Sul mare. Un film di Alessandro D’Alatri

alessandro_dalatri-sul_mare2Ci sono titoli che, in alcuni casi, hanno un che di profetico. Sul mare, per esempio, evoca profondità ed abissi, gli stessi in cui, desolatamente, precipita. Deludente e, per molti versi, irritante il film del regista romano sembra non avere, sempre per rimanere in tema marinaresco, nessuna àncora di salvezza alla quale aggrapparsi prima di affondare nel più banale dei cliché, la storia d’amore tra il proletario e la ricca altoborghese che, in questo caso, corrispondono rispettivamente all’ingenuo barcaiolo di Ventotene e la studentessa del nord benestante e spocchiosa. Se D’Alatri si fosse limitato a raccontare l’impossibile sentimento tra i due si sarebbe potuto parlare soltanto di una trita ovvietà ma Sul mare ha delle pretese in più e, accanto alla passione di una coppia di ragazzi appartenenti a due universi sociali lontanissimi, si mettono in campo temi serissimi come il lavoro nero e le morti bianche. Argomenti di tragica attualità che non si possono certo liquidare come mero “sfondo” di una love story già raccontata (e meglio) migliaia di volte ma che, soprattutto, non meritano di essere sfiorati con tanta superficialità.

Tratto dal romanzo In bilico sul mare di Anna Pavignano (che qui firma, insieme al regista, anche il soggetto e la sceneggiatura) il film è strutturato come un lungo sogno/flashback nel quale il protagonista, Salvatore, barcaiolo d’estate e operaio in nero nei cantieri d’inverno, ripercorre le tappe emotive che hanno segnato, fino a quel momento, la sua giovane vita.

alessandro_dalatri-sul_mare1Equilibrista sui ponteggi e sul filo dei suoi immaturi sentimenti, il ragazzo, appena ventenne, è ancora uno sconosciuto agli occhi di se stesso. Nell’isola dove è nato e cresciuto vede racchiuso tutto il suo mondo e a quel mare che ha solcato da sempre pare affidare il suo destino con l’ingenuità di chi non ha ancora scoperto come si fa a diventare grandi. La semplicità di una famiglia isolana, il rischio di lavorare senza protezioni fisiche, né tutele sindacali, l’amicizia con lo straniero clandestino e buono, il fatale innamoramento per una ragazza che non si adeguerà mai al suo modo di vivere… ogni elemento narrativo nel film di D’Alatri si ammanta di un’imbarazzante banalità che finisce per dilatarsi in ogni singola inquadratura.

L’isola di Ventotene, vero e proprio gioiello naturale, è fotografata con una preconfezionata luce da cartolina da risultare addirittura offensiva per un’isola di tale bellezza, ridotta ad una smaltata immagine da souvenir. Sui tramonti da telefilm e sulle onde morbide al chiaro di luna Salvatore e Martina (gli esordienti Dario Castiglio e Martina Codecasa) vivono la loro passione d’amore con la credibilità ed il trasporto di due attori da fotoromanzo, tuttavia mentre Castiglio infonde un certo spessore e un efficace tocco naif al suo personaggio, la Codecasa (alla quale, ad onor del vero, sono toccate le battute peggiori), affatto empatica con la sua Martina, è un raro esempio di rigidità. Sembra impossibile che il regista di un film come Casomai cerchi disperatamente di arrivare all’emozione senza trovarla mai ma Sul mare si è (ir)risolto proprio così: navigando a vista e perdendo più volte l’orientamento, senza una partenza, né un arrivo, smarrendo completamente il senso del viaggio…

© Punto di Svista 04/2010


TRAMA

Salvatore ama il mare e con la sua barca, in estate, porta i turisti a visitare la sua bellissima isola: Ventotene. D’inverno, però, il ragazzo deve tenere al riparo la sua imbarcazione e lavorare come muratore, in nero, nei cantieri navali. La sua vita sembra scorrere nella assoluta normalità fino al momento in cui incontra Martina, una studentessa di Genova arriva in vacanza sull’isola. I due vivono un’intensa storia d’amore e Salvatore inizia a pensare che il suo futuro potrebbe arricchirsi di nuove prospettive ma la distanza che lo separa da Martina sembra farsi sempre più profonda e, per la prima volta, scoprirà cosa vuol dire soffrire.


