Io sono l’amore. Un film di Luca Guadagnino
“La borghesia ha perso la poesia, si è incastrata nella sua stessa maschera. Di sicuro Milano con le sue bellezze architettoniche ed urbanistiche, le sue grandi risorse fatte di persone uniche in tanti campi del sapere sono la salvezza e bisogna pagare omaggio: è la città che amo di più”. Anche così risponde a Punto di Svista e CultFrame Luca Guadagnino regista di Io Sono l’Amore.
Sognato per undici anni, questo giovane film dedicato a Milano esce pochi giorni prima di Happy Family di Salvatores, pure interamente dedicato al capoluogo lombardo. Io Sono l’Amore è consacrato alla migliore moda, arte e architettura meneghine, è soprattutto un grande dramma, una raffinata e coltissima elegia sottile di certa società pressoché scomparsa, mai di maniera.
Surreale e poetico come una poesia di Novalis o un quadro pre-raffaellita, Io Sono l’Amore è un film che racconta la morte di tutti i modelli, non solo borghesi, mentre sbocciano due amori clandestini e concatenati, protagoniste due donne: la madre Emma, la figlia Elisabetta. Cliché sociali suicidati dall’interno, mentre si assiste muti al loro sgretolamento subitaneo, come un batter d’ali.
Ricchezza, cornucopia di status, artificio, eleganza e grande cucina made in Italy, sono in contrappunto con la natura, con il vernacolare, con la forza democratica di sentimenti fuori dal controllo, con l’assoluto, radicale potere del desiderio – tutti aggettivi dell’amore vero, totale, femminile, senza compromessi. Il film, in equilibrio straordinario tra interni ed esterni, dosa sapiente i grandi momenti, soprattutto erotico-dionisiaci, che arrivano inattesi con un bilanciamento di suoni ottimo per una produzione così artigianale (finanziato da First Sun e Mikado, è costato 4 Mln di euro e vede tra i produttori associati la stessa Tilda Swinton e Carlo Antonelli, direttore di Rolling Stones Italia).
Il silenzio e l’ottundimento dei sensi, il carezzevole indugio su dettagli modernisti di case, esterni e corpi domina tutta la prima parte: dalla neve del 2009 alle penombre e le ghiaie di Villa Necchi, ad alcune corti di Corso Magenta. Caos e odori, frenesia, colori della terra, l’abbacinante sole, macroscopie di corpi, insetti e natura pulsante di gemme sono la cifra stilistica della seconda, fino allo straziante – e quindi ancor più magico – epilogo finale. La colonna sonora, sempre unica e inappuntabile, tiene e innalza ancora il film, insieme al pathos perfetto dettato dalla sceneggiatura. Il grande approccio post-modernista è firmato John Adams, compositore americano. Convinto da Tilda Swinton a dare le sue musiche, Adams, premio Pulitzer per un brano sull’11 settembre, sceglie il rigore – che assomiglia sia al minimalismo di Mertens che di Nyman, ma è più pastoso e concreto – per questo grande affresco di storia italiana. Per capire quanto la sua musica sia importante, in alcune scene hanno girato con lo stereo per modellare i movimenti ed i tempi della recitazione sulle sue melodie.
“Da quando Jarman è uscito di scena, Guadagnino è entrato a far parte della mia famiglia”, dice la Swinton, musa di artisti poeti musicisti e registi. A proposito di famiglie, dato che molti si sono chiesti se fossero gli Agnelli la famiglia ritratta, Guadagnino, smentendolo, ha detto che l’unica cosa in comune è la magia della posa del collo di Marella Caracciolo Agnelli in una foto di Richard Avedon e quello, molto simile, di Tilda. Se per la Swinton, Io Sono l’Amore è una fiaba (non senza influssi di Antonioni, Houston, Hitchcock) e se per Guadagnino film artigianali (“ho fatto la versione high-brow di Rocco e i suoi fratelli”) e assai poco tele-visuali come questi avrebbero il pregio di ridare fiato all’industria boccheggiante del nostro cinema, una cosa è certa: due ore con tutto il vocabolario dell’amore e del desiderio, fino alla fine senza compromessi, è un momento di grande riscossa. Anche oltre la Swinton, il cui carisma ovviamente predomina, il cast è variegato ma convincente: un Delbono irriconoscibile e prezioso, due sensualissimi giovani attori (Alba Rohrwacher e Gabbriellini), un determinatissimo Flavio Parenti, che ha il ruolo più difficile non essendo una corazza come Delbono ed essendo quello più vicino alla forza centripeta di Tilda.
