come un’iniziativa di tipo artistico.
Non si può certo dire a uno sponsor cosa deve fare in uno spazio a lui dedicato per scopi pubblicitari ma si può (e si deve) sottolineare in modo civile quando un potentato economico (lo sponsor) mescola strategicamente le carte per generare un profitto che con la cultura della fotografia non c’entra nulla. La pubblicità di una macchina fotografica non può essere fatta passare come un avvenimento artistico.
E io penso che chi gestisce FORMA, dunque Contrasto, dovrebbe rendersi conto di ciò che è avvenuto.

2) Lei fa un lungo elenco di cose fatte, di nomi che sono apparsi a FORMA e che appariranno. Mi permetto sommessamente di dirle che non è per nulla scontato che i nomi da lei evidenziati siano per forza così degni di nota. Non esiste un solo punto di vista per quel che riguarda la cultura fotografica, ma molti punti di vista tutti con una loro dignità.

3) Piuttosto che elencare le attività di FORMA, che ad alcuni appariranno buone ed ad altri meno buone, non sarebbe stato più interessante discutere del problema che ha sollevato il dibattito? Personalmente non ho scritto un articolo contro FORMA, ho scritto un articolo sulla “mostra Colombari”. Vorrei discutere di questa operazione, di questa inziativa e non di altro.

4) E se proprio sono costretto a discutere anche di altro vorrei citare una frase contenuta nel suo secondo commento: “E – per quel che riguarda il potere – l’unico che abbiamo è di fare proposte e sperare che abbiano gradimento”.
Se devo essere sincero mi sembra un po’ poco come linea operativo/programmatica di FORMA.
Perchè se si spera solo nel gradimento del pubblico, quale dovrebbe essere il limite da non oltrepassare affinché FORMA non diventi una sorta di Supermercato della Fotografia?
Mi permetto di dirle che culturalmente la sua frase è molto sconfortante. Penso che piuttosto che inseguire il gradimento del pubblico bisognerebbe puntare tutto sulla qualità delle proposte.

5) Dal mio punto di vista sono sempre contrario a boicottaggi di qualsiaisi genere, quindi sono contrario anche a un boicottaggio nei riguardi di FORMA. E sono contrario anche alle petizioni. Non si risolvono così i problemi.
Ciò però non vuol dire che, come addetto ai lavori, non possa criticare FORMA nel suo complesso e quello che avviene dentro FORMA. Si tratta di questioni di politica culturale che rappresentano il pane quotidiano per chi opera nel settore da giornalista, critico, curatore e organizzatore culturale da molti anni.
Questo è il sale della democrazia, anche per quel che riguarda la cultura fotografica

Infine, voglio ribadire che giudico la sua partecipazione a viso aperto al nostro dibattito un fatto importante. E’ nel confronto delle opinioni che si può migliorare. Come tutte le cose umane noi che ci siamo appassionati a questo dibattito possiamo migliorare, e come tutte le cose fatte dagli uomini anche FORMA può e dovrebbe migliorare.

Maurizio G. De Bonis
Presidente di Punto di Svista
Direttore responsabile di CultFrame – Arti Visive


