Antonella Monzoni

©Antonella Monzoni. Le donne dell'Est ©Antonella Monzoni. Le donne dell'Est ©Antonella Monzoni. Le donne dell'Est ©Antonella Monzoni. Le donne dell'Est ©Antonella Monzoni. Ferita Armena ©Antonella Monzoni. Ferita Armena ©Antonella Monzoni. Ferita Armena ©Antonella Monzoni. Ferita Armena ©Antonella Monzoni. Ferita Armena ©Antonella Monzoni. Ferita Armena ©Antonella Monzoni. Ferita Armena ©Antonella Monzoni. Vodka e sogni, Ucraina ©Antonella Monzoni. Vodka e sogni, Ucraina ©Antonella Monzoni. Vodka e sogni, Ucraina ©Antonella Monzoni. Somewhere in Russia -  Villaggio 1^ Maggio ©Antonella Monzoni. Somewhere in Russia -  Villaggio 1^ Maggio ©Antonella Monzoni. Somewhere in Russia -  Villaggio 1^ Maggio ©Antonella Monzoni. Somewhere in Russia -  Villaggio 1^ Maggio ©Antonella Monzoni. Somewhere in Russia -  Villaggio 1^ Maggio ©Antonella Monzoni. Somewhere in Russia -  Villaggio 1^ Maggio ©Antonella Monzoni. Somewhere in Russia -  Villaggio 1^ Maggio ©Antonella Monzoni. Tempo vuoto ©Antonella Monzoni. Tempo vuoto ©Antonella Monzoni. Tempo vuoto ©Antonella Monzoni. Tempo vuoto ©Antonella Monzoni. Silent Beauty ©Antonella Monzoni. Silent Beauty ©Antonella Monzoni. Silent Beauty ©Antonella Monzoni. Silent Beauty ©Antonella Monzoni. Petit Village ©Antonella Monzoni. Petit Village ©Antonella Monzoni. Petit Village


Cosa spinge un fotografo a puntare l’obiettivo della propria macchina fotografica su una porzione di realtà piuttosto che su un’altra? Quale meccanismo, universalmente accettato, consente a un soggetto guardante dotato di strumentazione ottica di cogliere la vita di un altro soggetto e di utilizzarla per costruire una carriera fotografica che è di fatto estranea all’individuo ripreso?

Tali domande spesso rimangono senza risposte, per una sorta di accordo tacito tra editoria, agenzie, sistema espositivo e fotografi, tutti elementi che vanno a comporre una struttura solida e incrollabile basata sul semplice concetto di utilizzazione superficiale dell’immagine del più debole. Questo processo fa spesso divenire il reportage una pratica quasi disumana, poiché proprio tale dispositivo non prevede la condizione creativa, così ben delineata da Michelangelo Antonioni in tutti i suoi film, del cosiddetto sentimento del vedere, cioè di quel particolare atteggiamento che non ha a che fare con la cattura del reale quanto piuttosto con la capacità di cogliere ciò che di profondamente umano, dunque non alienato, esiste nella condizione di un individuo, qualunque sia il suo ceto, il paese in cui vive, la religione che professa.
Non s’incontrano facilmente fotografi di reportage che cercano il sentimento del vedere. Uno di questi casi particolari è certamente quello relativo ad Antonella Monzoni, autrice attiva da diversi anni che ha sviluppato nel corso del suo lavoro una sensibilità che l’ha portata a un’impostazione stilistica non convenzionale.

Uno degli aspetti più significativi della sua opera riguarda l’attitudine della fotografa a evitare quasi scientificamente ogni vacua carica espressiva estetizzante. L’individuo è certamente centrale nella sua poetica ma a un’attenta analisi risulta il tassello di un mosaico ben più complesso. Antonella Monzoni sembra, in alcuni casi, disinteressarsi dell’immagine umana per soffermarsi sulla sospensione del tempo, sull’enigmaticità dei luoghi e sull’essenza degli oggetti. In verità, attraverso questa scelta, inietta nelle sue immagini un potente vaccino contro la disumanizzazione della fotografia di reportage. Le cose, i luoghi, le abitazioni ci parlano, infatti, delle esistenze delle persone che entrano ed escono dalle inquadrature della Monzoni con assoluta leggerezza. Che ci parli della vita in un villaggio in Ucraina o in una zona dell’Armenia, che esplori un paesino della Borgogna o una comunità africana, Antonella Monzoni denota la capacità di comunicare attraverso una specie di sottile silenzio dell’immagine, mai sovrabbondante, mai spettacolare. In alcune prove si ha quasi la sensazione che la fotografa abbia volutamente spostato il suo obiettivo, abbia voluto togliere dall’inquadratura piuttosto che mettere, abbia voluto evocare piuttosto che raccontare. La visione di Antonella Monzoni è delicata, a volte impalpabile, piena di interrogativi più che di certezze.

In tal senso, le sue opere possiedono un’autonomia concettuale e compositiva che potrebbe permettere un rimescolamento dei suoi lavori, il cui unico vero argomento sotterraneo è la condizione umana in questo mondo. Proprio tale (in)coscienza creativa genera nel filo espressivo di Antonella Monzoni dei veri e propri (e salutari) inciampi fotografici che finiscono per generare piccoli miracoli poetici. Tali miracoli si verificano proprio perché lo sguardo della Monzoni compie costantemente degli scarti rispetto agli stilemi del reportage modaiolo per “inventare” delle inquadrature in cui affiora, appunto, quel sentimento creativo che poco ha a che fare con la riproduzione della realtà e molto invece ha a che vedere con quei piccoli squarci di verità che caratterizzano le anonime esistenze di esseri umani la cui difficile vita continuerà ad esistere oltre la presunta realtà delle immagini fotografiche.

©Maurizio G. De Bonis / ©Punto di Svista


LINK
Il sito di Antonella Monzoni
Antonella Monzoni. Lalibela
Antonella Monzoni. Kumbha Mela. Il viaggio e l’anima
Ferita Armena. Mostra di Antonella Monzoni

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