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	<title>Commenti a: Fotogiornalismo italiano, ovvero etica ed estetica queste sconosciute</title>
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		<title>Di: Pietro D'Agostino</title>
		<link>http://www.puntodisvista.net/2009/10/fotogiornalismo-italiano-etica-estetica/comment-page-1/#comment-10</link>
		<dc:creator>Pietro D'Agostino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 05:53:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.puntodisvista.net/?p=582#comment-10</guid>
		<description>E&#039; giunto il tempo di guardare al passato, anche recente, come ad un fatto concreto, esemplare, che ci permette di analizzare e mettere bene in evidenza quello che per noi è positivo da quello che non lo è, quello che possiamo sviluppare ancora di più da quello che non ci interessa più. Guardiamo il presente come  momento di azione, consapevolezza e convinzione. Sono d’accordo, diamo dei segnali di presenza e di direzione, anzi si è già iniziato a darli, da più voci e luoghi, questo ed altri spazi di dibattito ne sono la testimonianza. E se queste parole, etica ed estetica, hanno per noi un peso nella riflessione contemporanea è ancora possibile restituire dignità alla realtà dei fatti, all&#039;uomo, alla natura di cui siamo parte con onestà intellettuale. 

Diamoci dentro.

Pietro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; giunto il tempo di guardare al passato, anche recente, come ad un fatto concreto, esemplare, che ci permette di analizzare e mettere bene in evidenza quello che per noi è positivo da quello che non lo è, quello che possiamo sviluppare ancora di più da quello che non ci interessa più. Guardiamo il presente come  momento di azione, consapevolezza e convinzione. Sono d’accordo, diamo dei segnali di presenza e di direzione, anzi si è già iniziato a darli, da più voci e luoghi, questo ed altri spazi di dibattito ne sono la testimonianza. E se queste parole, etica ed estetica, hanno per noi un peso nella riflessione contemporanea è ancora possibile restituire dignità alla realtà dei fatti, all&#8217;uomo, alla natura di cui siamo parte con onestà intellettuale. </p>
<p>Diamoci dentro.</p>
<p>Pietro</p>
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		<title>Di: Fabiano Avancini</title>
		<link>http://www.puntodisvista.net/2009/10/fotogiornalismo-italiano-etica-estetica/comment-page-1/#comment-9</link>
		<dc:creator>Fabiano Avancini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 21:38:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.puntodisvista.net/?p=582#comment-9</guid>
		<description>Ciao Orith, 
fortunatamente la fotografia di fotogiornalismo ha una caratteristica che la distingue dal resto: la si può duplicare, veicolare ovunque, istantaneamente, ma non la possono fare due fotografi. Lo stsso spazio e tempo non può ancora essere condiviso. E&#039; ancora fortunatamente un assoluto punto di vista, vige il: &quot;falla tu, se ci riesci&quot;. L&#039;autore c&#039;è ancora.
Purtroppo i codici imposti ci sono talmente entrati nella mente che capita spesso, fotografando, di pensare:-&quot;ah, guarda questa l&#039;è da Kudelka, questa da Salgado&quot; etc. mani che entrano in camera come piovesse. L&#039;ho già scritto da qualche parte: è la cultura dell&#039;appropriazione per mascherare il vuoto esistenziale di chi vive per interposta persona o natura (ipertrofia visiva?). E&#039; più facile, sicuramente meno rischioso, copiare lo stile di qualcuno ovvero inventarsene uno (non più ormai) ed affermarlo, pagando o trovando complici a sostegno, che rispettare il soggetto fino in fondo. Fare una fotografia utile nel reportage vuol dire rispettare il soggetto, non usarlo per pagarsi l&#039;affitto di casa a Parigi.
Il rispetto per l&#039;altro, considerarlo una parte di noi e non un soggetto estraneo, come dici anche tu: è un buon inizio. Parte tutto dal rispetto, poi se vissuto con perseveranza diventa etica. L&#039;estetica ne è una conseguenza armonica.
Come iniziare, cominciando a considerarci tutti connessi, tutti collegati. Riuscire a capire, al di là del bene e del male, oltre uomo e politica, oltre interessi, denaro e domini che bisogna riaffermare il &quot;noi&quot; (non fare agli altri etc.). Ma non è solo un problema della fotografia e serve più intelligenza di quella disponibile, in questo momento, in molte parti della terra. Quindi bisogna perseverare e condividere l&#039;intelligenza, nel rispetto dell&#039;altro, anche coi ladri, alla fine la volontà determinerà le vie possibili.
E&#039; il solito discorso di combattere per gli ideali, è una storia vecchia ma il riflusso delle mode attualizzerà anche questi percorsi! :P
Buona serata.