giovanna

28 novembre 2010

Fantastico! Il presidente della Fondazione Forma per la Fotografia in persona si è sentito in dovere di difendere la propria istituzione difronte alle accese critiche che un luogo virtuale come Punto di svista è riuscito a scatenare nell’asfittico ambiente della fotografia italiana.
Mi dispiace signor Koch, questa discussione non può essere trasformata in grassa pubblicità per la Fondazione di cui lei è presidente. L’elencazione degli artisti da lei fatta e che “a suo parere” darebbero a Forma il diritto di ritenersi senza appello una istituzione meritevole nell’ambito dell’arte fotografica, appartiene ad un giudizio contestabile in quanto essi non sono rappresentativi in maniera esaustiva di tale arte. Infatti appartengono quasi tutti al modo della fotografia di reportage o, in qualche caso, di moda. Per fortuna la fotografia d’autore non è confinata solo in queste due realtà.
Ma come giustamente osserva Maurizio De Bonis, qui non si vuole dibattere delle proposte “culturali” di Forma, anche se le cattive scelte generano cattiva cultura, bensì dell’evento “mostra della Colombari” con tanto di testi critici favorevoli. Qui siamo semplicemente di fronte all’imposizione della cultura fotografica, a una sorta di dittatura attraverso la quale si vuol far entrare nei cervelli dei giovani che si approcciano alla fotografia, in un modo nemmeno troppo subliminale, l’idea che attraverso una “buona macchina fotografica” digitale si possano fare fotografie “profonde”. Insomma di cosa stiamo parlando? E’ semplice: parliamo di vendere quante più macchine fotografiche (di una certa marca) possibile per dare l’opportunità a chiunque di riversarci addosso le loro “banalità” quotidiane facendole passare per arte perché personaggi pubblici noti, come la Colombari, lo hanno fatto, pertanto tutti possono sentirsi “autorizzati” a farlo. Caro direttore della Fondazione Forma per la Fotografia, mi duole farle notare che l’arte fotografica è ben altro e che essere in grado di esprimersi artisticamente attraverso questo mezzo non può prescindere dall’avere talento e spessore culturale. Lei e la sua istituzione avete una enorme responsabilità nel diffondere questo messaggio prettamente commerciale e banalizzante perché così facendo gettate la fotografia in pasto ai leoni che la masticheranno per poi sputarla fuori ridotta a un mucchio di ossa rosicate.

In fondo ciò a cui stiamo assistendo qui non è molto diverso da ciò che avviene nel resto del paese: dappertutto vige il fascismo culturale dettato dal consumismo commerciale, il quale nulla ha a che vedere con l’arte, e dalle drammatiche esibizioni di una classe politica che fa dello show populista la propria risorsa di vita: come il premier dice di essere l’espressione della volontà del popolo italiano che lo ha eletto nelle urne, così lei, signor direttore della Fondazione Forma per la Fotografia, lascia intendere che l’aver esposto tutti quei grandi nomi citati nel suo intervento possa a buon diritto promuovere questa istituzione a santuario, anzi no scusi, “casa” della fotografia, come se ciò bastasse a mettere la Fondazione al riparo dalle critiche. Ma chi è stato scelto come testimonial dalla nota marca di apparecchi fotografici per sostenere l’acquisto di tali aggeggi e promuovere la tanto osannata “casa della Fotografia”? Una persona di spettacolo e un fotografo di moda: due settori largamente ambiti e dittatorialmente imposti dalla cultura consumistica, che fanno parte del mondo patinato e inavvicinabile, o troppo avvicinabile grazie alla televisione, dello showbiz. Lei sostiene anche che molte altre attività fanno parte del programma di questa manifestazione, ma allora come mai il vostro partner di informazione, il Corriere della Sera, non le ha messe in risalto dando invece spazio e comunicazione, come tutti gli altri mezzi di informazione, alle così tanto speciali fotografie della Colombari inserendole addirittura in una galleria virtuale? Se io fossi stata in lei mi sarei un po’ arrabbiata, avrei preteso che la conoscenza di tutto il programma non fosse accessibile solo sul web, sappiamo tutti quanto la stampa tradizionale eserciti ancora il potere di “notizia”, molto più che il web.

Voglio concludere dicendo che sono certa che nel Paese vi siano molte altre realtà che varrebbe la pena di portare alla luce e che potrebbero interessare a molti ma, probabilmente, non fanno vendere abbastanza apparecchi fotografici! La cultura “deve” essere sponsorizzata, ma questo non vuol dire che lo sponsor debba snaturarne il senso con la presenza di banali sotterfugi che spostino l’asse da ciò che è realmente arte a ciò che tutti indistintamente possono realizzare attraverso un semplice strumento.

giovanna gammarota
una semplice fotografa


Roberto Koch

28 novembre 2010

In risposta ai commenti di Maurizio G.De Bonis e Orith Youdovich, Presidente e Direttore di Punto di Svista.

