Sapori perduti
Siamo alle fasi finali del progetto Africa Express, sto selezionando le immagini che comporranno la storia ed il libro di prossima pubblicazione. La selezione è una fase delicata, forse troppo delicata per gestirla da solo ed in prima persona. Chi ha scattato le immagini di solito è la persona meno indicata per operare una selezione del lavoro globale, perchè ci sono troppi condizionamenti che possono vincolare una buona selezione degli scatti. Ad ogni modo non avevo mai provinato i rulli scattati, ho sempre scelto la mia Africa direttamente in trasparenza dai negativi e senza dubbio non mi ero sbagliato, il cuore del racconto è venuto fuori negli anni e le immagini che sinteticamente componevano la storia hanno visto la luce già da molto tempo. Un libro però è una cosa un po’ diversa da un semplice editing (selezione) del lavoro. In un libro si crea l’occasione e lo spazio per approfondire il discorso, per mostrare più immagini, per raccontare meglio.
Ho portato dunque tutti i rulli scattati a provinare, per avere sott’occhio il lavoro in tutta la sua estensione. Una volta a casa ho riprovato una strana sensazione benefica nel tirare fuori dal bustone del laboratorio i negativi e le stampine di ogni singola foto scattata sul progetto. Sembravo un bambino davanti ad un dono, non sa cosa ci sia dentro. Per me è stata la stessa cosa, ho riscoperto un mondo che avevo rimosso. Una bella sensazione quella di soppesare con le mani una consistenza che avevo dimenticato, la carta, dietro ruvida e davanti liscia, immagini da toccare e non solo da guardare. Mi mancava il profumo della carta ancora intrisa di processo di lavorazione, mi mancava questo aspetto fisico della fotografia, fare mucchietti, sfogliare le immagini, scriverci sopra degli appunti, fare pallini rossi, dare una sequenza. Mi mancava maneggiare nuovamente la fotografia. In questi giorni sto rivivendo quelle stesse emozioni che la fotografia scattata in pellicola mi ha dato per anni, prima dell’avvento del digitale e del computer. Il mio lavoro si è mostrato sotto una luce che aveva perso, emozioni intense che mi accompagneranno fino alla conclusione del libro.
Questo è uno dei potenziali più interessanti del fotografo, andare oltre lo scatto ed il ritocco dell’immagine, darle una funzione, una destinazione, un messaggio più completo, fare si che il proprio lavoro sia lo strumento autonomo per dire qualcosa, per porre l’accento, per sottolineare, per far sapere. Troppo spesso i fotografi, oggi, si concentrano esclusivamente sullo scatto e sulla post-produzione, ma non si concentrano affatto sulla destinazione, sull’utilizzo dell’immagine scattata, delegando ad altri il compito di inserirla all’interno di un meccanismo già avviato. In questo modo l’immagine diventa strumentale e strumentalizzata, al servizio delle esigenze di una collettività troppo ampia e variegata.
Personalmente sono per il recupero di quel rapporto intellettuale di coerenza e correttezza che il fotografo ha nei confronti di se stesso e delle immagini che scatta, occupandosi maggiormente di coordinare una regia più ampia intorno al senso e all’utilizzo della fotografia.
Punto di Svista 06/2010
Testo di © Giorgio Cosulich pubblicato sul blog e gentilmente concesso a Punto di Svista – Arti visive in Italia
IMMAGINE
© Giorgio Cosulich (dal progetto Africa Express)
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