Etica e fotogiornalismo. Un libro di Ferdinando Scianna

ferdinando_scianna-etica_fotogiornalismoMarc Riboud racconta un fatto accadutogli in Bangladesh nel 1972, quando si accorse che la presenza di alcuni fotogiornalisti intervenuti durante all’arresto di due gerarchi del regime appena rovesciato spinse dei soldati indiani a “picchiare ferocemente” gli arrestati.
Ed ancora. Pare che Cartier-Bresson raccontasse che, nel periodo iniziale della Magnum, i fotografi “parlavano di quello che avevano visto, mai delle fotografie che avevano fatto”. E continuava:

“Adesso i fotografi li sento soltanto parlare delle fotografie che hanno fatto, di come le hanno fatte, se in panoramica, a colori, con il formato quadrato o cose di questo genere”.

Si tratta di due episodi estremamente significativi che evidenziano due problematiche, molto differenti tra loro, che fanno però parte del medesimo universo: il fotogiornalismo. Tali episodi sono inseriti nel breve testo pubblicato recentemente da Electa intitolato: Etica e fotogiornalismo.
L’autore è Ferdinando Scianna è uno dei pochi autori italiani (che piacciano le sue fotografie o no) che non si limita a vivere sotto la tirannia dello scatto. Scianna è da sempre un soggetto dedito alla riflessione, all’analisi, pratica quest’ultima da cui rifuggono quasi tutti i fotografi a causa di un incomprensibile senso di “disagio” provato di fronte al semplice concetto legato alla definizione “pensare la fotografia”.

Scianna si addentra nella questione centrale legata all’espressione fotogiornalistica contemporanea: il rapporto tra etica e comunicazione fotogiornalistica. Abbiamo, dunque, a che fare con un saggio che intende, una volta per tutte, affrontare un tema per nulla secondario, che spesso e volentieri gli stessi fotogiornalisti (ancor più quelli che possiamo definire giovani) non considerano.
Si percepisce in questo libro il fatto che Scianna cerchi di condensare in poche battute tutta la sua esperienza sul campo. Racconti, opinioni, riflessioni si susseguono riportando sempre alla luce i due punti fondamentali sui quali si basa il discorso del fotografo italiano. Ferdinando Scianna sostiene più volte che la fotografia “mostra, e non dimostra”. Non sembri questa affermazione una banale ovvietà. Basterebbe organizzare un veloce sondaggio tra i fotogiornalisti di oggi per comprendere come questo punto centrale della teoria fotografica non venga nemmeno preso in considerazione. E a questo festival della superficialità partecipano anche abbondantemente editori, direttori di giornali e operatori dei mass media.
Punto secondo. Ogni fotografia può “mentire e dire la verità”. L’immagine fotografica è, infatti,  un concentrato di ambiguità incredibile, concetto, quest’ultimo, tra i più fastidiosi e ostici per chi pensa che l’oggettività dell’inquadratura fotografica, e di conseguenze la capacità di documentare da parte della fotografia, sia un dogma indiscutibile.

Nel suo libro Scianna si pone alcuni problemi, in maniera anche chiara; eppure sembra quasi che non riesca ad affondare la lama nella ferita più di tanto. Il fotografo/saggista esordisce, ad esempio, con una frase decisamente discutibile:

“Non credo che esista un’etica specifica del giornalismo, con una conseguente sottoetica del fotogiornalismo”.

Ed ancora:

“Molti pensano che ci siano oggi una particolare urgenza ed emergenza di affrontare i problemi etici del fotogiornalismo. A me non pare ma è probabile che in questo momento storico il problema sia sentito con maggiore acutezza”.

Ebbene, l’impressione che è possibile trarre da queste dichiarazioni è che Scianna tenda all’inizio del suo saggio a minimizzare in modo fin troppo eclatante le ragioni (che esistono, eccome se esistono) che l’hanno spinto a scrivere questo piccolo libro.
Una questione etica nel fotogiornalismo contemporaneo c’è ed è sotto gli occhi di tutti. Basta leggere un giornale e sfogliare una rivista. Ma ci sarebbe da dire di più. E cioè bisognerebbe andare a fondo rispetto alla mancanza di etica. Il nostro sospetto è che si finisca per rintracciare il nocciolo vero del problema: la tendenza alla scarsità di preparazione culturale da parte di chi svolge questa professione e la conseguente ingenua inconsapevolezza di ciò che si sta realmente facendo.

Anche di ciò, chi scrive, insieme ad altri cinque relatori e ai presenti durante l’assemblea pubblica, ha provato a parlare nell’ambito del convegno Appunti sul Fotogiornalismo: la questione italiana, svoltosi a Roma il 24 aprile 2010.
Ciò che è emerso dal dibattito è un sostanziale disorientamento dell’ambiente quando questi argomenti vengono affrontati sul serio e con profondità. Si palesa, infatti, la paura del confronto e appaiono del tutto assenti quelli che il critico letterario Alfonso Berardinelli (riferendosi al mondo della filosofia in uno straordinario articolo apparso sul Sole 24 Ore) ha definito “ormoni critici?. E noi potremmo aggiungerei: autocritici.

Non sarà il caso di aggiungere al tema della relazione tra etica e fotogiornalismo, anche i punti  appena citati?

© Punto di Svista 05/2010


CREDITI

Titolo: Etica e fotogiornalismo / Autore: Ferdinando Scianna / Editore: Electa, 2010 / Collana: Pesci rossi / 75 Pagine / 19,00 euro / ISBN: 978-88-370-6822-6

LINK
CULTFRAME. Parlami di lui. Le voci di Scianna, Berengo Gardin, Ferroni, Camisa, Colombo, Branzi, Manfroi, De Biasi, Permunian, Biagetti, su CULTFRAME. Mario Giacomelli. Un libro di Simona Guerra
CULTFRAME. Una percezione letteraria della Fotografia. Intervista a Ferdinando Scianna
CULTFRAME. Obiettivo ambiguo. Un libro di Ferdinando Scianna

 

Maurizio G. De Bonis Vedi tutti gli articoli

Maurizio G. De Bonis è critico delle arti visive, curatore e giornalista. È direttore responsabile di Cultframe – Arti Visive, direttore di CineCriticaWeb e responsabile della comunicazione del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Insegna Linguaggio Audiovisivo presso Officine Fotografiche Roma e l’Istituto Superiore di Fotografia. Ha pubblicato saggi sui rapporti tra cinema e fotografia (Postcart), sulla Shoah nelle arti visive (Onyx) e ha co-curato Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio). È Vice Presidente di Punto di Svista.