Rinnovo la mia gratitudine per l’attenzione. Non so se abbiate avuto l’occasione di visitare Forma qualche volta in passato ma mi auguro di poter avere la vostra presenza ad uno dei nostri futuri dibattiti. Molto sinteticamente, per non rubare ulteriore tempo e spazio ad altri argomenti, rispondo alle vostre ultime obiezioni:
Che questo dibattito sia una occasione di riflessione mi sembra evidente dal fatto che ci sono entrato e sto ascoltando tutti i pareri. Raccomandazione quindi – per quel che mi riguarda – già assolta.
Martina Colombari si presenta con una fotografia autoscattata con la Canon in mano: per chiunque abbia visto la mostra mi sembra evidente quale sia il suo ruolo. Rispetto ai commenti curatoriali, capisco le obiezioni, ma è chi scrive che si assume la responsabilità di ciò che afferma e lo firma col suo nome. Concordo con alcune delle vostre sottolineature, ma ovviamente non con tutte.
Ribadisco comunque che apprezzo le critiche. Ovviamente la responsabilità culturale che mi sono assunto la sento in tutto il suo peso. E se si parla di qualità, quello che abbiamo fatto, va certamente in quella direzione.

Vorrei invitare anche voi ad ascoltare: la gestione di uno spazio come Forma così ampio dedicato alla fotografia è un progetto molto, molto complesso, e confermo l’orgoglio di averlo creato, sostenuto e avviato in tutti questi anni.
Le proposte fotografiche che presentiamo sono di mille diverse tendenze e non c’è spazio qui, ora, per dar conto di tutte. Penso sia importante valutare che Forma esiste e che prima non c’era: mi permetto di dire che questo è un arricchimento per chiunque sia veramente interessato alla fotografia. Non ho visto in passato tanta attenzione critica nei nostri confronti e spero che questa possa essere l’occasione di una diversa tendenza. Non riceviamo contributi, a differenza di varie altre realtà, purtroppo, dalle istituzioni pubbliche.
Un’ultima osservazione: la molla che ci spinge ad operare non è certo il potere, più volte da voi sottolineato (in particolare da De Bonis) ma piuttosto la passione, che come voi dite, alimenta anche la vostra azione. Ho molto rispetto per il pubblico, e per la critica, lo ribadisco. Sembra che entrambe le cose stiano crescendo e quindi è un fatto che accolgo con piacere.
Forma può certamente migliorare. cercheremo di farlo. Voi, se lo riterrete opportuno, potrete magari aiutarci in un percorso di maggiore attenzione. Forse ero disattento, ma non ho visto altri interventi che ci riguardano in passato. Se ci seguirete di più sarà, un fatto molto positivo. E ve ne saremo grati.
un cordiale saluto
Roberto Koch


Efrem Raimondi

28 novembre 2010

Caro Roberto,
tutto vero e meritevole. Appunto per questo non si capisce l’intrusione degli “autoscatti” di MC, come qualcuno ha acronimato.
La cosa che ulteriormente indigna, almeno me, sono le parole usate dal suo curatore. Le parole hanno un peso specifico: quelle usate o sono sparate gratuitamente a raffica, o sono il prodotto di un’assenza totale di riflessione.
Certamente il tutto in buona fede. E questa però è un’aggravante.
Capisco la soddisfazione degli occhi addosso… Mi permetto però di segnalare la necessità di una riflessione sull’accaduto. Perché non riguarda banalmente il caso specifico, ma bensì un modo di intendere, di percepire, di produrre e, tragicamente, di usare la fotografia oggi.
Solo la mia opinione.
Ciao,
Efrem


Maurizio G. De Bonis

28 novembre 2010

Ulteriore risposta al Presidente di FORMA, Roberto Koch.

Dunque, possiamo continuare a scriverci su Punto di Svista all’infinito, il rischio è quello di trasformare un dibattito pubblico in rete in uno sterile botta e risposta tra singoli. E sinceramente questo non sarebbe interessante e utile. Mi sembra già di aver detto molto e per tale motivo questo sarà il mio ultimo post.

Ci tengo però a puntualizzzare alcune altre cose.

