Interno 3: riunioni di condivisioni fotografiche. Riflessioni
Ci siamo dati appuntamento, da qualche tempo, di solito il lunedì; Orith Youdovich, Alessia Cervini, Alfredo Covino, Massimiliano T. Rezza, Andrea Campesi, Alessandro Natale, Chris Rain, Maurizio G. De Bonis ed il sottoscritto Pietro D’Agostino.
Che senso, quale motivo hanno questi incontri del lunedì? La calorosa ospitalità di una confortevole casa qui a Roma, la simpatia di una eterogenea umanità, la piacevole ripresa di un dialogo con gli altri. Sicuramente questo è già molto. Aggiungerei un altro dato: la necessità. Necessità di cosa? Provo a darne un senso, un motivo, il mio, pertanto parziale e discutibile e, vorrei aggiungere, anche non definitivo, poiché siamo solo all’inizio di un probabile percorso; incerto, tortuoso, vivificante, esauriente? Vedremo.
Provo piacere a pensare a un’incontro di persone con l’idea di creare una composizione, un relazionarsi in cui l’azione del singolo interagisca alla creazione di un’esperienza comune. L’attenzione, in questi incontri, mi pare sia da collegare a una necessità di coinvolgimento e di confronto della nostra individualità con le diversità, con l’altro, cogliendo l’opportunità per approfondire la conoscenza e di dare riconoscibilità all’essere umano in quanto tale, che come me, si trova in una comune situazione di esistenza, anche se proveniente da culture, abitudini e territori diversi dal mio. Di realizzare, in definitiva, un contenitore in cui possa configurarsi una sintesi, e non una simbiosi che è un adattamento esteriore alla diversità. Tale confronto può offrire anche l’occasione di una rivalutazione e della consapevolezza delle proprie radici culturali, di subordinare il vittimismo dilagante a una ripresa della fiducia in noi stessi, in quanto attori presenti, contemporanei ed attivi. A questo proposito vorrei fare mie le parole dell’amico poeta e scrittore paraguayano Egidio Molinas Leiva ; “ … mi sento molto forte della mia cultura di origine e le altre non possono che arricchirmi perché non vengono a togliere, ma ad aggiungere qualcosa, chi ha paura della cultura altrui è quello che non ne ha una propria. “
A questo punto bisogna fare cenno al legante di questa eterogeneità che si incontra il lunedì in una quieta e silenziosa via qui a Roma, all’ambito comune, in cui ognuno ed in maniera diversa, sviluppa e ricerca una propria individualità, il proprio fare, la propria necessità; la fotografia, o fotosofia, come mi piace sempre più definirla prendendo a prestito il termine coniato da Angelo Candiano. Allora, mi da piacere immaginare la fotografia un nodo, un punto nodale, dove si intersecano, anche in maniera arbitraria o ambigua, tanti ambiti del sapere e dell’esperienza e dove si evidenziano tante contiguità e affinità con dinamiche non sempre dichiarate, anzi il più delle volte escluse a priori, e cito come esempi più prossimi il cinema ed il video.
Facendo una sorta di testa coda mentale però mi sorge un’altra domanda, un dubbio, che avverto lì silenzioso, in agguato, insomma per farla breve: è proprio una necessità, o un surrogato di partecipazione a un non meglio definito individualismo questa mia partecipazione agli incontri del lunedì ? Se questo fosse vero, anche solo parzialmente, dovrei dire addio ad un immenso piacere.
©Punto di Svista 04/2010
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