Samuele Bianchi

©Samuele Bianchi. Le solite immagini, 2009 ©Samuele Bianchi. Le solite immagini, 2009 ©Samuele Bianchi. Le solite immagini, 2009 ©Samuele Bianchi. I confini non risiedono nelle cose, 2008-2009 ©Samuele Bianchi. I confini non risiedono nelle cose, 2008-2009 ©Samuele Bianchi. I confini non risiedono nelle cose, 2008-2009 ©Samuele Bianchi. I confini non risiedono nelle cose, 2008-2009 ©Samuele Bianchi. I confini non risiedono nelle cose, 2008-2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Sostituzione, 2009 ©Samuele Bianchi. Realtà in comunicazione, 2006 ©Samuele Bianchi. Realtà in comunicazione, 2006 ©Samuele Bianchi. Realtà in comunicazione, 2006 ©Samuele Bianchi. Realtà in comunicazione, 2006 ©Samuele Bianchi. Realtà in comunicazione, 2006 ©Samuele Bianchi. Realtà in comunicazione, 2006 ©Samuele Bianchi. Realtà in comunicazione, 2006


Samuele Bianchi è artefice di un’esperienza creativa di notevole rigore concettuale, tesa a evidenziare il rapporto congenito tra il concetto di ambiguità e la natura della fotografia. L’autore intende la fotografia come una disciplina metaforica in grado di manifestarsi fuori da taluni schemi imperanti che vorrebbero mettere in primo piano la raffigurazione realistica e rassicurante del mondo rispetto alle potenzialità evocative, oniriche e psicanalitiche dell’immagine fotografica.

Le opere di Samuele Bianchi non forniscono certezze e non rappresentano il reale (o ciò che noi crediamo essere il reale). Si fondano invece sul dubbio, sull’enigma della visione, e si manifestano a livello sensoriale attraverso il principio dell’evocazione.
L’autore toscano si concentra non sulla questione del soggetto, cioè sul contenuto visuale (e neanche sul messaggio). Il centro della sua poetica è posto nella questione della scelta autonoma del fotografo ma anche all’interno del problema relativo alla percezione interiore dello sguardo sconnessa dal senso comune del fare fotografia.

Bianchi proietta il suo ragionamento intellettuale sui segni della realtà. Così facendo disinnesca mode e luoghi comuni e dimostra come non sia necessario (anzi, è esattamente il contrario) per un fotografo allontanarsi dai propri luoghi per elaborare un progetto significativo. Punta il suo sguardo/pensiero sulle strade e sui palazzi della sua vita quotidiana, cogliendo quanto di straniante lo circonda. Agisce come un ricettore di segni che attraverso il pensiero ribalta la direzionalità reale-sguardo per ridisegnare un mondo totalmente personale e interiore. Il suo “luogo creativo” in realtà è la sua stessa psiche, ambiente nel quale i significanti si materializzano, in una partenogenesi determinata dalla forza anarchica del pensiero, e si rimescolano in continuazione.
Ma la sua azione creativa è anche concentrata sull’oscuro valore del confine, segno convenzionale umano che obbliga anche lo sguardo fotografico a cercare punti di contatto e possibili ricomposizioni mentali della realtà circostante. Attraverso dittici frontali racconta l’impossibilità della mente umana di cogliere separazioni artificiali e burocratiche che nulla possono di fronte alla potente, quanto solitaria e destabilizzante, ribellione del pensiero.

Infine, non è da dimenticare la ricerca che Bianchi ha effettuato percorrendo l’asperrimo sentiero che divide/avvicina l’immagine e la parola tramite un lavoro in polaroid nell’ambito del quale si evoca in maniera del tutto libera una enigmatica connessione tra testo e immagine che si concretizza grazie all’identica natura significante dei segni testuali e degli scatti fotografici.

©Maurizio G. De Bonis / ©Punto di Svista

 

BREVE BIO
Nato a Lucca nel 1967 dove vive e lavora. Si è avvicinato alla fotografia durante gli anni di studio in pittura presso l’Accademia di Belle Arti a Firenze. Negli ultimi anni ha iniziato un percorso artistico che utilizza il mezzo fotografico come linguaggio per esprimere tematiche che nascono da un atteggiamento introspettivo. Le sue immagini sono state pubblicate sulla rivista “Gente di Fotografia” (n°43/2007) e ha partecipato alle pubblicazioni “Sagra di Addio” Katia Sebastiani, casa editrice “Lieto Colle” (2008) foto di coperta e interno, “Convivenze” foto Samuele Bianchi / poesie Katia Sebastiani (2009). Ha partecipato a diverse esposizioni come “Premio Celeste” Museo Marino Marini – Firenze (2006), Fotografia Festival Internazionale – Roma (2007), “Convivio” Palazzo Albertini – Forlì (2008), Centro della Fotografia d’Autore – Bibbiena (2008), Biennale di Asolo (2010), “Correlazioni – Dialoghi visuali sul paesaggio” Galleria Gallerati – Roma (2011), “Unità d’Italia” Polifemo, La Fabbrica del Vapore – Milano (2011).

LINK
Il sito di Samuele Bianchi
Convivenze. Poesie e Polaroid. Un libro di Samuele Bianchi e Katia Sebastiani
Samuele Bianchi – Non sono io. Secondo premio Portofolio in Villa – Solighetto 2004
Spazi fisici, luoghi della mente. Immagini contemporanee – Dialoghi sulla fotografia (Dialogo tra Samuele Bianchi e Orith Youdovich)

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