Lei ha elencato le tante attività di FORMA. Io, da parte mia, potrei dirle che Punto di Svista e Cultframe operano culturalmente da molti anni in modo chiaro. Potrei fare un lungo elenco anche io e avrei molto da poterle dire sulle nostre attività, svolte senza mezzi economici e senza padroni, ma vorrei evitare ogni forma di sterile autoesaltazione. Le dico solo che noi siamo la dimostrazione che il mondo della fotografia italiana è più articolato di quello che si è portati a pensare in questo Paese. E anche la dimostrazione concreta che esprimere un’opinione libera è sempre e comunque un fatto più che positivo.
Penso che ciò sia un dato su cui riflettere.

Ritornando alla questione Colombari mi viene in mente una cosa, forse, impossibile. Ma io ci provo ugualmente. Non sarebbe segno di forza e razionalità da parte di FORMA ammettere di aver commesso un errore enorme? È proprio così intollerabile “confessare” di aver sbagliato? Non sarebbe più costruttivo dire con chiarezza che determinate parole (di tipo critico) non possano essere spese per operazioni pubblicitarie? E che sia grave che delle persone che lavorano per FORMA le abbiano utilizzate in modo così superficiale e dannoso? In fin dei conti, lei è il Presidente di FORMA. Avrà pure la possibilità (e la responsabilità istituzionale e professionale) di valutare ciò che fanno i suoi collaboratori e tutti quelli che per motivi diversi fanno delle cose dentro FORMA? Oppure no?
Magari fermando con precisione questo punto, il dibattito su FORMA, sulla fotografia italiana, sui problemi di tutti noi addetti ai lavori (piccoli e grandi, ricchi e senza soldi, con o senza sponsor, noti e non noti) potrebbe ripartire in maniera più sana e costruttiva.

La questione sponsor. E’ stato detto che siccome la mostra Colombari era dentro un’attività autonoma dello sponsor di FORMA (cioè la nota azienda produttrice di macchine fotografiche che tutti conosciamo) la responsabilità andrebbe circoscritta appunto all’evento in sé e alle scelte dello sponsor. Mi permetto solo di dirle che l’Istituzione culturale che lei presiede (così come qualunque altra istituzione culturale sponsorizzata) avrebbe il diritto/dovere di supervisionare con la dovuta attenzione ogni attività che si volge al suo interno, anche quelle di uno sponsor. Perché? Perché i soldi non possono permettere tutto e perché la dittatura del denaro è una cosa terribile. Perché uno sponsor non è Dio. Perché l’immagine di un’Istituzione culturale dovrebbe essere rispettata e tutelata in primo luogo proprio dal suo main sponsor. Potrei continuare a lungo ma mi fermo qui.

In ogni caso so perfettamente cosa vuol dire dirigere e sostenere un’Istituzione come FORMA. Certamente sarà un lavoro estremamente complesso, difficile, faticoso ma ciò non toglie che dentro FORMA è avvenuto qualcosa di indifendibile culturalmente. Bisognerebbe semplicemente ammetterlo e cercare di non ripetere l’errore.

Lei sostiene di volersi confrontare, e scrive “se lo riterrete opportuno, potrete magari aiutarci in un percorso di maggiore attenzione”.
Ottimo intento, bisognerebbe però passare dalle parole ai fatti. E per fatti intendo anche la sua eventuale partecipazione a iniziative culturali pubbliche nelle quali si possa dialogare veramente in modo libero e democratico. Nel rispetto reciproco e anche se si hanno opinioni diverse.
Grazie per l’attenzione e un cordiale saluto anche da parte mia.

Maurizio G. De Bonis


Orith Youdovich

28 novembre 2010

Visto l’ultimo commento di Maurizio De Bonis, ritengo che sia superfluo aggiungere ulteriori considerazioni da parte mia. Nella speranza di continuare a dibattere in altre sedi.