©Punto di Svista 03/2010
TRAMA
La borghese famiglia Recchi è alla soglia di un passaggio generazionale. Il patriarca Edoardo (Gabriele Ferzetti), gravemente malato, lascia il legato (l’azienda, fatta di un passato industriale di luci ed ombre). Il prescelto, anzi i prescelti, sono l’adorato figlio Tancredi (Pippo Delbono) e l’adorato nipote Edoardo jr (Flavio Parenti). La rosa familiare comprende l’altera ed elegante Emma, amatissima consorte russa di Tancredi (Tilda Swinton), gli altri due figli, Gianluca e Elisabetta (Alba Rohrwacher), su cui veglia Allegra, l’attenta moglie del patriarca (Marisa Berenson), che ha un rapporto simbiotico con la nuora. Alla vigilia dell’alienazione contrastata della società, che gli eredi sanciscono con una cena nella lussuosa villa milanese della famiglia, ancora una volta un rendez-vous svela, improvviso, la fragilità del quadro, complice la relazione adultera tra Emma e Antonio (l’esordiente Edoardo Gabbriellini), cuoco ed amico di Edoardo jr che chiude in modo involontario i dissesti e gli scoramenti provocati dal mondo a cui, ormai nolente, appartiene.
CREDITI
Titolo: Io sono l’amore / Regia: Luca Guadagnino / Sceneggiatura: Barbara Alberti , Ivan Cotroneo , Luca Guadagnino , Walter Fasano / Fotografia: Yorick Le Saux / Fotografia: Yorick Le Saux / Montaggio: Walter Fasano / Musiche:John Adams / Scenografia: Francesca Di Mottola / Costumi: Antonella Cannarozzi / Interpreti: Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Diane Fleri, Waris Ahluwalia, Maria Paiato, Marisa Berenson / Produzione: First Sun, Mikado Film, RAI Cinema / Distribuzione: Mikado
LINK
Sito ufficiale del film Io sono l’amore di Luca Guadagnino
Filmografia di Luca Guadagnino
Mikado
5 commenti
hafida bennis
22 marzo 2010
un film bellissimo che nostra l’ipocrisia di certi cetti borghesi
Diana Marrone
23 marzo 2010
Certo, Hafida, sono d’accordo. Mostra soprattutto l’ipocrisia. Anche se ci sono due personaggi che lasciano intravedere una qualche positività.
Il personaggio, poco tratteggiato ma incisivo, di Antonio / Edoardo Gabbriellini, l’amante di Emma/Tilda. Fa sport alla canottieri milano, suo padre ha un noto ristorante, è sicuramente un cuoco di successo, però si dedica a progetti nuovi, non si accontenta di quello che ha.
Ancora più magistrale è l’inversione di rotta (con fine tragica), di Edoardo jr che platealmente va contro quel che esprime la sua famiglia, quindi va oltre il suo status.
Sono contenta che ti sia piaciuto, è piaciuto molto anche a me!
Bisognerebbe andare di più a vedere il cinema indipendente, meglio se italiano.
Diana Marrone
carmela punturieri
13 maggio 2010
bellissima fotografia e buoni attori,a colpo d’occhio ,direi buon film
lo guarderò prossimamente
Diana Marrone
16 maggio 2010
Hai ragione, bellissima fotografia! Non lasciartelo sfuggire, è un film da vedere! Anche nel Regno Unito pare abbia avuto ottima accoglienza!
ambrogio
15 giugno 2010
Un bel film, con una splendida Tilda Swinton, ben girato bella la fotografia e gli interni di Villa Necchi. Unico neo, le prolungate scene d’amore intervallate da insetti e fiori, che sembrano quasi non appartenere allo stesso film.
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