Interno 3: incontri di discussione sulla fotografia e i suoi surrogati
di Chris Rain
Ponendo il primo febbraio come ipotetica data di partenza a quelli che sono gli ormai consueti incontri a cadenza bisettimanale presso la sede provvisoria di Punto di Svista, può essere utile e stimolante riepilogare, come sotto forma di un diario, quelle che fino ad ora sono state argomentazioni e tematiche prese in oggetto dai loro avventori; non ci sono state indicazioni riguardo un numero chiuso di partecipanti o luoghi inaccessibili ai non addetti, è proposito comune poter espandere quanto prima e il più lontano possibile dibattito e azione. Ulteriormente, sarà quindi di giovamento anche per accingersi ad introdurre qualsivoglia tipo di pubblico alla conoscenza di questo neonato gruppo, che ha come obiettivo primo, per l’appunto, quello di investire l’attuale ecosistema della fotografia contemporanea di una nuova ondata di critica e vitalità comunicativa; unici mezzi – immagini e parole – vogliono essere usati per creare un dialogo che sollevi annose questioni irrisolte che ad oggi hanno degenerato e ghettizzato il naturale sviluppo della fotografia all’ interno del grande mare delle arti visive.
Attualmente il progetto, oltre ai presto illustrati propositi, si vuole avvalere di approfondimenti e colloqui corali atti all’autoanalisi delle immagini e dei propri intenti, nonché tessere delle linee che rendano visibili le corrispondenze tra autori ed epoche, passate e future. Questa non vuol essere una elementare questione relegata alla sfera cognitiva, siccome pur di fotografie si tratta, e le ragioni non possono che essere decretate dall’appagamento sensoriale, sarà inevitabile intraprendere parallelamente propositi creativi mirati alla divulgazione di idee e visioni che possano suggerire cambiamenti e allo stesso tempo distruggerli.
Non è intenzione inscenare pubblici processi d’accusa, bensì solo cercare di dar vita a nuovi scenari stilistici e caratteriali, che esulino dai limiti imposti dai generi tematici, dalle categorie di pensiero e dall’imperativo fotografico di essere ponte con lo spettatore prima ancora che con il proprio inconscio; nulla può aver maggior importanza della ricerca dell’individuo a prescindere dalla tecnica narrativa utilizzata o dai raccordi cronologici. Sovente è il raffronto del nostro tempo con i precursori e le avanguardie dell’arte in questione, della letteratura e soprattutto del cinema, territori intrisi di pagine di storia che hanno segnato profonde rotture dai canoni dogmatici permettendo quella totale e rumorosa emancipazione espressiva che qui, su questa isola perennemente condannata dalla bassa marea, sembra un miraggio lontano. Queste parole vogliono essere un manifesto del nulla, non è più compito del fotografo o di chi vive intorno a lui decidere a priori con quali colori e simbolismi caratterizzare l’immaginario visivo della decade in corso, i percorsi che si snodano dalla mente all’atto creativo in se sono fin troppo sovrappopolati di filtri ed intermediari, complici anche la spasmodica rincorsa tecnologica, il concetto di temporaneità di fruizione sviluppatosi nella società attuale e soprattutto la metodica di standardizzazione e condivisione progettuale che amalgama rendendo irriconoscibili i tratti somatici dell’ingegno individuale.
©Punto di Svista 03/2010
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