Orith Youdovich


Claudio Aresi

29 novembre 2010

Tutto questo mi fa tornare alla mente Fotografica08 (o 09) dove nella “sala Colombari” c’erano esposte le foto delle vacanze fatte in India di Camila Raznovich (presentatrice di MTV) …. tutte messe assieme in modo casuale e stampate su strisce di cartaccia da plotter da 60 grammi.
Che sia un azione commerciale ok, che Forma offra altre iniziative interessanti ok, che paga e decida canon sulla manifestazione ok.
Pero’ Il rischio di forma è di perdere in credibilità a lungo andare.
PS: girano voci che il prossimo anno ci siano Eliott Corona e Martin Belen ad esporre cosi’ ci saranno il doppio dei visitatori :-) .

Claudio Aresi


renata ferri

30 novembre 2010

c’è uno sperpero di inutili aggettivi.

forma è stata ed è una risorsa, non capire e non apprezzare questo è davvero superficiale e autopunitivo. io non sono mai stata tacciata di buonismo e temo che sia troppo tardi per farmi una nuova reputazione.
evito le polemiche sterili e la superficialità. quando sono al meglio bandisco l’ignoranza e il moralismo. cristina nuñez ha fatto un’azione forte e per molti aspetti condivisibile. ha gettato un sasso, l’acqua si è smossa, tanti hanno sentito il bisogno di dire la loro.

non mi piace lì’operazione colombari, non mi piacciono le parole che la accompagnano. prendo atto delle tante voci, rispondo alle mail che mi arrivano e, dubitando che un qualche oblio ci sollevi da tutto ciò, credo che indignarsi e giustificarsi risponda alla necessità di confronto, di incontro, di scontro.
è ora di pensare davvero ad una riflessione sullo stato della fotografia in italia.
profonda e consapevole, che veda tutti i protagonisti della scena: fotografi, photo editors, editori, curatori, critici e pubblico.
farà bene a tutti, agevolerà l’affaticato oblio e contribuirà a quella auspicata ampiezza dell’offerta culturale. mi pare che le energie ci siano. un luogo per farla si troverà.


Maurizio G. De Bonis

30 novembre 2010

Devo, mio malgrado, rispondere nuovamente a Renata Ferri. Solo per puntualizzare.

Punto di Svista si occupa di questioni legate alla situazione della fotografia italiana da diverso tempo e dunque ha smosso le acque molto tempo prima che si sviluppasse questa polemica, e l’abbiamo fatto quando nessuno si sognava di farlo e non per scopi personali ma per scopi solo culturali. Quindi la sua proposta, per quanto ci riguarda, arriva con molto ritardo.

E grazie per la fondamentale e illuminante lezione sugli aggettivi… ne sentivamo tutti il bisogno.

Maurizio G. De Bonis


Orith Youdovich

30 novembre 2010

Rispondo a Renata Ferri.

Io sono contenta che in molti abbiano reagito all’episodio Curti/Benedusi ma non mi faccio illusioni. Questo episodio è eclatante, estremo, in un certo senso facile da contestare. Ma è solo uno dei tanti, magari più “sotterranei”, e per questo addirittura più potenti. Ecco, questi ultimi che più che formare danneggiano lo stato della fotografia italiana, non mi sembra scandalizzino così tanto. Gli interessi individuali e il timore di intaccare la suscettibilità di qualcuno (che può tornare utile) frenano, mentre in alcuni casi i rancori personali accendono gli animi. Noi non abbiamo aspettato la vicenda di questi giorni per agire, per organizzare, per stimolare una discussione.

La necessità di confronto ci è stata avanzata già molto tempo fa con insistenza da molte parti. Erano in tanti, i quali, partecipando a discussioni da noi iniziate sullo stato della fotografia italiana, hanno chiesto a gran voce di organizzare un incontro fisico a livello nazionale. Visto l’entusiasmo collettivo, con grande fatica organizzativa e dispendio di energie, Punto di Svista ha organizzato insieme ad altre realtà attive nell’ambito fotografico (romane e non) un incontro nazionale. E il posto l’abbiamo trovato grazie ad interlocutori validi che hanno capito anche loro l’urgenza di tale confronto.