Fabiano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Orith,<br />
fortunatamente la fotografia di fotogiornalismo ha una caratteristica che la distingue dal resto: la si può duplicare, veicolare ovunque, istantaneamente, ma non la possono fare due fotografi. Lo stsso spazio e tempo non può ancora essere condiviso. E&#8217; ancora fortunatamente un assoluto punto di vista, vige il: &#8220;falla tu, se ci riesci&#8221;. L&#8217;autore c&#8217;è ancora.<br />
Purtroppo i codici imposti ci sono talmente entrati nella mente che capita spesso, fotografando, di pensare:-&#8221;ah, guarda questa l&#8217;è da Kudelka, questa da Salgado&#8221; etc. mani che entrano in camera come piovesse. L&#8217;ho già scritto da qualche parte: è la cultura dell&#8217;appropriazione per mascherare il vuoto esistenziale di chi vive per interposta persona o natura (ipertrofia visiva?). E&#8217; più facile, sicuramente meno rischioso, copiare lo stile di qualcuno ovvero inventarsene uno (non più ormai) ed affermarlo, pagando o trovando complici a sostegno, che rispettare il soggetto fino in fondo. Fare una fotografia utile nel reportage vuol dire rispettare il soggetto, non usarlo per pagarsi l&#8217;affitto di casa a Parigi.<br />
Il rispetto per l&#8217;altro, considerarlo una parte di noi e non un soggetto estraneo, come dici anche tu: è un buon inizio. Parte tutto dal rispetto, poi se vissuto con perseveranza diventa etica. L&#8217;estetica ne è una conseguenza armonica.<br />
Come iniziare, cominciando a considerarci tutti connessi, tutti collegati. Riuscire a capire, al di là del bene e del male, oltre uomo e politica, oltre interessi, denaro e domini che bisogna riaffermare il &#8220;noi&#8221; (non fare agli altri etc.). Ma non è solo un problema della fotografia e serve più intelligenza di quella disponibile, in questo momento, in molte parti della terra. Quindi bisogna perseverare e condividere l&#8217;intelligenza, nel rispetto dell&#8217;altro, anche coi ladri, alla fine la volontà determinerà le vie possibili.<br />
E&#8217; il solito discorso di combattere per gli ideali, è una storia vecchia ma il riflusso delle mode attualizzerà anche questi percorsi! <img src='http://www.puntodisvista.net/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /><br />
Buona serata.</p>
<p>Fabiano</p>
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	<item>
		<title>Di: Orith Youdovich</title>
		<link>http://www.puntodisvista.net/2009/10/fotogiornalismo-italiano-etica-estetica/comment-page-1/#comment-7</link>
		<dc:creator>Orith Youdovich</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 14:17:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.puntodisvista.net/?p=582#comment-7</guid>
		<description>Ciao Fabiano, 

La questione fotoreportage sollevata da Maurizio è certo da allargare fino alla fotografia tutta. Il problema dell’involuzione dell’esperienza fotografica italiana dei nostri giorni è da accostarsi alla enorme confusione che si è creata intorno all’Immagine. Nell’enorme calderone fotografico troviamo, senza distinzione, fotoreportage, fotografia artistica, fotografia onesta, fotografia volutamente ammiccante, fotografica narcisistica, idee interessanti e click superficiali.

Ritorniamo sempre a parlare dello stesso ciclo massmedia/agenzie/fotografi/pubblico fruitore. A mio parere, i fotografi sono solo uno strumento in mano ai tiratori di fili di questo meccanismo nefasto. E sono proprio loro, i fotografi, che ne escono sconfitti (non certo le agenzie e i massmedia). Non sono allora forse proprio i fotografi gli unici a poter spezzare questa catena insidiosa? 

Come? iniziare con l’ammissione delle proprie “colpe”, con il desiderio sincero di mettersi in questione, con l’approfondimento della cultura fotografica, dell’essenza della fotografia, con la voglia sincera di dialogare e di comprendere.  Non diamo in pasto alla massa (di cui anche noi facciamo parte) la fotografia “facile” per cogliere un applauso in più. Ognuno di noi dovrebbe, a mio avviso, accostarsi con coerenza al proprio mondo per poter ottenere un risultato visivo “convincente” del mondo altrui, che è sempre alla fine il proprio. 

E’ un utopia? Forse. Basterebbe iniziare, anche in pochi, fotografi, critici, agenti, gestori di spazi espositivi e tutti quelli che ci credono davvero.  Per dare dimostrazione che un’altra via sia possibile.

