Giovanna Gammarota
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Attiva in maniera costante dalla metà degli anni novanta, Giovanna Gammarota esprime attraverso le sue opere un concetto di fotografia basato essenzialmente su due cardini principali: uno legato alla questione della direzione dello sguardo, un altro connesso alla natura stessa dell’atto fotografico. Sfera visuale e sfera concettuale si uniscono dunque in un’architettura creativa riflessiva, composta, lucida, narrativa non in senso pseudo letterario ma in senso propriamente fotografico.
Giovanna Gammarota non racconta banalmente una storia ma evoca linguisticamente delle esperienze, tragiche, dolorose, significative. In tal senso, le sue immagini non riproducono alcunché, non ricostruiscono, non rappresentano la realtà ma utilizzano gli elementi del mondo visibile per rintracciare un terreno di connessione con emozioni interiori e derive di sensibilità che evidentemente si avvicinano al suo modo di relazionarsi con la realtà.
Sfera visuale e sfera concettuale, abbiamo sopra scritto, due meccanismi che si intrecciano uno nell’altro, grazie a altrettanti fattori espressivi che trovano sempre nel suo lavoro una delicata e cristallina sintesi: paesaggio e memoria. Paesaggi ri(trovati) dall’autrice sono fuori dal tempo e dalla storia anche se nascondono i segni delle idee e degli avvenimenti che li hanno visti divenire palcoscenici involontari di grandi impulsi poetici, di crimini mostruosi oppure di lotte per la libertà.
Tre sono gli approfondimenti espressivi che ci hanno particolarmente colpito nell’ambito del suo percorso fotografico: quello basato sul vagabondaggio sulle orme de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (Sopraluoghi in Lucania), quello relativo ai campi di sterminio nazisti (A piccoli passi) dove durante la seconda guerra mondiale furono sterminati sei milioni di ebrei, ma anche omosessuali, rom, oppositori politici, disagiati fisici e mentali; e infine quello dedicato alla Resistenza nell’albese e alla figura dello scrittore partigiano Beppe Fenoglio (Di case e di alberi, camminando con Beppe).
La fotografa milanese ha mostrato di saper coniugare l’emersione del ricordo nel presente, attualizzando appunto la memoria, e le strutture visibili del mondo non per raffigurarlo in modo semplicistico quanto piuttosto per coglierne le stratificazioni evocative. Che si tratti della metafisica campagna lucana, dei fitti e inquietanti boschi piemontesi, dei paesaggi che conducono come tessere di un domino il suo sguardo verso il campo di Auschwitz-Birkenau, Giovanna Gammarota non si limita a ricomporre il reale all’interno dell’inquadratura. Opera invece attraverso il meccanismo tutto mentale, e dunque intimo, dell’adesione profonda e istintiva alle esperienze degli altri.
Il paesaggio diviene luogo filosofico della condivisione, si mostra come autentico personaggio dialogante con la fotografa, la quale più che un lavoro di indagine visuale compie un percorso rigoroso in un processo creativo basato sul concetto di immaginazione, inteso appunto come elaborazione dell’immagine attraverso l’emersione della memoria, individuale e collettiva. In sostanza nelle sue opere, gli ambienti e gli spazi geografici alludono in modo inequivocabile all’assenza, nel presente, degli eventi che invece nel passato si sono verificati. Il paesaggio diviene, dunque, scrigno della memoria, spazio non fisico dei risvolti filosofici di fatti e azioni la cui portata va al di là del loro processo di storicizzazione.
Giovanna Gammarota si avvicina con la sua produzione di immagini al senso profondo dell’espressione fotografica, che risiede in primo luogo nell’idea di fondo che fornisce la spinta creativa e poi nel processo metaforico di connessione con il passato. Lo scatto rappresenta solo l’atto conclusivo di un viaggio della mente che è di fatto il cuore del fare fotografia.
©Maurizio G. De Bonis / ©Punto di Svista 01/2010
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La metafora del paesaggio nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini e nelle immagini di Giovanna Gammarota
Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini tra evocazione e memoria. Immagini contemporanee. Dialoghi sulla fotografia a cura di Punto di Svista
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