Una prova del nostro impegno, anche se parziale, è visibile nelle pagine di questa testata:

Appunti sul Fotogiornalismo: La questione italiana. La necessità della Cultura

Appunti sul Fotogiornalismo: la questione italiana. La fotografia e il sistema dell’informazione

La sfida di Appunti sul Fotogiornalismo: la questione italiana. INCONTRO NAZIONALE

APPUNTI SUL FOTOGIORNALISMO: LA QUESTIONE ITALIANA – INCONTRO NAZIONALE

Tragedia di Haiti. Quale fotogiornalismo

Appunti disordinati di un critico in cerca della critica

I dolori del giovane fotoreporter

Fotogiornalismo italiano, ovvero etica ed estetica queste sconosciute

Informazione, fotogiornalismo e sofferenza umana

Prove di dialogo sulla fotografia italiana. In “risposta” alla videointervista del direttore de Il Fotografo


alfredo covino

1 dicembre 2010

A parte gli aggettivi,

aggiungerei qualcosa anche io :
Punto di Svista, fin dalla sua nascita, si è sempre interrogata su certe questioni. Il lavoro che io, Orith e Maurizio abbiamo portato avanti è il risultato di attente riflessioni e del confronto con chi, con intelligenza e curiosità, si è mostrato sensibile alla discussione; con chi ha voluto parlare, ma soprattutto con chi ha avuto il coraggio di intervenire e di esprimere in alcuni casi pubblicamente, la sua opinione in maniera libera, tirando fuori i veri problemi della fotografia, quelli come dice Orith, nascosti, quelli che quasi nessuno solleva, pur sentendo intimamente l’esigenza di intervenire e di urlare la propria indignazione.
Forma potrebbe essere una risorsa e in ogni caso attorno a lei è nata questa costruttiva discussione sul connubio forma/canon/martinacolombari.
Ribadisco che in questi anni noi di Punto di Svista abbiamo più volte veicolato le nostre iniziative pubbliche. In tutte, si è potuto dibattere in maniera libera e democratica. Ad essere sincero, in questi incontri mi aspettavo di vedere molti più adetti ai lavori, fotografi, photoeditor, critici, curatori che si conoscono e che ruotano intorno a questo mondo “chiuso” della fotografia. Persone e realtà importanti che sembrano sfuggire il cofronto, non voler mettere il naso fuori dal proprio mondo protetto.
E vero: è stato importante questo dibattito, ha smosso qualcosa, ma ci tengo a dire che il “caso” Colombari è solo un granello in un ampio sistema, quello della fotografia italiana, che presenta ben più gravi problemi.
Direi che la risorsa vera è rappresentata dal fatto che esiste un altro mondo della fotografia, fatto di fotografi, curatori, giornalisti, studiosi, galleristi, associazioni, editori che lavorano professionalmente da molti anni e che sono effettivamente alternativi a livello culturale, rispetto a ciò che oramai è troppo istituzionalizzato e quindi privo di senso. Queste realtà, che crescono sempre di più, sono risorse perché riescono, oggi, a proporre le loro idee liberamente e apertamente senza nessuna paura o timore.

alfredo covino


Giovani B.

1 dicembre 2010

Ho visto anch’io le foto nei giorni scorsi. E non me la sono presa con la sig.ra Colombari (magari anche lei è appassionata di fotografia, che ne so), ne con la “fabbrichetta” giapponese di macchine fotografiche che ha dotato la sig.ra Colombari di un gingillo fantastico (ha fatto il suo mestiere).
Me la sono invece presa (nell’ordine):
- con Forma, che avvalla questo imbarbarimento dell’immagine
- con chi ha redatto le già citate righe di presentazione “Martina accetta la sfida e si lancia nel mondo della fotografia, la sua è un’esplorazione intima, un guardarsi allo specchio alla ricerca di un’estetica capace di confrontarsi con i contenuti e i valori”.
- con Repubblica che ha dato spazio in modo acritico a questa iniziativa tristissima.
Insomma, me la prendo con chi contribuisce ad “avallare” queste iniziative (se Forma non si fosse prestata, il critico avesse detto che gli scatti sono di una banalità mostruosa, se Repubblica non avesse scritto nulla …)

E’ bello, come è stato detto, ed è una fortuna che ci sia uno spazio come questo su internet che riporta la realtà, così come ce ne sono altri, ma i lettori di questi “altri” siti sono sempre gli stessi 4 che si spostano da un sito all’altro, mentre Repubblica (et similia, non voglio prendermela solo con questa testata) è vista da milioni di persone, e quindi fa notizia/tendenza. Ne consegue che, essendo stata segnalata da Repubblica, la sig.ra Calombari è una fotografa seria, mentre molti altri fotografi Seri – che non espongono a Forma nè sono recensiti da Repubblica – sono dei pirla.

