Dibattito sulla critica cinematografica italiana elaborato dal Sindacato Critici Cinematografici – SNCCI
Pubblichiamo l’intervento di Maurizio G. De Bonis intitolato E’ una questione di mentalità. Il testo fa parte di un dossier curato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani già pubblicato su CineCriticaWeb nel quale compaiono i contributi di Tullio Kezich, Giacomo Gambetti, Gregorio Napoli, Roberto Pugliese, Silvana Silvestri, Piero Spila e Aldo Viganò.
Da anni ormai ci troviamo a discutere sulla crisi della critica cinematografica in particolare, e su quella del giornalismo culturale in generale. Abbiamo già affrontato in diverse occasioni, anche nell’ambito di convegni specifici, la questione riguardante la drastica riduzione delle rubriche dedicate alle recensioni cinematografiche sui quotidiani nazionali nonché la situazione di sofferenza delle riviste specializzate.
Già da tempo, inoltre, alcuni quotidiani hanno abolito gli articoli dedicati all’approfondimento filmico e recentemente alcune note testate giornalistiche, che avevano sempre avuto uno spazio critico significativo, hanno rinunciato a inviare i propri critici in importanti festival internazionali. Certo, è una situazione molto grave, il segno di un’involuzione culturale che riguarda l’informazione, in primo luogo, e la cultura del cinema, in secondo luogo.
Di fronte a questo palese disfacimento, il mondo della critica, sicuramente vittima di un generale processo di decadimento culturale del paese, non ha però saputo cogliere in maniera positiva ciò che lo sviluppo delle piattaforme tecnologiche offriva.
La nascita del web fu considerata all’epoca della sua esplosione un fenomeno di secondo ordine, un’evoluzione in senso negativo, poiché, si diceva, chiunque avrebbe potuto scrivere la sua recensione e pubblicarla sulla rete.
Questa affermazione, seppur vera, non esaurisce però tutte le riflessioni possibili in merito alla pratica della critica cinematografica on line che, almeno per quel che riguarda la sua sostanza, è basata su un’idea di informazione assolutamente democratica, dunque importante. Ancor di più, oggi si sta espandendo la pratica del social-jounalism, ovvero dell’informazione (anche cinematografica) di tipo partecipativo, cioè aperta al contributo di qualunque lettore. E ciò, di fatto, rappresenta una nuova frontiera del giornalismo.
La vecchia impostazione secondo cui una critica cinematografica degna di questo nome possa essere sviluppata solo sulla carta stampata è ancora dura a morire, come se il semplice fatto di poter firmare una recensione su un giornale dia immediatamente la patente di critico di qualità a chi scrive.
Questa mentalità continua ancora oggi a vivere nell’ambito del rapporto tra critica e grandi festival internazionali; questi ultimi, infatti, non prendendo in considerazione in modo serio le statistiche di molti siti di cinema e il pubblico potenziale che è possibile catturare sulla rete, considerano la stampa web, una forma di divulgazione di serie B, fatta da ragazzi magari privi di cultura, generale e specifica, e incapaci di una scrittura di buon livello. Inutile dire che fare di tutt’erba un fascio è un errore macroscopico. Quest’atteggiamento è banalmente conservativo, poiché se da una parte è vero che proliferano sulla rete blog e siti amatoriali, è anche vero che proprio il web ha rappresentato negli ultimi anni non solo una fondamentale palestra per la giovane critica ma anche una possibilità di sbocco professionale.
Inoltre, il web è l’unica piattaforma contemporanea che garantisce a chi voglia provare a lanciarsi in un’avventura critica la possibilità di “mettersi in proprio”, di costituire testate giornalistiche regolarmente registrate presso i Servizi di Informazione e Stampa dei Tribunali Civili, con un esborso economico limitato, e quindi di far vivere un’editoria cinematografica che sulla carta è in una fase di evidente stallo.
Ribadisco che lo stesso mondo della critica ha avuto fin dall’inizio un atteggiamento di pregiudizio contro questa piattaforma divulgativa, come se la critica su carta stampata non possa mai essere accusata di superficialità o di scarsa qualità.
Oggi, in ogni caso, la disputa “web si, web no” appare del tutto anacronistica. Basterebbe fare un censimento tra i critici professionisti per rendersi conto dell’effettivo numero di quelli che scrivono sui quotidiani e di come questo numero rappresenti una minoranza rispetto a quello dei critici che invece utilizzano il mondo del web per svolgere la propria attività. Difendere posizioni ormai superate non fa certo bene alla critica cinematografica; bisognerebbe invece prendere atto della situazione per far sì che il livello della proposta telematica si alzi sempre di più.
L’altra faccia della medaglia è lo stato di solitudine totale che i critici cinematografici che lavorano on line hanno nei confronti dei portali e dei siti per i quali scrivono. Il problema più grande è quello del riconoscimento economico e professionale del proprio lavoro. La pratica di una critica di tipo professionistico su base volontaria è molto diffusa, ancor di più l’assenza di qualsiasi forma di protezione (ma bisogna ricordarsi che ciò avviene anche per quel che concerne la carta stampata). Si tratta di un problema serio che riguarda decine di critici che scrivono e si occupano di cinema con profonda passione e in molti casi anche con la dovuta competenza.
La questione centrale è l’atomizzazione della proposta culturale sulla rete. Spesso chi scrive di cinema su base professionale, lo fa dunque per organizzazioni editoriali minuscole, prive di qualsiasi sostegno economico. D’altra parte, quando alcuni anni fa fior di editori nazionali si buttarono sull’affare web la sconfitta fu totale, soprattutto per il sovradimensionamento che fu dato al mercato pubblicitario sulla rete.
Detto ciò, quello che personalmente auspico è che certe resistenze nei riguardi della critica telematica cadano definitivamente, che il mondo stesso della critica riconosca che scrivere sul web non rappresenta una forma di degradazione professionale e che anche le istituzioni culturali e i festival si accorgano che si dovranno confrontare con un’informazione, non solo cinematografica, che per gran parte passerà sempre più attraverso la rete.
È una questione di mentalità e di crescita di questa mentalità.
(Per concessione di CineCriticaWeb – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani)
LINK
Gli interventi di Tullio Kezich, Giacomo Gambetti, Gregorio Napoli, Roberto Pugliese, Silvana Silvestri, Piero Spila e Aldo Viganò
Il sito del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI
Lascia un commento