Orith</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Fabiano, </p>
<p>La questione fotoreportage sollevata da Maurizio è certo da allargare fino alla fotografia tutta. Il problema dell’involuzione dell’esperienza fotografica italiana dei nostri giorni è da accostarsi alla enorme confusione che si è creata intorno all’Immagine. Nell’enorme calderone fotografico troviamo, senza distinzione, fotoreportage, fotografia artistica, fotografia onesta, fotografia volutamente ammiccante, fotografica narcisistica, idee interessanti e click superficiali.</p>
<p>Ritorniamo sempre a parlare dello stesso ciclo massmedia/agenzie/fotografi/pubblico fruitore. A mio parere, i fotografi sono solo uno strumento in mano ai tiratori di fili di questo meccanismo nefasto. E sono proprio loro, i fotografi, che ne escono sconfitti (non certo le agenzie e i massmedia). Non sono allora forse proprio i fotografi gli unici a poter spezzare questa catena insidiosa? </p>
<p>Come? iniziare con l’ammissione delle proprie “colpe”, con il desiderio sincero di mettersi in questione, con l’approfondimento della cultura fotografica, dell’essenza della fotografia, con la voglia sincera di dialogare e di comprendere.  Non diamo in pasto alla massa (di cui anche noi facciamo parte) la fotografia “facile” per cogliere un applauso in più. Ognuno di noi dovrebbe, a mio avviso, accostarsi con coerenza al proprio mondo per poter ottenere un risultato visivo “convincente” del mondo altrui, che è sempre alla fine il proprio. </p>
<p>E’ un utopia? Forse. Basterebbe iniziare, anche in pochi, fotografi, critici, agenti, gestori di spazi espositivi e tutti quelli che ci credono davvero.  Per dare dimostrazione che un’altra via sia possibile.</p>
<p>Orith</p>
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	<item>
		<title>Di: Fabiano Avancini</title>
		<link>http://www.puntodisvista.net/2009/10/fotogiornalismo-italiano-etica-estetica/comment-page-1/#comment-6</link>
		<dc:creator>Fabiano Avancini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:01:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.puntodisvista.net/?p=582#comment-6</guid>
		<description>Buongiorno Maurizio, 
l&#039;idea di rifondare la fotografia italiana e il fotogiornalismo partendo dall&#039;etica e l&#039;estetica è bella. Credo sia però un bel problema oggi che il visivo ha subito una &quot;cartonificazione&quot;, una feroce plastificazione ad opera degli stessi “professionisti” dell’immagine. 
Viviamo tempi difficili, di omologazioni, mode. Tempi tristemente sciatti.
Viviamo solo di &quot;ritorno&quot;: se eccelli nel modello proposto incontri il plauso della massa. Se parlano di te sei famoso: hai ritorno. 
La forza dello specchio è enorme, come nel catalogo Ikea.
Credo oggi sia più un problema di forma: siamo concentrati e attenti al contenitore, prescindendo troppo spesso dal contenuto, spesso solo autoreferenziale. 
Arriveremo a dare forma al vuoto?
Credo il fotogiornalismo (oh, un certo tipo sicuramente continuerà ad esistere all&#039;interno di nuove regole di marketing) non abbia più gli strumenti economici per sopravvivere, di fronte allo scempio dell&#039;iconoclasma italiano: in cui tutti usano tutto per vendere, per legittimarsi come referenti assoluti. Piedi in testa, le solite cose da italiani piccolo borghesi. 
Cosa aspettarsi da una cultura dove il valore delle persone si misura attraverso il successo economico, a scapito dell’onestà, anche intellettuale?
Purtroppo rimane forte la sensazione che la cultura fotografica in Italia, che si è a malapena formata, grazie agli sforzi enormi di alcuni idealisti, non abbia davvero più ragione di esistere. Ed evidentemente non solo quella fotografica, parlando di etica e di estetica. Detto questo: rimbocchiamoci le maniche.
Buona giornata.

Fabiano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno Maurizio,<br />
l&#8217;idea di rifondare la fotografia italiana e il fotogiornalismo partendo dall&#8217;etica e l&#8217;estetica è bella. Credo sia però un bel problema oggi che il visivo ha subito una &#8220;cartonificazione&#8221;, una feroce plastificazione ad opera degli stessi “professionisti” dell’immagine.<br />
Viviamo tempi difficili, di omologazioni, mode. Tempi tristemente sciatti.<br />
Viviamo solo di &#8220;ritorno&#8221;: se eccelli nel modello proposto incontri il plauso della massa. Se parlano di te sei famoso: hai ritorno.<br />
La forza dello specchio è enorme, come nel catalogo Ikea.<br />
Credo oggi sia più un problema di forma: siamo concentrati e attenti al contenitore, prescindendo troppo spesso dal contenuto, spesso solo autoreferenziale.<br />
Arriveremo a dare forma al vuoto?<br />
Credo il fotogiornalismo (oh, un certo tipo sicuramente continuerà ad esistere all&#8217;interno di nuove regole di marketing) non abbia più gli strumenti economici per sopravvivere, di fronte allo scempio dell&#8217;iconoclasma italiano: in cui tutti usano tutto per vendere, per legittimarsi come referenti assoluti. Piedi in testa, le solite cose da italiani piccolo borghesi.<br />
Cosa aspettarsi da una cultura dove il valore delle persone si misura attraverso il successo economico, a scapito dell’onestà, anche intellettuale?<br />
Purtroppo rimane forte la sensazione che la cultura fotografica in Italia, che si è a malapena formata, grazie agli sforzi enormi di alcuni idealisti, non abbia davvero più ragione di esistere. Ed evidentemente non solo quella fotografica, parlando di etica e di estetica. Detto questo: rimbocchiamoci le maniche.<br />
Buona giornata.</p>
<p>Fabiano</p>
]]></content:encoded>
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