Cordiali saluti
Giovanni Battisti


renata ferri

1 dicembre 2010

MODERATORE DI PUNTO DI SVISTA: pubblichiamo volentieri il nuovo commento di Renata Ferri, ma come sempre, nei commenti non pubblichiamo link diretti.

L’intervento di Michele Smargiassi sul blog di oggi è un contributo al dibattito in corso.
Per chi non lo avesse letto, è bene che lo faccia perché sposta su un altro piano (nuovo) la discussione. Arricchendola.
Non basterà un incontro e neppure una giornata. Le urgenze sono molte e da troppo tempo affrontate in spazi ristretti, anche se ampi come la rete.
Il lavoro che voi di Punto di Svista svolgete è eccellente e so che sarà indispensabile costruire, insieme agli altri protagonisti della scena fotografica italiana, il momento d’incontro.
Ognuno con la sua parzialità e il suo “punto di svista”.

Per rispondere ad Alfredo Covino: nessun dubbio sul fatto che queste realtà siano risorse e neppure nessun dubbio che chi dovrebbe dire tace e che mancano molti interventi all’appello. Arriveranno e magari saranno più strutturati.
Personalmente, ragionevole e buonista come sono, ho molta voglia di guardare lontano e di allargare lo spazio della discussione, l’intensità del confronto e la ricchezza del linguaggio.
Mi pare che ci stiamo riuscendo.

Per rispondere a Giovanni Battisti (quanto mi piacciono quelli che si firmano con nome e cognome!): Bene fa Repubblica a pubblicare le immagini. Cosa vogliamo che faccia un quotidiano d’informazione, la critica fotografica?


Cristina Nuñez

2 dicembre 2010

Dopo alcuni giorni di “riposo” su questa faccenda, vorrei dare un mio commento.
Innanzitutto ringrazio Punti di Svista (Orith e Maurizio) per questi commenti in risposta a Roberto Koch e per il lavoro che fate da anni sulla fotografia. Ringrazio anche Roberto Koch per essere presente in questa discussione.
Vorrei ribadire (ancora) che la mia partecipazione (tardiva, lo so!) non era semplicemente una protesta personale. Partiva sí dalla mia esperienza con Forma e dalla mia visione sulle foto della Colombari in quanto esperta di autoritratto, ma la mia azione forte (che partiva dalle mie emozioni, perfettamente in linea con tutto il mio lavoro e tutto il mio agire) era mirata a creare una breccia in un muro. Roberto Koch qui si difende ma non fa autocritica, come ben suggerisce Maurizio. Quindi la nostra palla rimbalza, come in un muro (io sono del toro, quando vedo un muro mi ci butto contro con le corna. Fa anche male, ma più invecchio, più divento un toro.. e devo dire sono molto contenta di essere libera di essere chi sono). Ma se la gente ha risposto con tale rabbia, si deve al fatto che Forma non ha stabilito un buon rapporto con loro.
Quindi, questo muro, se Koch veramente vuole una mano, se Forma vuole essere amata dal pubblico, direi che bisogna farlo sparire. Io, se fossi Koch e Curti, comincerei ad ammettere un fatto molto semplice: che non è corretto vendere una mossa commerciale come un evento culturale. Curti e Koch dovrebbero riconoscere questo grave errore. E poi mi aprirei al dialogo e al dibattito. Dopo, ci sono molti modi per coinvolgere artisti, curatori e pubblico in dibattiti sulla fotografia e sulla programmazione di Forma. Non so quante persone decidono le mostre che si fanno, ma in una “casa della fotografia” di una grande città come Milano, dovrebbe essere un comitato scientifico, composto anche da curatori esterni, critici indipendenti, direttori di altri musei o gallerie, in modo che il programma non vada semplicemente a soddisfare i gusti (a mio avviso un pò limitati alla fotografiia più vendibile, e anche quella più comoda, rassicurante) del direttore.
Io vorrei anche che il mio intervento, il racconto della mia esperienza personale, possa aprire un dibattito sul percorso durissimo dell’artista e sul dialogo con le persone che decidono le mostre da fare. Perché per diventare fotografi famosi bisogna andare all’estero? Vogliamo parlare di questo? Roberto, ci vuoi dire che cosa ne pensi? Ma ti prego, se per caso mi vuoi elencare fotografi divenuti famosi in Italia, non negare che a moltissimi non è successo così. Grazie, saluti


