La doppia ora. Un film di Giuseppe Capotondi
Era stata annunciata come una delle sorprese della 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. In effetti, il direttore del Festival veneziano Marco Müller aveva avuto un certo coraggio nell’inserire all’interno del concorso per il Leone d’oro il film di Giuseppe Capotondi intitolato La doppia ora. E Müller una piccola battaglia l’ha vinta, visto che la protagonista del film, l’attrice russa Ksenia Rappoport, si è aggiudicata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.
Le cose vanno a volte così nell’ambito dei festival internazionali: un’opera presenta molti punti deboli, esattamente come La doppia ora, ma per motivi imperscrutabili quella stessa opera possiede degli elementi che attraggono la giuria. Abbiamo detto imperscrutabili, perché la prova di Ksenia Rappoport non può essere certo giudicata memorabile, tutta rinchiusa, come è, in uno stilema interpretativo molto banale che avevamo gi visto ben elaborato ne La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, pellicola nel cui cast figurava la stessa attrice.
Ma la questione centrale della fragilità de La doppia ora non è comunque la sua interprete, quanto piuttosto la palese ambizione autoriale che si cela dietro questo progetto.
Capotondi è regista consapevole dei meccanismi della composizione delle inquadrature e delle regole del montaggio. È altresì conoscitore dei fattori tipici del cosiddetto trhriller-psicologico, ma la sua operazione ha il sapore di un “compito in classe” ben fatto, ma senza alcuna sostanza espressiva. Non si avverte una poetica autonoma, anzi i debiti verso grandi (troppo per Capotondi) cineasti come Polanski, e addirittura Hitchcock, sono tanto evidenti quanto imbarazzanti.
Ne La doppia ora non c’è quello spirito inquietante e realmente morboso che dovrebbe contraddistinguere un film di questo genere. Si procede, purtroppo, per ovvietà e l’impressione del già visto è totalmente dominante per tutta la durata del film.
Come già detto, Ksenia Rappoport non aggiunge nulla al lungometraggio in questione; anche lei, infatti, appare più attenta a “recitar bene” che a fornire al suo personaggio un’ambiguità di fondo che sarebbe stata assolutamente necessaria. Anche la presenza di Filippo Timi, attore fin troppo celebrato, non genera nessun interesse.
Alla fine della proiezione, la sensazione che si ha non è certo di perturbamento interiore; lo spettatore vede scorrere sequenze di una prevedibilità sconcertante e non riesce mai ad essere travolto dal racconto, come ci aspetterebbe da un thriller dalle connotazioni psico-fantasy.
©Punto di Svista
TRAMA
Un ex poliziotto conduce una vita solitaria. Lavora come custode di una villa di un miliardario e la sera si reca in un locale dove cerca di conoscere delle ragazze. Una notte entra in amicizia con una donna slovena che lavora come cameriera in un albergo. Tra i due sembra nascere un sentimento che però avrà una battuta di arresta quando i due saranno coinvolti loro malgrado in un furto presso l’abitazione dove l’ex poliziotto lavora. Da questa esperienza il protagonista uscirà sconvolto, così come la ragazza che inizierà a vivere delle strane e spaventose esperienze.
CREDITI
Titolo: La doppia ora / Regia: Giuseppe Capotondi / Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo / Interpreti: Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Antonia Truppo, Gaetano Bruno, Lucia Poli / Fotografia: Tat Radcliffe / Montaggio: Guido Notari / Produzione: Medusa Film – Indigo Film / Distribuzione: Medusa / Italia, 2009 / Durata: 95 minuti

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