CREDITI

Titolo: Sul mare / Regia: Alessandro D’Alatri / Sceneggiatura: Anna Pavignano e Alessandro D’Alatri dal romanzo “In bilico sul mare? di Anna Pavignano / Montaggio: Osvaldo Bargero / Fotografia: Alessio Gelsini Torresi / Musica: Freaks / Interpreti:  Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla / Produzione: Buddy Gang e Warner Bros. Entertainment Italia / Distribuzione: Warner Bros. / Paese: Italia 2010 / Durata: 100 minuti

LINK
Sito ufficiale del film Sul mare di Alessandro D’Alatri
Filmografia di Alessandro D’Alatri
Warner Bros.

 

Eleonora Saracino Vedi tutti gli articoli

Eleonora Saracino, giornalista, critico cinematografico e membro del Sindacato Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), si è laureata in Storia e Critica del cinema con una tesi sul rapporto Letteratura & Cinema. Ha collaborato con Cinema.it e, attualmente, fa parte della redazione di CulfFrame Arti Visive e di CineCriticaWeb. Ha lavorato nell’industria cinematografica presso la Columbia Tri Star Pictures ed è stata caporedattore del mensile Matrix e della rivista Vox Roma. Autrice di saggi sul linguaggio cinematografico ha pubblicato, insieme a Daniel Montigiani, il libro “American Horror Story. Mitologia moderna dell'immaginario deforme” (Viola Editrice).

3 Commenti

  1. Alessandro D’Alatri ha nuovamente impresso sulla pellicola un tratto di vita vera: situazioni, emoziioni, sentimenti pregni di genuinità. La genuinità più visibile nella provincia italiana, dove spesso pare che il tempo non passi; dove le case conservano il calore della famiglia unita; dove gli arredamenti di legno scuro conservano il profumo del vecchio, con i centrini ricamati a mano; la donna di casa col grembiule occupata, per la maggior parte del tempo, dietro ai fornelli; l’uomo di casa con la canottiera bianca ed il pigiama lungo a fasce celesti. E poi la tavola con la brocca di ceramica per il vino e i pomodori rossi, vivaci, minutamente tagliati e guarniti con foglie di menta. Si respira autenticità in ogni momento del film: nella rassegnazione del protagonista a vivere una vita a due lati, uno estivo ed uno invernale (“come i materassi” dirà); nel padre che cerca di autoconvincersi e di convincere il figlio che lo stipendio, percepito per un lavoro non tutelato, è buono; negli occhi della mamma che si riempiono di lacrime quando assiste alla sofferenza del figlio, senza sapere il perchè di questa e senza sapere come aiutarlo; nel figlio stesso, Salvatore, che d’un tratto conosce l’amore e le sofferenze che porta seco quando non può essere pienamente vissuto perché lei è lontana, perché ha già un fidanzato, perché non è in pace con se stessa ed è insoddisfatta della sua vita. C’è questo oltre la storia d’amore e a tutto fa da sfondo, tacitamente eppure prepotentemente, il mare che rappresenta gli stati dell’anima, sempre in movimento: ora esaltato dal sole e trasparente, come quando l’anima è energica e fulgida; ora calato nell’oscurità della notte con i raggi lunari che ne illuminano alcune parti, come quando l’anima è serena e gode del silenzio che le è intorno; ora grigio, increspato, agitato, indomabile come l’anima che è obbligata a fare ciò che non vorrebbe, per necessità di vita. Comunque è, come l’anima, sempre in movimento, tranne nella scena finale quando il regista ci cala in una profondità abissale, dove si percepisce l’ultimo flebile raggio di sole, dove non si sentono più rumori, chiacchiere, tormenti. Dove l’anima ha raggiunto la sua pace.

  2. Un film delizioso, pieno di vera poesia e dramma, sono riuscito a vederlo in una sala di Latina dove è rimasto in programmazione per soli quattro giorni, poi non se n’è saputo più nulla e moltissime persone neanche lo conoscono: perchè questi piccoli capolavori vengono ignorati dai media? Veramente un peccato

  3. Le piaghe del lavoro nero e delle morti bianche e un amore intenso ma senza futuro sono i temi di questo film in cui il mare non solo fa da sfondo, ma è esso stesso personaggio della storia. Salvatore si innamora per la prima volta, lei è Martina, una ragazza che ha una vita già stabilita da altri e si concede di essere felice accanto a Salvatore. Lui si ammala di depressione quando lei non lo chiama più ma poi lei ricompare e il sorriso riappare sul suo volto. E’ la storia di Salvatore che s’innamora, che sta male per amore, che si adatta a fare il muratore in nero d’inverno mentre d’estate porta in giro le turiste sulla sua barca, infine considera finalmente una buona opportunità per lui il cantiere del carcere sull’isola, anche se pur sempre di lavoro nero si tratta. E’ la storia di un ragazzo che vuole trovare la sua strada, tra tante difficoltà.

I commenti sono chiusi.