Cristina Nuñez

2 dicembre 2010

Dimenticavo di ringraziare Renata Ferri per i suoi commenti e per la citazione. Mi piace smuovere le acque e sono felice che tu abbia colto. So di essere un pò selvaggia e non sempre vengo capita.


Cristina Nuñez

12 dicembre 2010

Adesso chiudo la petizione. 206 firme non sono molte, ma io credo che abbiamo raggiunto il nostro scopo (non solo noi della petizione, ma tutti gli altri che hanno contribuito con commenti e pensieri sulla vicenda).
Lo scopo, inteso in sens…o profondo, non era esattamente far chiudere le porte a Forma, ma far capire loro l’errore di vendere come evento culturale una mossa commerciale, e che Forma (e soprattutto Curti) si rendesse conto della sua impopolarità tra il pubblico, che certamente non si deve solamente all’evento Colombari.

Ío non avevo mai fatto una petizione del genere e tantomeno un boycott. L’ho fatto spinta dalla mia esperienza personale e dalle mie emozioni viscerali e sono contenta di averlo fatto. Non solo perché credo fosse giusto farlo, ma anche perché credo sia importante, per un artista, protestare contro l’establishment prepotente, anche se con questo rischia di danneggiare la sua carriera (anzi, proprio per questo). Per anni ho dovuto tacere davanti a atteggiamenti furbi e arroganti di molti milanesi che occupano posizioni di potere nel mondo della fotografia. Ho scelto di fare l’artista per essere libera di essere me stessa e quindi non ammorbidirò il mio comportamento, le mie reazioni, quando vedo degli atteggiamenti che io considero profondamente sbagliati. Come me, tantissimi artisti hanno dovuto tacere e tacciono tuttora, e con questo mio gesto, so di essere stata portavoce per loro (in molti mi hanno scritto esprimendo la loro solidarietà senza sentirsela di firmare o dichiararlo in pubblico).

L’espressione di emozioni difficili è una necessità e un diritto dell’uomo. Milano è una città dove non conviene esprimere nulla di personale, dove troppo spesso vincono i furbi e i prepotenti, e io ne ho sofferto parecchio, anche se la durezza di Milano mi ha resa forte. Con il mio lavoro (vedo che molti che mi criticano non lo conoscono) intendo rivendicare questo diritto e fare un omaggio proprio a quelle emozioni che non si dovrebbero esternare. Io parlo sempre di me stessa e così facendo, parlo di molte altre persone. La petizione ha seguito anche questo stesso meccanismo.

Spero che il dibattito continui sulle tante questioni importanti per l’arte e la fotografia. Io verrò in Italia a febbraio. A presto!!!


stefano guindani

14 aprile 2011

caro luca70(strano nome ti sei scelto)
quando dei signori fotografi come Zizola e Efrem Raimondi criticano
prima di tutto si ringrazia
anche solo per quello che ad oggi hanno gia’ fatto e dimostrato di saper fare
tu chi sei?che giudichi talebani,ecc….
cosa hai fatto?
facci vedere qualche tuo scatto
grazie


Michele Smargiassi

23 aprile 2011

Mi sembra un’intimidazione. Peraltro, a freddo.
“Quando dei signori fotografi criticano si ringrazia”… “Tu chi sei?”…
Mamma mia.

Lascia un commento